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pubblicato il 25/lug/2014 14:53

Riforme: Grasso, confronto sia serio ma non possiamo sprecare...(2 upd)

(ASCA) - Roma, 26 lug 2014 - Sulle riforme e' importante che si sviluppi un ''confronto serio sui contenuti'', senza pero' ''sprecare ore e giorni''. Lo afferma presidente del Senato Pietro Grasso nel corso della cerimonia di consegna del Ventaglio da parte della Stampa parlamentare.

''Credo che l'importanza di questa riforma non sfugga a nessuno - dice Grasso - e che sia dovere di tutti far si che il confronto sia serio e approfondito ma sui contenuti: non vorrei - avverte - che si continuassero a sprecare ore e giorni, soprattutto ora che la conferenza dei capigruppo ha deciso a maggioranza un contingentamento dei tempi. Per chiarezza - continua Grasso - voglio aggiungere che nella ripartizione dei tempi, proprio come accaduto dieci anni fa per la discussione della riforma costituzionale del 2004, e' stato tenuto conto della possibilita' effettiva di votare tutti gli emendamenti e non utilizzare quindi la c.d.

''tagliola'', a torto richiamata anche nel nostro caso avendo previsto ben 80 ore esclusivamente per le votazioni sulle 115 disponibili''.

Il Senato della Repubblica ''come ho auspicato sin dall'inizio - ricorda Grasso - continuera' a chiamarsi cosi' anche in futuro. Il Senato e' stato investito del compito di riformare profondamente se stesso e ha risposto nella fase dei lavori in Commissione con grande senso di responsabilita' e con grande serieta'. Queste riforme sono attese da decenni, largamente condivise soprattutto nelle loro linee essenziali: superamento del bicameralismo paritario, nuovo equilibrio tra i due rami del parlamento, snellimento del processo legislativo e riduzione del numero dei parlamentari. Partendo dal disegno di legge costituzionale del governo la Commissione ha concordato a maggioranza un testo che prevede un taglio di oltre due terzi dei senatori, un cambiamento radicale nella loro selezione, una revisione della funzione legislativa a favore di una preminenza dei temi concernenti le realta' territoriali e il rapporto con l'Unione Europea''.

Il presidente del Senato rammenta di avere ''espresso la mia opinione costruttiva durante i giorni in cui il progetto iniziale e' stato aperto a qualsiasi contributo e prima che questo venisse depositato in Senato. Ho ritenuto mio dovere in quel momento - dice Grasso - segnalare i punti di forza e di debolezza della proposta del governo, specificando che da presidente del Senato, una volta iniziato l'iter parlamentare, non sarei piu' intervenuto, come del resto ho fatto''. Il testo oggi in esame, sottolinea, ''e' profondamente diverso da quella bozza: il dibattito in Commissione Affari Costituzionali e il lavoro dei relatori Calderoli e Finocchiaro lo ha profondamente arricchito, definendo meglio ruolo e funzione del prossimo Senato e declinando con maggior precisione il nuovo assetto delle autonomie territoriali nella parte riguardante il Titolo V''.

In merito ai contrappesi e al bilanciamento dei poteri, che ''e' uno degli aspetti piu' delicati quando si affronta una modifica sostanziale della Costituzione, mi associo - sono parole del presidente del Senato - all'auspicio espresso pochi giorni fa in occasione della cerimonia del ventaglio al Quirinale. Il presidente Napolitano ha chiesto una messa a punto ''con adeguata visione d'insieme, con coerenza e rigore'' del sistema delle garanzie costituzionali: credo che proprio nella visione d'insieme stia il punto dirimente.

L'equilibrio costituzionale e' per sua natura delicato e ad ogni modifica in un senso ne deve corrispondere una in senso opposto per garantire, nell'esercizio del potere, il maggior grado di controllo, di rappresentanza e di tutela dei diritti dei cittadini''. Grasso si sofferma poi sui criteri che ''mi hanno ispirato nella scelta di concedere il voto segreto su ben specifici emendamenti. La risposta e' molto semplice. Su questo punto infatti - spiega - il regolamento non lascia alcun margine di interpretazione prevedendo che, su richiesta di 20 senatori, sono ''effettuate a scrutinio segreto le deliberazioni relative alle norme sulle minoranze linguistiche di cui all'articolo 6 della Costituzione''. La ratio di questa norma, chiarissima nella sua espressione, e' dare corpo ad un articolo della prima parte della nostra Costituzione, quella sui principi fondamentali, che sono ritenuti immodificabili.

Contestualmente alla mia decisione - continua - ho informato l'Aula anche di una innovazione rispetto alla prassi precedente: vista la mole abnorme di richieste ho previsto la possibilita' di adottare la regola del c.d. ''canguro'' che, in parole semplici, permettera' di votare le parti comuni degli emendamenti una sola volta, riducendo drasticamente il numero delle deliberazioni con voto segreto. Ho anche chiarito che, se richiesto dai gruppi, sara' possibile votare tali emendamenti per parti separate: questo dara' modo di votare a scrutinio segreto solo la parte relativa alle minoranze linguistiche e non quelle relative ad altri temi, quali ad esempio il numero di deputati e senatori o la composizione del futuro Senato. In tal modo penso di aver raggiunto un equilibrio tra il rispetto della norma e l'eventuale intenzione di un uso strumentale del voto segreto, e respingo con forza qualsiasi illazione o sospetto su questa decisione''. Grasso assicura che come presidente ''ho ben chiaro il mio ruolo di garante sia della maggioranza che delle opposizioni, e continuero' ad operare in tale senso. So bene, per esperienza, che il ruolo del giudice imparziale e' tra i piu' esposti a critiche ma questo non ha mai intaccato in nessun modo la mia terzieta' prima e non lo fara' neanche ora''.

A proposito dei tempi, dell'ostruzionismo e del contingentamento, ''voglio dire innanzitutto - chiarisce - che lo spettacolo offerto dal duro scontro politico di questi giorni mi ha molto addolorato e, in alcuni momenti, indignato. Non e' questa l'immagine che la politica, e questa istituzione in particolare, deve dare al Paese. La rappresentazione plastica del muro contro muro, dell'indisponibilita' a sentire le ragioni dell'altra parte, le accuse, le iperboli e le provocazioni devono lasciare il posto al confronto e alla ricerca di soluzioni condivise. In una parola: al ritorno alla politica. In occasione delle conferenze dei capigruppo degli ultimi giorni - ricorda - ho rivolto ripetuti appelli per convincere le parti ad aprire un tavolo di mediazione, soprattutto su quei punti che potrebbero essere oggetto di una riscrittura da parte dei relatori. Questo darebbe modo di poter trattare in maniera approfondita in Aula soltanto quegli emendamenti che affrontano i temi di interesse, lasciando cadere quelle migliaia ''di contorno''. Lo stallo e' evidente e, per usare le famose parole di don Milani, ''sortirne tutti insieme e' politica''''.

fdv

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