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pubblicato il 16/mag/2014 14:10

Riforme: gesuiti Civilta' Cattolica, Renzi recupera spirito Costituente

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 16 mag 2014 - ''A distanza di molti anni, la rilettura dei lavori della Costituente fa emergere che il sistema bicamerale perfetto degli articoli 55 e seguenti della Costituzione e' stato ''il compromesso infelice'' di posizioni politiche inconciliabili tra loro''. Ad affermarlo, in un lungo e approfondito articolo sulle riforme istituzionali in atto, specie del Senato, e' la rivista dei gesuiti La Civilta' Cattolica, sottolineando che ''la dottrina lo ha chiarito ormai da anni.

''Secondo (il costituzionalista) Barbera, la struttura del Parlamento e' nata 'non sulla base di un disegno preciso, ma, nella sostanza, per una serie di no: no alle ipotesi monocamerali; no al Senato delle Regioni; no al Senato corporativo'. A questo proposito, Mattarella (giudice costituzionale) ha parlato di 'risultato quasi accidentale di una serie di veti incrociati, [...] sicche' abbiamo un Parlamento che e' strutturalmente bicamerale, ma che funzionalmente e' piu' vicino al modello unicamerale'''. Questa riflessione storica fa dire a Civilta' Cattolica che il Governo Renzi ha ''recuperato lo spirito della Costituente, pensando a un Senato che sia il ponte tra lo Stato e le Autonomie locali e il luogo della ricomposizione dei conflitti politici''. Impostazione, aggiunge la rivista, che ''e' stata avallata anche dal Presidente della Corte Costituzionale Silvestri, quando ha auspicato una soluzione istituzionale che eviti alla Corte Costituzionale di essere intasata di ricorsi tra Stato e Regioni che assorbono circa la meta' del lavoro dei giudici''. Entrando nel merito, ovvero alla ''vocazione del nuovo Senato'' i gesuiti de La Civilta' Cattolica affermano che ''al di la' degli aspetti tecnici, se ci chiediamo a quali funzioni dovrebbe rispondere un nuovo Senato per la cultura del cattolicesimo democratico che ha contribuito a formare la Costituzione, l'attenzione si concentra su due funzioni: il controllo e la vocazione europeista''. ''La proposta del Governo ha il merito -prosegue la rivista- di proporre due riforme condivise in dottrina: il superamento del bicameralismo perfetto e lo sganciamento del Senato dal rapporto di fiducia al Governo. Questo permettera', come dimostra l'esperienza delle democrazie moderne piu' avanzate (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania e Usa), di creare una Camera politica basata sulla dialettica tra maggioranza e minoranza. Il Parlamento italiano in questi mesi ha la responsabilita' di definire meglio il controllo del Senato sull'operato del Governo, il controllo sull'attuazione delle leggi; di rafforzare il potere d'inchiesta; di aumentare i poteri ispettivi; di prevedere la verifica delle leggi sui cittadini''. E ancora: ''Per svolgere funzioni di controllo sull'attivita' di Governo, oltre ai poteri gia' previsti dalla Costituzione, come ad esempio quello di inchiesta, e' possibile pensare di trasferire al Senato certi poteri della Camera dei Deputati, come alcuni soggetti di garanzia (ad esempio, i componenti delle Camere amministrative indipendenti), o per l'esercizio dell'analisi e della valutazione delle politiche pubbliche sul territorio, come conseguenza delle scelte operate dalla maggioranza politica della Camera''. Per Civilta' Cattolica la divisione delle funzioni tra le due Camere come e' prevista dal ddl del governo ''e' poco convincente. Sarebbe sufficiente dare un ruolo chiaro al Senato almeno in quattro aree: per le decisioni finalizzate alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea; per l'approvazione delle leggi costituzionali; per eleggere il Presidente della Repubblica; e per eleggere una maggioranza dei membri della Corte Costituzionale, in modo da evitare un peso eccessivo della maggioranza di Governo sull'organo di garanzia''. In conclusione, per La Civilta' Cattolica ''la riforma del Senato rimette al centro del dibattito politico la cura dei pesi e dei contrappesi istituzionali, che sono almeno tre: decidere quale forma di Governo dare all'Ordinamento; il ruolo e le prerogative del Presidente della Repubblica; e il tipo di legge elettorale. La forma di Governo potrebbe evolvere verso il Premierato alla tedesca, mentre il Presidente della Repubblica continuerebbe a essere un organo super partes votato con un quorum ampio. Il Senato proposto da tale riforma non e' compatibile con uno Stato presidenziale, perche' il potere sarebbe consegnato alla maggioranza politica che rappresenta la minoranza del Paese''. La legge elettorale, con la riforma del Senato che si sta profilando, per i gesuiti ''andrebbe ripensata. Sono in discussione due grandi modelli di sistemi elettorali: quello affermato indirettamente dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale, e quello del Parlamento definito l'Italicum.

La Corte, nel dichiarare incostituzionale la legge del 2005, ha sottolineato che una irragionevole distorsione tra i voti dati e rappresentanza ottenuta nel Parlamento sarebbe un principio lesivo dell'uguaglianza del voto. Ogni sistema elettorale che, per favorire la governabilita', determinasse una torsione eccessiva a danno della rappresentanza sarebbe illegittimo. Inoltre, in riferimento alle liste bloccate, il sistema che impedisse all'elettore di decidere i propri rappresentanti sarebbe anch'esso incompatibile con la Costituzione, in ''ragione del diritto costituzionale al voto. Una buona legge elettorale che favorirebbe governabilita' senza sacrificare la rappresentanza rimane l'uninominale, a uno o a due turni, o il proporzionale corretto. ''Resta un ultimo punto, il meno tecnico, ma il piu' delicato -sottolinea la Civilta' Cattolica- in relazione alla democrazia: la cura per le garanzie, che continua a essere oggetto di studio e di attenzione soprattutto per la tradizione cattolica. Quando si decide di ricostruire un muro portante dell'edificio della Costituzione come e' il Senato, e' doveroso pensare contemporaneamente alle garanzie, come quella di estendere l'accesso alla Corte Costituzionale anche alle minoranze parlamentari e ai singoli cittadini, e di ampliare i poteri di controllo del Presidente della Repubblica: per esempio, consentendogli un potere di rinvio parziale delle leggi, in modo da non dover essere costretto - come succede spesso con leggi eterogenee, specie con quelle di conversione dei decreti - ad accettare o respingere in blocco contenuti molto diversi e in parte costituzionalmente opinabili. La parola passa adesso al Senato, che e' chiamato a ''potare'' (non ad ''amputare'') un ramo per ridare vita all'Ordinamento. Per migliorare il testo della riforma, rimane valido il metodo della Costituente: condivisione politica dei contenuti, pazienti mediazioni tra le forze politiche e sociali e un telo comune che richiami alle finalita' dell'Ordinamento democratico''. min/vlm

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