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pubblicato il 19/giu/2014 18:19

Riforme: forse e' davvero la volta buona. Renzi, accordo vicino

Riforme: forse e' davvero la volta buona. Renzi, accordo vicino

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 19 giu 2014 - I due relatori al disegno di legge sulle riforme del Senato e del Titolo V della Costituzione, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, hanno fatto sapere che domani sera presenteranno nella Commissione Affari Costituzionali del Senato i loro attesi emendamenti al ddl del governo. Contemporaneamente e' stato fissato per mercoledi' 25 giugno alle 12 il termine dei subemendamenti a quelli dei relatori. Per martedi' e' prevista la discussione sugli emendamenti dei relatori.

L'informazione tecnica, fatta diffondere ufficiosamente ma non smentita, ha un chiaro e importante significato politico: ''l'accordo e' vicino'', come ha commentato il premier e segretario Pd Matteo Renzi. Manca ancora qualcosa, come hanno detto altri ''attori'' della vicenda, ma si puo' dire che si e' in vista del traguardo. Ognuno ha dovuto cedere qualcosa rispetto alle proposte e alle richieste iniziali, ma sembra che veramente questa volta la conclusione sia ad un passo. Il governo -che ha presentato il ddl- rinuncia alla forte caratterizzazione della presenza dei sindaci in numero pari ai ''rappresentanti'' delle regioni. Dal 50-50 per cento l'accordo prevederebbe 3/4 per le Regioni e 1/3 per i sindaci. La proposta di Fi in proposito e' stata di un sindaco per ogni regione. E il sindaco-senatore sarebbe comunque designato dai suoi colleghi della regione. I senatori ''regionali'' dovrebbero essere designati dai consigli regionali e per evitare che siano di un solo ''colore'' il relatore Calderoli ha proposto che la votazione riguardi un numero inferiore al totale da eleggere in modo da assicurare senatori anche alle opposizioni.

Ma il capitolo piu' importante che pare sia stato decisivo per un accordo e' quello sulle competenze del nuovo Senato.

La svolta si sarebbe avuta con l'attribuzione di maggiori competenze rispetto al ddl originale, ma il fattore decisivo e' stato il passaggio dalle ''materie'' (come e' oggi e origine di quasi tutti i conflitti con lo Stato centrale che arrivano alla Consulta) alle ''funzioni'' affidate alle Regioni, che per loro natura comportano una collaborazione in luogo della rigida compartimentazione delle materie concorrenti.

Punto condiviso da tutti che caratterizza del resto il ddl del governo e' la cessazione del rapporto politico del nuovo Senato con il Governo. In altre parole tutti d'accordo che il Senato non debba piu' votare la fiducia (o la sfiducia) al Governo e con questo porre fine al bicameralismo perfetto che ha caratterizzato tutta la storia della Repubblica.

Sembrerebbe risolto anche il capitolo dei senatori affidati alla designazione del presidente della Repubblica che dagli iniziali 21 scenderebbero a 5 come per gli attuali senatori a vita (che sarebbero soppressi).

Tutto risolto? Non ancora perche' resta in campo il problema del tipo di elezione del nuovo Senato, se in forma diretta (elezioni da parte dei cittadini) o indiretta (da parte dei consilieri regionali e dai sindaci). Resta in campo nei diversi partiti politici e non nella proposta emendativa della Commissione. L'accordo (quasi) raggiunto ha scelto l'elezione indiretta (di secondo grado) secondo il modello del tedesco Bundesrat. Le riserve a favore dell'elezione diretta riguardano in modo trasversale i partiti dove minoranze continuano (per motivi anche diversi) a opporsi e a chiedere l'elezione con suffragio universale da parte dei cittadini. E' a questo che probabilmente si riferiva Paolo Romani, capogruppo Fi al Senato, dopo l'incontro di oggi con la ministra per le riforme Maria Elena Boschi, quando ha parlato della necessita' di ulteriore approfondimento all'interno del partito. La stessa cosa, ma in modo decisamente piu' colorito come gli e' solito, ha detto Calderoli che prospettando il ritiro possibile dei 3.800 emendamenti della Lega, ha spiegato lo stato delle cose con un ''prima vedere tappeto e poi pagare cammello''.

Novita' infine sembrano delinearsi (e concordarsi) anche per la legge elettorale con la fissazione al 40% (invece del 37,5%) per fare scattare il premio di maggioranza, in mancanza del quale si va al ballottaggio nazionale tra le due liste piu' votate. Abbassamento poi delle soglie di accesso in parlamento prevedendo un 5% uguale per tutti i partiti, singoli o coalizzati. min/sam/

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