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pubblicato il 16/lug/2013 11:18

Riforme: i Saggi entrano nel labirinto della legge elettorale

(ASCA) - Roma, 16 lug - La riunione di ieri dei Saggi della Commissione incaricata del lavoro istruttorio per le riforme istituzionali ha segnato un punto di svolta: per la prima volta si e' verificato l'incrocio tra l'esame della forma di governo da adottare, con il tema della legge elettorale. In un certo senso si puo' dire che la riflessione sulla forma di governo si e' data una maggiore concretezza, uscendo dalle terre della dottrina dell'architettura costituzionale per affrontare il (prosaico) realismo della politica. In altre parole i Saggi sono entrati nel complicato labirinto politico della legge elettorale: un labirinto che fino ad oggi ha fatto perdere al proprio interno molti e generosi tentativi di aprirlo ad una riforma che liberi il sistema politico, quindi l'Italia che e' la vera prigioniera.

Purtroppo all'interno dei saggi non si e' realizzata una unita' di intenti, visto che si sono delineate tre posizioni che rappresentano altrettante forme istituzionali di governo e perfino di Repubblica. Intendiamoci, il confronto nella Commissione per quanto riguarda il clima e la qualita' delle argomentazioni e' solo un lontanissimo parente di quel confronto-scontro politico fatto di interventi perentori, anche sgarbati e perfino infiorettati di insulti e volgarita'' magari frutto di incompetenze. Non potrebbe essere altrimenti, visto che siamo tra raffinati gourmet del diritto costituzionale, accademici e politici di lungo corso che pure hanno le loro opinioni che espongono e difendono tenacemente. E' quello che e' emerso ieri.

Un primo gruppo, che si era proposto in modo coeso anche nella precedente riunione, e' quello dei semipresidenzialisti che ispirandosi al modello francese propongono una modifica piu' profonda della seconda parte della Costituzione per sbloccare il sistema politico con una forma di ''democrazia decidente'' che esca dal parlamentarismo tipico dell'attuale Carta costituzionale, che e' il frutto dell'esperienza politica, istituzionale e storica succeduta al fascismo e alla guerra mondiale. I promotori di questa riforma semipresidenziale sembrano accogliere l'obiezione dei parlamentaristi sui poteri del presidente, che in Francia ne fanno un dominus, aprendo -pare di capire- ad un presidente che non e' capo dell'esecutivo e in particolare della giustizia per salvaguardare l'autonomia della magistratura tipica della tradizione costituzionale italiana.

Il secondo gruppo -decisamente piu' frammentato- e' quello dei parlamentaristi che trovano una voce di riferimento in Valerio Onida che ha proposto una visione in chiave di correttivi dell'attuale sistema da conservare nel suo impianto proporzionalista. In questo filone c'e' anche chi ha proposto di non mutare schemi istituzionali (se non per una differenziazione del processo legislativo delle Camere) e di puntare semplicemente ad una legge elettorale a doppio turno di collegio.

Tra le due parti si e' proposta la mediazione di Luciano Violante che presupponendo un governo del premier ha indicato la strada di uno spareggio elettorale tra i primi due, ma non di collegio bensi' a livello nazionale. In sostanza una riedizione di quel lodo D'Alimonte che era stato proposto alla fine della precedente legislatura come ultima spiaggia nella impossibilita' di cancellare il Porcellum. In questo modo, fece osservare il prof. D'Alimonte, con un ballottaggio si legittimerebbe una maggioranza di governo sottraendola ai dubbi di costituzionalita' di un premio in seggi che il Porcellum riserva a chi arriva primo, anche con soglie decisamente molto basse di consensi.

A questo punto sono intervenuti esponenti del primo gruppo che hanno fatto osservare che in questo modo si aprirebbe la strada verso un premierato forte che per funzionare -come insegna la dottrina, ma anche la prassi di vari paesi- avrebbe bisogno di un deciso potenziamento dei poteri del premier, come la nomina e la revoca dei ministri, ma anche quel potere di scioglimento del Parlamento che e' stato al centro dei dibattiti della Bicamerale (relatore fu Enzo Cheli, presente anche oggi nella Commissione) e che presuppone un equilibrato sistema di pesi e contrappesi costituzionali, a partire dalle forme di controllo e di garanzia.

Quale strada sara' scelta? Al momento e' molto probabile la definizione di due proposte: una semipresidenziale e l'altra del governo del premier (piu' o meno forte). Che questa possa essere la conclusione lo suggerisce lo stesso carattere istruttorio della Commissione, di servizio per l'organo parlamentare (di diritto costituzionale) rappresentato dal Comitato dei 52 gia' votato al Senato e che ora passa all'approvazione della Camera.

Occorre infine tener presente (e i Saggi lo sanno benissimo) che un labirinto che si rispetti ha il suo Minotauro. In questo caso il mostro sarebbe quella forza frenatrice che nella Commissione ha espressione nobile e civile nei difensori dell'impianto proporzionale e parlamentarista tradizionale, ma che nel mondo politico e in Parlamento sarebbe interpretato da una ''palude'' ispirata non a interessi di ingegneria costituzionale ma ai propri e alle proprie fazioni contrarie ad ogni cambiamento che riduca il loro potere.

min/mau

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