giovedì 19 gennaio | 22:40
pubblicato il 23/lug/2014 20:23

Riforme: in Aula voto tra ostruzionismo e tensioni. Grasso da Napolitano

(ASCA) - Roma, 23 lug 2014 - Tre emendamenti all'art.1, tutti respinti, in un intero pomeriggio di lavori. E' questo il magro bilancio della prima seduta del Senato in cui sono iniziate le votazioni delle quasi 8mila proposte di modifica al ddl sulle riforme. Alle 18.45 il presidente di turno, Maurizio Gasparri chiude la sessione pomeridiana per consentire ai senatori di raggiungere Montecitorio dove sono previste le votazione in congiunta per l'elezione di due giudici della Consulta e degli 8 componenti laici del Csm. Una seduta, quella odierna a Palazzo Madama, caratterizzata da moltissimi interventi, alcuni chiaramente ostruzionistici, altri no, molti distinguo, tanto malumore malcelato e a volte chiaramente esternato, attraversata da un'evidente tensione specie nella maggioranza. Zanda chiede l'intervento del presidente Grasso affiche' eserciti i ''poteri di coordinamento della Presidenza'', di cui ammette di ''non conoscere bene l'estensione e quindi vorrei chiedere al presidente se puo' informare me e l'aula in che cosa consistono''. Sembra essere un modo abbastanza contorto per ribadire la richiesta di contingentamento dei tempi della discussione. Casini lo spalleggia. Sacconi osserva sommessamente che oggi 'passi', ma a breve ''se ne dovra' parlare''. Ma il malumore e' comune con l'opposizione, dove c'e' chi chiede la convocazione di una capigruppo perche' provveda a quello che non si e' riuscito a fare sinora, cioe' rendere piu' organici gli emendamenti o chi, come la capogruppo Sel De Petris, rammenta di avere invano invocato una pausa per concedersi un supplemento di riflessione, proposta respinta da maggioranza e governo. Intanto c'e' chi lascia intendere che i relatori starebbero comunque elaborando delle soluzioni di mediazione per sintetizzare in qualche modo le proposte su cui e' possibile trovare appoggio nel governo e nella maggioranza per delle modifiche al ddl (quelle gia' enumerate piu' volte dalla stessa Finocchiaro: quorum e firme per i referendum e leggi di iniziativa popolare, allargamento della platea per l'elezione del Capo dello Stato, competenze del Senato in materia di bilancio dello Stato, messa a fuoco sulle competenze Ue del Senato, ma anche un esame dell'emendamento Casini, o sue alternative, sulle modalita' di elezione del Presidente della Repubblica dopo un certo numero di scrutini andati a vuoto). In questo gran bailamme, mentre in Aula si susseguono gli interventi, il presidente Grasso e' in visita al Quirinale dove e' stato chiamato a riferire al Presidente Napolitano sullo stato dei lavori del Senato sul ddl riforme, prima delle vacanze del Capo dello Stato. E, ci si immagina, soprattutto sulla sua presa di posizione in ordine alla richiesta di voto segreto su alcuni emendamenti (in realta' si e' trattato di una valanga di richieste: 920 di cui solo 500 sugli articoli 1 e 2, un numero ''che non ha precedenti nella prassi parlamentare'' come osserva lo stesso presidente del Senato). Contrariamente alle speranze e alle attese della maggioranza, Grasso decide di ammettere al voto segreto gli emendamenti che si riferiscono alle ''funzioni del Senato'' escludendo quelli inerenti al ''procedimento legislativo''. Una scelta che non mette in discussione i cardini del ddl Boschi ma che lascia pericolosamente aperta la porta alle possibili imboscate ai danni della maggioranza che il voto segreto comporta. Calderoli come al solito non si concede ai giri di parole: ''La maggioranza non vuole il voto segreto perche' potrebbe non essere piu' maggioranza''. Ecco che le determinazioni di Grasso suscitano la ''sorpresa e lo sconcerto'' di Zanda e di Sacconi, che avrebbero sperato di avere una migliore sponda nel presidente. Il quale a sua volta vuole sfuggire dalle possibili accuse di essere la 'longa manus' dell'esecutivo e della maggioranza e difende cosi' la sua posizione 'terza'. Pur coinvolgendo tutti i gruppi nella giunta del regolamento per fare una prima valutazione comune. Un gioco delicato di pesi e contrappesi che efficacemente viene rappresentato in Aula dal vicepresidente del gruppo Gal, Vincenzo D'Anna che racconta una ''allegoria''. Parla di Pulcinella che condannato all'impiccagione, tenta di perdere tempo coinvolgendo tutti in una lunga discussione su chi debba appoggiare la scala al patibolo. ''E' esattamente quanto sta succedendo qui'' conclude intervenendo in Aula. njb/

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