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pubblicato il 23/lug/2014 14:26

Riforme: mediazione soprattutto politica per evitare il fallimento

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 23 lug 2014 - Al Senato sulla riforma costituzionale e' iniziata la lunga marcia dell'approvazione del disegno di legge che si trova ad affrontare quasi 8.000 emendamenti. Una massa critica di una manovra ostruzionistica che vede come principali attori Sel, il M5S, la fronda del Pd e quella di Fi a cui si aggiungono i senatori dei partiti piu' piccoli della destra.

La lunga marcia per progredire vuole sedute fiume, dal mattino alla notte senza escludere i week and ed anche le domeniche fino al drastico accorciamento delle ferie dei senatori. Programma determinato al limite del decisionismo che oggettivamente si scontra con la trincea degli 8.000 emendamenti che preannunciano una dura e ostinata guerra di posizione.

A questo punto sia i politici sia i cittadini si chiedono se esista una via per evitare questo muro contro muro. Una via che sia in grado di passare attraverso gli emendamenti, magari con qualche ragionevole compromesso, a partire da una mediazione sui punti piu' contrastati della riforma .

Ma non esiste solo il piano istituzionale: l'ostruzionismo e' cosi' forte perche' si alimenta sul terreno politico e dunque uno sforzo di mediazione deve tenere conto dei due piani.

Il primo ambito, quello istituzionale, vede un'opposizione da parte di chi in sostanza paventa una deriva antidemocratica, un rischio autoritario per un rafforzamento del governo rispetto al parlamento. E' qui, partendo cioe' dalla realta' del ddl di riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione ma aggiungendo valutazioni anche sulla legge elettorale (l'Italicum) e su un futuro (e temuto) nuovo assetto della forma di governo secondo il modello del premierato, che nasce l'opposizione di tipo istituzionale che si e' concentrata sull'elezione diretta del Senato, come per la Camera, e sulle preferenze da inserire nella legge elettorale.

Queste, in estrema sintesi, le obiezioni di chi sta facendo opposizione appellandosi a motivi e principi istituzionali. Ma la realta' non e' cosi' lineare e nobile, almeno non per tutti. I principi istituzionali (con tanto di richiami alla Costituente) appaiono infatti abbastanza inquinati da motivazioni politiche, spesso non strategiche se non per chi le mette in campo. E' il caso di chi guarda con preoccupazione alla propria sopravvivenza parlamentare, messa in pericolo da soglie che sono oggettivamente superiori alle loro dimensioni, sia in senso di presenza territoriale sia come consensi in voti. E' senza dubbio il caso di tutti i partitini, quelli che il prof. Sartori definiva i ''nanetti'' che si stanno alleando contro il bipolarismo dei partiti maggiori, Pd e Fi. Proprio in contrasto al bipolarismo si muove anche il M5S che punta ad un sistema che sia tripolare, anche in considerazione del progressivo calo che mette in forse quella sua seconda posizione raggiunta alle ultime elezioni politiche. Cosa ancor piu' probabile se a Berlusconi riuscisse di aggregare nuovamente intorno a lui tutto il campo della destra e dei centristi che a destra guardano.

C'e' poi una variante politica che riguarda il governo e personalmente il presidente del Consiglio Matteo Renzi. La variante e' di coloro che Renzi, specialmente in quanto segretario del Pd, non lo hanno ancora digerito e stanno pensando a come colpirlo e ridimensionarlo.

Il tutto e' una miscela di fondamentalismi istituzionali che si e' mescolata ad una durezza politica rancorosa e incattivita, che ha dato linfa agli 8.000 emendamenti.

Come uscirne? E' possibile una mediazione? Sul piano istituzionale lo sforzo di mediazione potrebbe arrivare per l'elezione del Senato a prevedere listini di candidati senatori da proporre al voto con le elezioni regionali (ogni regione il suo listino) prevedendo anche una preferenza, raddoppiabile se si procede al secondo voto con distinzione di genere.

A questo si potrebbe aggiungere un rafforzamento delle forme di garanzia. Il costituzionalista Michele Ainis propone di partire dal presidente della Repubblica da eleggere con una platea piu' ampia inglobando anche i 73 europarlamentari secondo l'emendamento Gotor-Casini. Un presidente rafforzato che potrebbe ad esempio respingere per due volte leggi su cui ha dubbi e riserve e superabile solo con un voto della Camera a maggioranza assoluta. Dubbi invece sulla proposta di elevare il quorum per l'elezione per il rischio di ricatti e di fare condizionare (e scegliere) il capo dello Stato a minoranze di opposizione. Altre garanzie potrebbero essere l'accesso delle minoranze parlamentari alla Corte Costituzionale e leggi che disinnechino i conflitti di interesse e che sottraggano i deputati dal potere di decidere della validita' della loro elezione, una revisione dell'istituto dell'immunita' ma anche sulle retribuzioni. Il tutto da attribuire ad un organo terzo. Altro caso e' poi quello delle leggi di iniziativa popolare e i referendum confermativi su tutte le leggi costituzionali da svolgersi sempre anche col consenso dei due terzi del parlamento.

Fin qui il terreno piu' nobile, quello istituzionale. Le ragioni di sopravvivenza politica potrebbero avere una risposta sulla riforma della legge elettorale. L'Italicum prevede soglie per l'ingresso in parlamento oggettivamente impegnative: 4%, 8% e 12% a seconda che i partiti si presentino da soli o in coalizione. Per attenuare la forza di opposizione basterebbe prevedere per tutti una soglia del 5% o anche del 4%, singoli o coalizzati. Soprattutto evitare che chi non raggiunge la soglia minima faccia da portatore d'acqua alla coalizione senza ricevere nulla.

Altra mediazione si puo' avere anche per il tetto, che se non e' raggiunto fa scattare il secondo turno con ballottaggio fra le prime due liste. L'Italicum prevede il 37% che gia' in molti suggeriscono di alzare al 40%, anche in considerazione dei risultati ottenuti alle elezioni europee dove il Pd ha agevolmente superato l'asticella del 37%.

Questo meccanismo spingerebbe a destra a riunirsi, ma senza -cosa che interessa al Ncd di Alfano- che qualcuno debba andare da Berlusconi col cappello in mano.

Questo quadro non esaurisce tutte le possibilita' di mediazione, ma certamente e' in questa direzione che si puo' operare una mediazione che eviti il fallimento ancora una volta della riforma costituzionale. Se non bastassero i moniti del presidente Napolitano e del presidente del Consiglio, fanno pensare le parole dell'Ad Fiat Sergio Marchionne a cui non manca esperienza nazionale e internazionale: ''Continuo ad essere convinto che l'agenda intrapresa da Renzi sia da completare. Se non lo facciamo ci andiamo a giocare il futuro. Il fatto che il Paese abbia bisogno di riforme non lo dico io ma il mondo intero, ce lo stanno dicendo tutti''.

min/mau

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