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pubblicato il 22/mag/2014 16:00

Riforme: nuovi ostacoli al Senato mentre si tenta mediazione

+++Renzi: ''Se in Parlamento le bloccano, torno a casa''+++.

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 22 mag 2014 - ''Se non mi fanno fare le riforme, allora si' che e' fallito il mio progetto e vado a casa''. Parole del premier Matteo Renzi, intervistato stamane a 'Radio Anch'io'. Parole rilanciate dalle agenzie, che pero' non hanno suscitato una particolare attenzione -tanto meno allarme- perche' la posizione di Renzi in proposito e' nota e piu' volte da lui stesso ribadita. A fare notizia, come si dice, questa volta e' stata piu' la domanda che era volta a sapere se ci sono guastatori nel Pd per le elezioni. La risposta di Renzi e' stata: ''Il rischio non c'e' per le elezioni, ma c'e' il rischio che qualcuno, non tanto nel partito quanto in Parlamento provi a bloccare le riforme''. E se questo dovesse succedere, la conseguenza sottolineata da Renzi e' quella del ritorno a casa. Riferendosi al piu' ampio quadro delle riforme messe in cantiere dal governo, Renzi ha rivendicato di avere rispettato i tempi e le date annunciate, anche per sottoporre a pressing il Parlamento. Comunque, ha aggiunto ''non faccio miracoli'' e tornando allo specifico delle riforme istituzionali ha affermato: ''Non si puo' pensare che mi abbiano dato la bacchetta magica per fare tutto quello che voglio io. Diro' di piu': io le riforme costituzionali le avrei fatte dando piu' poteri ai sindaci non ai consiglieri regionali. Se arrivo a questo livello di compromesso -alto- lo faccio perche' devo trattare anche con gli altri''. A questo punto l'interrogativo riguarda il rischio, la minaccia al processo di riforme che potrebbe materializzarsi in Parlamento. Non c'e' bisogno di molti retroscena o di esercizi di dietrologia per individuarne la provenienza, visto che al Senato si era gia' presentato un tentativo di bloco del ddl di riforma del Senato presentato dal Governo. L'iniziativa fu di una ventina di senatori, primo firmatario il Pd Vannino Chiti, che opponevano l'alternativa di un Senato eletto a suffragio universale e con funzione di garanzia sulla Camera alla titolare del rapporto politico fiduciario verso il governo. Una volta ''sepolta'' l'idea della funzione di garanzia dal coro contrario dei costituzionalisti che l'hanno bocciata come un assurdo istituzionale, l'iniziativa e' stata rasformata in emendamenti al testo base (il ddl del governo) adottato dalla Commissione affari costituzionali del Senato. Decisione solo disturbata da un ordine del giorno del leghista Roberto Calderoli, che ha utilizzato l'eleggibilita' dei senatori per riproporre la devolution. Le cose sono tornate nel loro ordine previsto? Forse, ma c'e' da dubitarne fortemente alla luce di una nuova iniziativa parlamentare annunciata dal deputato Pd Pippo Civati, che insieme al senatore Corradino Mineo (ambedue alla sinistra della minoranza dei democratici) era diventato il piu' forte sostenitore del ddl alternativo al governo, al punto di chiamare a raccolta i senatori di Sel, del M5S e della destra di Fi. Ora Civati va oltre la logica degli emendamenti e annuncia la presentazione di un disegno di legge costituzionale sul Senato e non solo in nome di una ''partecipazione democratica'' a partire dal sistema elettorale. ''In controtendenza rispetto a leggi elettorali con le quali gli elettori non riescono a scegliere gli eletti, a Province che non eleggeremo piu', ma che per ora rimangono (con tanto di potere di imporre tasse), all'insistenza per creare Senati composti nei modi piu' fantasiosi purche' non elettivi, da alcuni mesi cerchiamo di richiamare l'attenzione -ha spiegato Civati- sulla partecipazione, sulla necessita' che i cittadini partecipino alle scelte di chi li governa. In Italia e in Europa''. ''Soltanto in questo modo- aggiunge Civati sul suo blog- possiamo sperare di riavvicinare i cittadini alla politica.

Dobbiamo farlo restituendo ai partiti la loro funzione di strumenti di partecipazione - con metodo democratico - alla determinazione della politica nazionale, restituendo la possibilita' di scegliere gli eletti e abbandonando l'idea di diminuire le sedi e le modalita' di rappresentanza. Ma dobbiamo farlo anche rivalorizzando gli strumenti di democrazia diretta, che in piu' fasi della nostra storia hanno svolto una funzione essenziale, essendo stati capaci di sbloccare momenti di grave impasse politica, e anche valutare l'introduzione di nuove forme di partecipazione. In questa logica abbiamo chiesto ai senatori che avevano condiviso con noi il percorso che ha portato al progetto di revisione costituzionale alternativo a quello del Governo (Chiti e altri) di presentare anche alcuni emendamenti volti a valorizzare gli istituti di partecipazione: dal referendum abrogativo, per il quale si chiede un abbassamento del quorum di validita', alla iniziativa legislativa popolare, per la quale, invece, riteniamo debba essere garantito l'esame da parte delle Camere, diversamente potendo essere gli stessi cittadini a pronunciarsi direttamente, come piu' volte in diversi modi, e' stato proposto in passato''. Tutto cio' premesso, Civati annuncia: ''Nei prossimi giorni presentero' alla Camera un progetto di revisione costituzionale che riprenda organicamente queste proposte. In sostanza, mentre altre iniziative spingono per una diminuzione delle occasioni di scelta degli elettori si cerchera' di ampliarle, nella convinzione che degli elettori non basti ricordarsi ogni cinque anni, ma che il loro apporto sia fondamentale anche tra un'elezione e l'altra. Per una democrazia piu' consapevole e piu' partecipata. Per celebrare nel modo migliore il 2 giugno''. E pensare che solo ieri l'ex presidente del Senato, Renato Schifani (Ncd), aveva prospettato una mediazione e una soluzione positiva. min/vlm

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