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pubblicato il 26/nov/2013 19:56

Riforme: piu' a rischio con Forza Italia all'opposizione

Riforme: piu' a rischio con Forza Italia all'opposizione

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 26 nov - ''Per parte nostra le larghe intese sono finite sia sul fronte dei provvedimenti economici che su quello delle riforme costituzionali''. Queste parole, pronunciate con suadente durezza da Renato Brunetta (capogruppo di Forza Italia alla Camera) durante la conferenza stampa di oggi con Paolo Romani (capogruppo al Senato) che ha sancito l'uscita del partito di Silvio Berlusconi dalla maggioranza, si sono abbattutte con l'effetto di un terremoto sulle riforme istituzionali. O meglio, sulla strada delle riforme che viene improvvisamente messa a rischio. Per risolvere il problema delle riforme si era concordato sulla nascita di un Comitato per le riforme costituzionali e la legge elettorale che con una legge costituzionale si poteva avvalere di un iter rapido. Venti senatori piu' 20 deputati scelti nell'ambito delle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato presieduti dai due presidenti delle commissioni, incaricati di redigere il testo della grande attesa riforma da approvare entro sei mesi da parte delle aule dei due rami del Parlamento. In piu' il ricorso al referendum confermativo anche se la riforma venisse approvata coi due terzi che l'articolo 138 della costituzione prevede per le revisioni costituzionali. Ecco, se la rappresaglia politica di Berlusconi e di Forza Italia dovesse allargarsi anche alle riforme, come e' stato gia' annunciato, questo iter veloce con tutta probabilita' verrebbe ad essere impedito. Alla Camera, infatti, e' iniziata la quarta e ultima fase di approvazione della legge costituzionale per la nascita del Comitato per le riforme. Se il ddl viene approvato in quarta lettura con i due terzi si procede alla sua nascita entro 10 giorni dall'approvazione del ddl e non puo' essere chiesto il referendum confermativo. Ma se i due terzi verranno a mancare, tutto si complichera'. E non solo tecnicamente.

L'approvazione, vista l'ampia maggioranza del Pd e' fuori discussione, ma senza i due terzi, tutto diventa incerto e buio. E' risaputo che Grillo e il Movimento 5 Stelle sono contrari a questo ddl, a chi hanno gia' votato contro. E se ai voti dei grillini si aggiungessero quelli di Fi tutto si complicherebbe. Certo, con un Berlusconi ''decaduto'' si dovra' verificare quanti deputati forzisti si sentiranno votati alla rappresaglia fino ''all'ultima raffica'' o se invece sulle istituzioni sono disponibili a un ripensamento. Anche per allungare una legislatura che questa volta potrebbe essere veramente al capolinea. min/vlm

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