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pubblicato il 25/lug/2014 17:25

Riforme: ostruzionismo e assenza limiti di tempo, negazione democrazia

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 25 lug 2014 - Ghigliottina e tagliola: questi termini che riportano a strumenti di morte o di cattura sono stati usati in parlamento per indicare il taglio di un lungo e in molti casi lunghissimo dibattito parlamentare che ha in realta' l'obiettivo di impedire l'approvazione di un provvedimento di legge o far decadere un decreto andando oltre i limiti temporali previsti per la sua approvazione pena la decadenza.

In questi casi la ghigliottina o tagliola che dir si voglia indicano lo stop decretato dalla presidenza della camera in questione con il passaggio al voto del provvedimento con la fissazione di tempi contingentati per la sua approvazione o bocciatura. In contingentamento prevede tempi di intervento per i singoli gruppi assegnati in modo proporzionale alla loro grandezza.

Ma e' lecito ricorrere a questa ghigliottina? E' prevista nei regolamenti parlamentari? Una prima risposta, fa osservare il costituzionalista Stefano Ceccanti, la si trova nel manuale di diritto pubblico (in uso accademico) Gianniti-Lupo che in proposito afferma: ''L'idea che il tempo a disposizione di ciascun parlamentare, per i suoi interventi, e, a maggior ragione, quello spettante a una Camera, per l'esame di un certo provvedimento, potesse essere limitato e' stata a lungo, in effetti, una sorta di tabu'...

Eppure la capacita' decisionale del Parlamento, ma forse anche -in un'epoca in cui tempi televisivi condizionano profondamente le modalita' di svolgimento ella vita politica - la sua idoneita' a costituire un'effettiva sede di dibattito pubblico dipendono dalla tempestivita' della sua azione''.

L'argomento e' stato inoltre dibattuto in alcuni importanti momenti della vita parlamentare. Secondo una dichiarazione del 2000 dell'allora presidente Violante, la reiezione del decreto legge per mancata deliberazione entro i 60 giorni previsti dalla Costituzione, per effetto del comportamento dell'opposizione, '''non e' accettabile in nessun sistema politico democratico''. Sarebbe in pratica, spiegava Violante, ''una minoranza a deliberare e non una maggioranza''. Alla Camera si e' giunti a questa interpretazione nonostante nel regolamento di Montecitorio non ci sia una disposizione ad hoc, come al Senato. Assicurare il voto sui decreti legge e' responsabilita' del presidente, a prescindere se ad allungare i tempi sia la maggioranza o l'opposizione. Al Senato ci sono precise disposizioni nel regolamento.

L'articolo 78, comma 5, del regolamento di palazzo Madama e' previsto che ''Il disegno di legge di conversione, presentato dal Governo al Senato, e' in ogni caso iscritto all'ordine del giorno dell'Assemblea in tempo utile ad assicurare che la votazione finale avvenga non oltre il trentesimo giorno dal deferimento''. Una disposizione che deve essere letta insieme all'articolo 55, comma 5, del regolemento del Senato (''Per la organizzazione della discussione dei singoli argomenti iscritti nel calendario, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari determina di norma il tempo complessivo da riservare a ciascun Gruppo, stabilendo altresi' la data entro cui gli argomenti iscritti nel calendario debbono essere posti in votazione''). Il Senato il 30 novembre 1996 ha stabilito con decisione della Conferenza dei presidenti l'applicazione della ''tagliola'' al trentesimo giorno se il disegno di legge di conversione del decreto e' presentato al Senato, al sessantesimo se trasmesso dalla Camera dei deputati. A quel punto il presidente di Palazzo Madama puo' porre in votazione il provvedimento con la con la decandenza automatica degli emendamenti non esaminati. Il presidente puo' anche mettere in votazione gli emendamenti accolti in commissione. La situazione trova concorde l'ex presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo che alla domanda se non costituisca un vulnus alla democrazia, alla Stampa ha risposto: ''Per niente. E' un istituto previsto dalla fine degli anni novanta nei regolamenti parlamentari, in particolare del Senato. E' evidente che si tratta di un istituto previsto per superare una situazione di blocco ostruzionistico''. E questo perche' ''altrimenti la sistemica azione ostruzionistica annullerebbe la funzione legislativa''.

Ma questo intervento e' valido anche per le leggi costituzionali? ''Certo. Il fatto vero -spiega De Siervo- e' che per ragioni politiche si esasperano moltissimo le varie posizioni, fino ad arrivare a teorizzazioni incredibili come quelle sulle derive antidemocratiche e autoritarie. Ma democrazia e' anche accettazione dei ruoli: non si puo' far dipendere l'azione del governo e delle maggioranze parlamentari dalle minoranze che devono certamente avere grandi spazi di liberta', ma alla fine delle decisioni vanno prese. Altrimenti a non funzionare e' la democrazia che presuppone regole che hanno una loro forza giuridica''.

min/dsk

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