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pubblicato il 25/gen/2014 12:46

Riforme: Finocchiaro, cosi' il Senato puo' essere un utile contrappeso

Riforme: Finocchiaro, cosi' il Senato puo' essere un utile contrappeso

(ASCA) - Roma, 25 gen 2014 - ''llustri costituzionalisti hanno notato che con il testo appena depositato alla Camera se anche una sola formazione politica (ma potrebbero essere assai di piu'), che si e' presentata alle elezioni, raggiungesse il 7% e non la soglia d'accesso dell'8%, circa tre milioni e mezzo di voti non sarebbero ''uguali'', nel senso che non avrebbero la forza di esprimere neanche un rappresentante in Parlamento. Allo stesso modo, altri hanno notato che con la soglia per il premio di maggioranza al 35%, un terzo degli elettori raggiungerebbe il 55% della rappresentanza, mentre al 65% di essi spetterebbe il 45% di eletti. Queste osservazioni vanno a mio parere sottoposte ad ulteriore valutazione negativa rispetto alla abolizione del Senato come Camera elettiva. Per una ragione essenziale: con il meccanismo elettorale previsto, la Camera dei Deputati vedrebbe accentuato il carattere di luogo della ''dittatura della maggioranza'', essendo peraltro solo alla Camera conservato il voto di fiducia''. Inizia cosi' l'ntervento di Anna Finocchiaro, Pd, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, su 'L'Unita''.

''L'espressione ''dittatura della maggioranza'' non e' in se' negativa, fu usata dai costituenti e appartiene al linguaggio dei costituzionalisti. Ma certo fotografa una situazione: nella sede (unica, a questo punto) della rappresentanza politica, cosi' fortemente segnata dalla soglia di accesso e dal premio di maggioranza, le forze che esprimono il governo sono in grado di ''vincere'' sempre, essendo peraltro strette dal vincolo di fiducia nei confronti dell'esecutivo. Anche qui, questo ''sacrificio'' come puo' essere controbilanciato, in modo da apparire ragionevole e proporzionato nella valutazione complessiva di sistema? Ancora non sappiamo niente di quali saranno le funzioni del Senato riformato, poiche' finora si insiste solo sul fatto che non sia elettivo e che non riconosca indennita' ai suoi componenti. Forse un po' poco. Propongo qui solo primi scarni suggerimenti per una discussione che il PD deve affrontare'', aggiunge Finocchiaro.

''Il primo: il Senato potrebbe detenere il potere vero di controllo delle pubbliche amministrazioni e di valutazione delle politiche pubbliche, oltre che un potere incisivo sulle nomine di competenza del governo per gli incarichi di maggiore responsabilita' nelle pubbliche amministrazioni.

Il secondo: il Senato - prosegue l'esponente Pd - potrebbe essere chiamato a co-decidere su legge di stabilita' (cosi' incidente su bilanci e azione di Regioni ed Enti locali), leggi costituzionali e penali, leggi di adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'UE e leggi di garanzia dell'unita' giuridica ed economica della Repubblica.

Il terzo: a meno di pensare ad uno sviluppo in senso federalista del nostro sistema, a comporre il Senato potrebbero essere innanzitutto - sul modello francese - rappresentanti di tutte le autonomie. Peraltro, con competenza in materia di valutazione di politiche e atti dell'UE, questo rappresenterebbe un potente fattore di incremento verso l'integrazione europea di tutto il Paese.

In sostanza, cio' che, secondo me, si potrebbe perseguire e' che il Senato riformato fosse elemento riequilibratore del sistema, proprio in quanto Camera che per composizione, e per assenza del vincolo di maggioranza, puo' agire da contrappeso. Sono consapevole dei limiti di questi primi suggerimenti, ma mi conforta che questi temi siano e siano stati al centro del dibattito pubblico in tutti i Paesi europei in cui si e' ragionato di riforma della Camera alta''.

''Un'ultima osservazione, che non puo' sfuggire al PD mentre discutiamo contestualmente anche dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Questa scelta, com'e' naturale, potrebbe condurre, in un sistema tendenzialmente bipartitico, ad una rilevantissima disparita' di mezzi economici tra grandi partiti e partiti di media e piccola consistenza, e cioe' a diversa forza di espressione politica democratica di cittadini di diverso orientamento. E' dunque indispensabile - sottolinea Finocchiaro - moltiplicare i nostri sforzi per costruire un sistema complessivo dato dalle tre riforme che sia, appunto, equilibrato e ragionevole rispetto ad esigenze che, in se' ognuna legittima, vanno composte per restituirci un risultato che riproduca quell'idea di democrazia matura, efficiente e moderna, competitiva rispetto agli altri modelli europei, che e' idea propria del Partito Democratico. Io credo che la sintonia con il secondo partito del Paese su riforme elettorali e costituzionali vada certamente ricercata.

Appartiene, direi, alla natura stessa di queste riforme. Non sarebbe pero' tollerabile, e rappresenterebbe una bruciante sconfitta politica, che il sistema riformato apparisse figlio di un'altra cultura politica e istituzionale, che non e' quella del PD, ne' quella della tradizione democratica e costituzionale italiana''. com/vlm

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