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pubblicato il 11/lug/2014 12:30

Riforme: nuovo Senato, ecco come cambierebbe la Costituzione

+++Ceccanti: testo accettabile ma migliorabile. Rimangono dei problemi aperti+++.

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 11 lug 2014 - Il testo della riforma del Senato e del Titolo V approvato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato '''e' convincente'' anche se porta ancora dei problemi rimasti aperti. Insomma una promozione definibile come un ''placet iuxta modum'' secondo il lessico e la prativa delle votazioni ecclesiali sinodali. Il giudizio e' del costituzionalista Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato ed ex senatore del Pd.

''Il testo della riforma costituzionale uscito dalla Commissione -spiega Ceccanti in una riflessione affidata al suo blog- riprende in larga parte il disegno di legge del Governo che aveva gia' preso una strada di differenziazione del bicameralismo sostanzialmente sul modello del Bundesrat austriaco per rispondere fondamentalmente a due esigenze: 1) il risultato delle elezioni al fine della legittimazione diretta di una maggioranza e di un Governo non puo' essere appeso al risultato di due Camere diverse, col rischio di esiti contraddittori e la Camera che gode dell'esclusiva del rapporto fiduciario deve poter approvare in ultima istanza la gran parte delle leggi in cui si fa valere l'indirizzo politico di maggioranza. 2) L'inevitabile sovrapposizione di alcune competenze tra Stato e Regioni, anche dopo l'opportuna revisione e semplificazione del Titolo Quinto, richiede che i legislatori regionali si sentano rappresentati al Senato in modo tale da non ingolfare la Corte di ricorsi''.

Ma quali sono le principali novita' intervenute nel testo redatto dalla Commissione che da lunedi' prossimo sara' all'esame dell'Aula, con prospettiva di voto finale tra il 16 e il 18 luglio? Eccole, secondo gli articoli di riferimento della Carta Costituzionale.

Nell'art. 57 si sono precisate le caratteristiche del Senato non direttamente elettivo: a parte i cinque di nomina presidenziale, gli altri novantacinque saranno suddivisi tra le Regioni, proporzionalmente alla rispettiva popolazione, in modo comunque che ad ognuna spettino almeno due senatori, di cui uno dovra' essere un sindaco; una soluzione coerente col Titolo V.

Nell'art. 68 e' stato soppresso l'intervento sulle immunita' che le avrebbe eliminate per i senatori; una scelta a mio avviso ragionevole per mantenere l'equilibrio tra i poteri.

Nell'art. 70 della Costituzione un limitato (ma ragionevole) allargamento delle leggi che rimangono paritarie tra Camera e Senato, in particolare per la ratifica dei trattati relativi all'appartenenza dell'Italia all'Unione europea nonche' per l'ordinamento degli enti locali, e delle leggi in cui la Camera puo' prevalere a maggioranza assoluta dopo la bocciatura a maggioranza assoluta del Senato, tra cui nei casi di utilizzo della clausola di supremazia statale che sconfina sulle competenze regionali. Qui era il pericolo maggiore, per fortuna evitato, perche' in tutti i precedenti tentativi di riforma (dalla Bicamerale D'Alema al progetto del centrodestra bocciato nel 2006 dagli elettori) il Senato, privo del rapporto fiduciario (ma anche libero dalla questione di fiducia) avrebbe potuto paralizzare il Governo e la maggioranza, in modo del tutto anomalo rispetto alle democrazie parlamentari europee.

Nell'art. 71 l'innalzamento delle firme da 50 mila a 250 mila per le leggi di iniziativa popolare, ma rinviando ai Regolamenti parlamentari per un loro esame stringente da parte delle Camere; si bilancia cosi' un maggiore rigore con una maggiore efficacia.

Nell'art. 73 la possibilita' di ricorso preventivo alla Corte costituzionale su richiesta di un terzo dei componenti di una Camera sulle leggi elettorali politiche, una garanzia in piu' contro riforme non condivise.

Nell'art. 74 la possibilita' di un rinvio parziale delle leggi da parte del Presidente della Repubblica e il vincolo all'omogeneita' nelle leggi di conversione dei decreti; anche qui due positive garanzie in piu'.

Nell'art. 75 si sono elevate a 800 mila le firme per il referendum, previsto il giudizio della Corte a meta' raccolta e ridotto significativamente il quorum alla meta' piu' uno rispetto ai votanti alle precedenti elezioni politiche; tutte scelte ragionevoli, tranne il divieto generalizzato di referendum manipolativi che rischia di rendere non referendabili le leggi elettorali.

Nell'art. 82 e' stata ripristinata la possibilita' di Commissioni d'inchiesta al Senato, purche' relative alle autonomie territoriali; anche qui una garanzia in piu'.

Nell'art. 83 la previsione che prima di otto scrutini (rispetto agli odierni tre) il quorum per l'elezione del Presidente della Repubblica non scenda alla maggioranza assoluta del Parlamento in seduta comune, una scelta giusta ma insufficiente a evitare che la maggioranza elegga da sola il Presidente; tale esigenza richiederebbe l'allargamento del collegio anche a non parlamentari.

''Se si riuscira' a riaprire in Aula anche alla referendabilita' delle leggi elettorali e all'estensione del collego degli elettori presidenziali il lavoro -sostiene il prof. Ceccanti- risultera' ulteriormente migliorato, ma gia' cosi' si puo' dire che la gran parte delle anomalie del bicameralismo italiano, dovute ai condizionamenti della Guerra Fredda nel processo costituente originario, obbligando allora a scartare soluzioni analoghe a queste, sono sulla via della scomparsa. Con almeno venticinque anni di ritardo, ma con un'accelerazione meritoria in questa fase''.

min/vlm

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