martedì 24 gennaio | 08:12
pubblicato il 06/giu/2014 17:12

Riforme: minoranza Pd, rivedere rigore cieco art.81 Costituzione

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 6 giu 2014 - Se e' giusto contrastare il rigore cieco dell'Europa in economia, altrettanto giusto sarebbe attenuare il rigore ideologico che ha portato a costituzionalizzare il principio del pareggio di bilancio.

Una attenuazione che dovrebbe permettere un sostegno in deficit agli investimenti e quindi allo sviluppo e alla crescita del Paese.

E' quanto chiedono in un appello (in riferimento alle riforme del Senato e del Titolo V della Costituzione all'esame del Parlamento) un gruppo di parlamentari democratici appartenenti alla minoranza del Pd che propongono una riscrittura dell'art. 81 della Costituzione. I firmatari dell'appello sono Stefano Fassina, Alfredo D'Attorre, Miguel Gotor, Walter Tocci, Vannino Chiti, Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Claudio Broglia, Cecilia Guerra, Andrea Giorgis.

''La politica economica dell'euro-zona e le politiche economiche nazionali da essa dettate vanno radicalmente corrette. L'austerita' e la svalutazione del lavoro, cardini della linea liberista e mercantilista dominante nell'euro-zona, dopo sei anni -affermano i firmatari- lasciano sul campo milioni di disoccupati in piu', centinaia di migliaia di piccole imprese chiuse e debiti pubblici impennati e sempre piu' a rischio di sostenibilita'. La variabile decisiva per alimentare l'anemica ripresa in corso, scongiurare la deflazione e la ristrutturazione del debito pubblico, oltre a una politica monetaria non convenzionale, e' la domanda aggregata. Quindi sostegno in deficit agli investimenti per una politica di bilancio anti-ciclica''. A tal fine, sostengono i firmatari dell'appello, ''va reintrodotta la cosiddetta golden rule nelle regole di bilancio inibita, anche per l'Italia, da una ideologica e irrazionale modifica dell'art. 81 della nostra Costituzione e dalla conseguente Legge 243 del 2012. Una modifica, tra l'altro, contraddittoria con la posizione del governo italiano che a Bruxelles e' giustamente impegnato per l'esclusione della spesa per investimenti produttivi dal calcolo del deficit. Nella discussione del disegno di legge di riforma costituzionale del Senato della Repubblica e del Titolo V della Costituzione, chiediamo quindi di intervenire sull'art. 81, attraverso l'approvazione di uno degli emendamenti presentati nei giorni scorsi da alcuni senatori del Pd, per consentire la possibilita' di realizzare investimenti in deficit nel bilancio nazionale''.

L'articolo 81 che era in vigore fino all'ultima legge di stabilita' e comunque fino all'aprile del 2012 recitava: ''Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L'esercizio provvisorio del bilancio non puo' essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese''.

A partire da questo anno, per la legge di stabilita' (nuovo nome della vecchia Finanziaria) vale l'art. 81 riformato che prevede: ''Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

Il ricorso all'indebitamento e' consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L'esercizio provvisorio del bilancio non puo' essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilita' del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale''.

min/vlm

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