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pubblicato il 24/giu/2014 16:02

Riforme: immunita' parlamentare garanzia nata con Rivoluzione francese

Riforme: immunita' parlamentare garanzia nata con Rivoluzione francese

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 24 giu 2014 - La questione dell'immunita' parlamentare per i nuovi senatori e' l'ultimo ostacolo, in ordine di tempo, da rimuovere sulla strada della riforme costituzionale del Senato e del Titolo V della Carta costituzionale. Intorno a questo problema si e' sviluppato un dibattito molto acceso con forti aspetti emotivi, per non dire populisti, che trovano forza nel pessimo esempio dato da politici che sono rimasti coinvolti in casi di vero e proprio malaffare con tanto di corruzione e di tangenti che hanno suscitato scandalo tra i cittadini.

Insomma la voce che finora si e' levata piu' alta e' quella del ''basta privilegi per la casta'' e del ''i ladri in galera''. Difficile dare torto a questa giusta onda di indignazione, ma il diritto e le garanzie costituzionali non si possono alimentare di emotivita' anche se i ''presunti'' colpevoli fanno mostra di arroganza. Il criterio da seguire e' quello della razionalita' e del buon senso che vanno tradotti in norme che garantiscano un equilibrio giuridico e istituzionale. Sulla materia sono intervenuti molti giuristi e costituzionalisti che hanno proposto una lettura razionale del problema senza cedere a decisioni impulsive. Tra gli altri Cesare Mirabelli, Michele Ainis e Stefano Ceccanti. Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale, intervistato da 'Avvenire' spiega che ''e' chiaro che la scelta di elezione indiretta, con il mantenimento del doppio incarico senatore-amministratore, qualche problema finisce per crearlo. Tuttavia l'immunita' per quanto riguarda le intercettazioni, le perquisizioni o l'arresto, e' una misura di garanzia destinata a evitare situazioni atipiche di controllo o di pressione sul parlamentare, non solo da parte della magistratura, ma anche da cittadini che potrebbero avere interesse a denunciare un parlamentare''. Concedere l'immunita' ai deputati e non ai senatori, aggiunge, ''e' improponibile. Siamo pur sempre di fronte a un sistema bicamerale, sia pure imperfetto. Se chiediamo a deputati e a senatori di fare le stesse cose, ossia di esaminare le leggi, non possiamo immaginare due livelli diversi di garanzie. ''Capisco le obiezioni e le perplessita', ma se potessi scegliere tra nessuna forma di immunita' per deputati e senatori e immunita' per tutti, anche a rischio di qualche forzatura, preferirei senz'altro la seconda strada.

L'immunita' e' un istituto antico -avverte il costituzionalista Michele Ainis- che coincide con la nascita delle assemblee parlamentari. A 'brevettarla' furono i profeti piu' radicali, i giacobini, nel 1790''. ''Certo -aggiunge- negli anni ci sono stati degli abusi, e di sicuro oggi quell'istituto viene percepito con fastidio perche' circola un'idea molto radicale, sullo stampo di quanto sostengono i Cinque Stelle - 'uno vale uno' - che nei fatti legittimerebbe la stessa esposizione giudiziaria per il parlamentare come per il cittadino. Ma non e' cosi'''. Quanto alla possibilita' che il nuovo Senato diventi un porto franco, anche alla luce delle inchieste per corruzione in diverse Regioni, ''la revisione del titolo V -spiega Ainis- prevede un forte riaccentramento delle competenze allo Stato''. E ''molti degli scandali verificatisi in questi ultimi anni dipendono dall'ubriacatura di competenze che si e' riversata nelle Regioni dopo la riforma del 2001. Pertanto bastera' un po' di cura dimagrante. Diminuiranno le competenze, ci saranno meno quattrini e anche meno scandali nelle Regioni''.

Per il costituzionalista Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato, ''il tema delle immunita' va affrontato in modo equilibrato perche' sono in gioco non privilegi di una casta, ma l'equilibrio e la separazione dei poteri. Vogliamo giustamente avere una magistratura autonoma e indipendente, ma quando le sue decisioni vanno a impattare sul potere legislativo, sulla composizione delle assemblee parlamentari, i meccanismi non possono essere automatici, cosi' come non lo sono verso il potere esecutivo con la tipologia dei cosiddetti reati ministeriali''. ''Una soluzione ragionevole - propone Ceccanti - puo' essere lo spostamento della competenza su organi terzi alla cui composizione contribuisca lo stesso Parlamento, come la Corte costituzionale''.

Sul piano politico e' da registrare la presa di posizione di Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, favorevole a togliere di mezzo la questione se si rivelasse un ostacolo per la riforma istituzionale. ''Il tema immunita' e' serio -ha detto- coglie aspetti di fondo importanti, l'autonomia del parlamentare rispetto ad altri poteri, le garanzie.

Pero', e' anche un tema che si incontra e scontra con un sentimento di opinione pubblica diffuso, contraria al malaffare, del quale bisogna tenere conto''. Cosa fare, allora? ''L'immunita' -afferma Guerini- non e' un punto decisivo. Se diventa un ostacolo per le riforme, allora facciamone a meno. Possiamo cogliere l'occasione per aprire una seria riflessione sull'istituto stesso, per riformarlo anche alla Camera. La proposta, avanzata da Anna Finocchiaro, di affidare alla Consulta la verifica se c'e' o meno fumus puo' essere oggetto di una approfondita discussione che vale la pena svolgere''.

min/fdv

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