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pubblicato il 28/lug/2014 19:40

Riforme: dopo lettera Renzi Cav sull'Aventino. Si aspetta mediazione

(ASCA) - Roma, 28 lug 2014 - E' proprio il caso di dirlo: la lettera del premier Renzi diffusa a fine mattinata e rivolta ai senatori della maggioranza sul tema delle riforme, e' stata quanto mai 'galeotta'. Non nel senso di far scoppiare improvvise e inaspettate 'liason', ma per l'effetto contrario: quello di scatenare irritazione, dispetto, diffidenza.

La genesi della missiva e' oramai nota: l'intenzione del premier era quella di richiamare i senatori della maggioranza a serrare le fila, sopportando con pazienza gli sfinenti attacchi ostruzionistici, di toccare le corde del senso di responsabilita' dei dissidenti-dissenzienti, di confermare un messaggio agli oppositori: si va avanti.

Ma l'esito di tale operazione non sembra aver centrato gli obiettivi. A cominciare dal disorientamento prima, e dalla malcelata irritazione poi, da parte dei suoi senatori, i renziani del Pd. La lettera infatti, pur indirizzata a tutti i senatori della maggioranza e' stata per prima cosa diffusa alle agenzie di stampa. A Palazzo Madama, dopo la diffusione dei primi lanci, i parlamentari cadevano dalle nuvole, rincorreveano i giornalisti per avere lumi, mentre i cronisti, alla ricerca di conferme, verificavano via via che nessuno tra i senatori sembrava avere ricevuto nulla. Anche gli uffici stampa dei gruppi nicchiavano, Pd compreso, salvo poi stampare una copia della lettera a chi ne faceva richiesta. Poco dopo l'ora di pranzo la lettera compare sul sito del Pd. Sara' una lettera aperta, ci si interrroga. Le caselle di posta dei senatori risultano infatti ancora vuote. Ma a questo punto l'ufficialita' e' piena.

E iniziano a trapelare le reazioni infastidite dei senatori di Forza Italia. Ma come, protestano, il premier procede ad aperture importanti sulla legge elettorale, senza prima neppure avvisarci, o concordare la cosa con noi? ''Per noi valgono gli accordi cosi' come siglati con il patto del Nazareno'' sentenzia il capogruppo Paolo Romani. Poco piu' tardi un'agenzia getta un secchio di acqua gelata sull'incontro tra Silvio Berlusconi e il premier proprio sulle riforme, doveva essere domani mattina, ma una indisposizione del Cavaliere lo terra' ad Arcore per tutta la settimana.

Nel frattempo si susseguono le riunioni: al Senato si trovano i 'dissenzienti' del fronte trasversale, da Fi a Sel e M5S passando per il Pd: saranno a discutere per quasi tre ore, per concludere con un niente di fatto. Si aspettano gli sviluppi della situazione. In casa Sel una furiosa Loredana De Petris chiama a rapporto il gruppo e poi spiega ai cronisti che ''nessuno si e' fatto vivo nel week end'' da parte del governo e che il suo gruppo approdera' in Aula con tutti i suoi 6mila emendamenti.

I pentastellati si ritrovano alla Camera con Grillo: ''Renzi impone una rifoma del Senato contro la democrazia, fermiamolo'' e' la sintesi dell'incontro.

Rabbuiato il co-relatore della riforma, Roberto Calderoli della Lega Nord si aggira in Transatlantico. Nel frattempo nella conferenza dei capigruppo del Senato, riunita per la fiducia sul dl cultura, Lega e M5S chiedono lo slittamento della ripresa dei lavori sulla riforma: da questa sera a domani mattina. Serve tempo, dunque. Zanda si trattiene, dichiara la sua contrarieta' ma poi non si oppone allo slittamento. Calderoli fa sapere ai cronisti che nel frattempo i relatori (cioe' lui e la democratica Anna Finocchiaro) stanno lavorando ''seriamente''. Come a dire, sono impegnati alla ricerca di nuove mediazioni.

E' proprio su queste che sperano i 'dissenzienti' di varia natura, a cominciare da quelli del Pd. Si tratta di capire (anche per loro) se la via di mezzo saranno nuovi emendamenti dei relatori al provvedimento, o nuovi passi da parte dell'esecutivo. Bisogna aspettare dunque.

I senatori intanto sono ancora in attesa della lettera di Renzi. A meta' pomeriggio un impietosito Lugi Zanda ordina ai suoi di far recapitare ai senatori democratici il testo della missiva. Loro potranno leggerla in prima persona, non cosi' tutti gli altri parlamentari della maggioranza. Che sembra stiano ancora aspettando.

njb

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