martedì 28 febbraio | 15:48
pubblicato il 29/apr/2014 20:15

Riforme: Pd supera logica muro contro muro e fa ripartire 'nuovo' Senato

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 29 apr 2014 - I muri contrapposti sulle riforme che avevano fatto temere uno scontro con tutti perdenti, si sono rivelati meno spessi e duri del previsto e hanno ceduto ad una mediazione di buon senso che fa riprendere il cammino alla riforma del Senato. E' quanto si e' assistito oggi al Senato nella riunione che il segretario Pd e premier Matteo Renzi ha avuto con i senatori democratici. Appuntamento importante e decisivo perche' la divisione o l'unita' del Pd rappresentava il cuore del problema. La soluzione trovata si potrebbe definire a realizzazione progressiva perche' l'accordo raggiunto dovra' essere formalizzato in Commissione Affari costituzionali con l'adozione del ddl del governo come testo base, ma con la contestuale presentazione di emendamenti di modifica a cui il governo dara' parere favorevole. Realizzazione progressiva anche perche' l'accordo politico non e' una novita' di oggi della riunione dei senatori con Renzi. L'avvio dell'accordo e' avvenuto ieri in coincidenza della nascita del correntone della minoranza che si e' definito come Area riformista. Ed e' forse significativo che l'annuncio di una mediazione positiva e risolutiva sia venuta proprio in questa occasione. A farlo e' stata una voce autorevole, quella dell'ex segretario Pier Luigi Bersani che ancora una volta ha invitato a perseguire l'unita' del partito. ''Le aperture di Renzi -ha detto Bersani- sono positive.

Sono arciconvinto che si trovera' un soluzione nel Pd. Non c'e' bisogno di spiegare a Vannino Chiti che una soluzione va trovata. Bisogna parlare con tutti, ma tocca al Pd, a tutto il Pd, costruire una soluzione, perche' ad aspettare Berlusconi si rischia di restare a terra''. Gli ha fatto eco Gianni Cuperlo presentatore della mozione congressuale alternativa a Renzi che in modo laconico ma chiaro ha affermato: ''Le riforme vanno fatte e su questo siamo tutti uniti''. Posizione analoga e' stata espressa anche da Roberto Speranza capogruppo Pd alla Camera, anche lui di Area riformista: ''Sarebbe inaccettabile, un suicidio, immaginare un fallimento delle riforme''. Il via alla mediazione era comunque iniziato nell'incontro che Renzi ha avuto a Palazzo Chigi con Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato e con Luigi Zanda, presidente dei senatori democratici. Se non una indicazione operativa ma certo un consiglio o come si usa dire una moral suasion era arrivata a Renzi dal presidente della Repubblica Napolitano che aveva sconsigliato le prese di posizione da prendere o lasciare che in genere portano solo ad un irrigidimento delle rispettive posizioni.

E' con tutto questo lavoro politico di formazione progressiva che si e' arrivati all'incontro di oggi con un Renzi che ha posto i punti fissi per la riforma ma che si e' mostrato disponibile a rivedere altri punti che sono stati oggetto di richieste di modifica. La conclusione? Anzitutto viene ribadita la fine del bicameralismo perfetto con il passaggio ad un Senato che avra' il carattere di camera territoriale e delle autonomie, che si occupera' principalmente dei rapporti Stato-Regioni ed enti locali, di legislazione europea con incidenza territoriale, di leggi elettorali e di partecipazione alle nomine per gli organi di garanzia (Csm, Consulta, presidente della Repubblica). La mediazione si e' sviluppata sugli altri punti, a partire dall'elezione dei senatori che Renzi ha nuovamente proposto di secondo grado, ma da lasciare alla decisione dei singoli consigli regionali, magari attraverso listini da proporre agli elettori in occasione delle elezioni regionali. I senatori quindi saranno consiglieri regionali ed economicamente in carico alle Regioni. Renzi ha altresi' accettato un riequilibrio tra il numero dei ''senatori'' regionali e i sindaci a vantaggio dei primi. Diminuzione poi del numero dei senatori di nomina del presidente della Repubblica che dagli iniziali 21 dovrebbero scendere a 5 o poco piu'. Altra apertura da parte di Renzi e' stata sui tempi di approvazione della riforma, non piu' vincolata al 25 maggio, ma da votare in aula, in prima lettura, nella prima settimana di giugno. Prima del 25 maggio resta l'approvazione in Commissione del testo da passare all'esame dell'Aula. Resta la questione del ddl di Vannino Chiti che dopo le dichiarazioni di mediazione e di accordo viene ridimensionato ad (eventuale) emendamento. Lo stesso Chiti ha parlato di ''importanti passi avanti'' e di una soluzione possibile con l'elezione dei senatori con listini alle elezioni regionali.

Una efficace sintesi della giornata di oggi l'ha espressa Miguel Gotor, senatore pd della minoranza: ''Il gruppo oggi e' andato bene perche' e' stata superata la logica del muro contro muro. Sul tema della composizione del futuro Senato delle autonomie si registrano due rilevanti aperture di Renzi rispetto al testo del governo una maggior presenza di consiglieri regionali rispetto ai sindaci e il fatto che vi sia una proporzionalita' di rappresentanza, in rapporto alla popolazione, che non e' presente nella proposta del governo''. ''Quanto al nodo elettivita' sara' importante lavorare ad una elezione di secondo grado rafforzata e qualificata''.

Questo, ha aggiunto, per evitare ''un Senato fritto misto con componenti di diritto, nominati dal presidente della Repubblica, eletti dalle Regioni sia direttamente che indirettamente. E' importante che i senatori abbiano tutti una medesima fonte di legittimazione''. E per questo obiettivo ''il modo migliore sarebbe quello di far eleggere i senatori regione per regione dall'assemblea di tutti i consiglieri regionali e di tutti i consiglieri comunali.

Tutto cio' permetterebbe di superare due limiti effettivi della proposta del governo: la tendenza a una concessione dopolavoristica del Senato delle autonomie e garantirebbe la tutela di minoranze e di genere. Due aspetti, questi, fondamentali''. Un aspetto particolare che nell'assemblea e' stato trattato in modo approfondito dal senatore Tonini e' il problea delle garanzie da ben calibrare in un sistema maggioritario. ''Nel confronto sulla riforma del Senato dobbiamo evitare di concentrarci sul dito perdendo di vista la luna: di dibattere sulle modalita' di elezione dei senatori -ha spiegato Tonini- invece di affrontare i temi aperti e complessi delle garanzie e del federalismo''. ''Il problema vero e' quello dell'impatto della riforma del Parlamento sulle procedure di elezione delle istituzioni di garanzia, a cominciare dal presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale. E' a questa preoccupazione che si deve dare risposta, mentre sarebbe un errore concentrarsi sul rimedio, a mio avviso sbagliato, proposto dai colleghi: quello di mantenere una qualche forma di elezione diretta dei senatori''. ''In particolare -ha sottolineato Tonini- per evitare il rischio di consegnare alla maggioranza politica espressa col sistema maggioritario alla Camera dei deputati, non solo, come e' giusto, il diritto-dovere di governare, ma anche la disponibilita' delle istituzioni di garanzia: per questo e' necessario introdurre nella proposta del governo i necessari correttivi: ad esempio, sul modello tedesco, l'integrazione dei grandi elettori del Capo dello Stato, deputati e senatori, con una consistente quota di delegati, regionali e non solo''. In ultimo, l'accordo-mediazione raggiunto nel Pd ha il risultato di isolare le convergenze interessate e strumentali dei grillini e dei falchi di Fi interessati piu' che altro a colpire il governo. min/mau

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