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pubblicato il 19/giu/2014 17:41

Riforme: domani sera gli emendamenti dei relatori al Ddl costituzionale

Riforme: domani sera gli emendamenti dei relatori al Ddl costituzionale

(ASCA) - Roma, 19 giu 2014 - Saranno presentati domani sera gli emendamenti al disegno di legge di riforma costituzionale da parte dei relatori Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega Nord). Lo ha annunciato ai cronisti Donato Bruno di Forza Italia, al termine della riunione della commissione Affari costituzionali del Senato. Il termine per i sub-emendamenti e' stabilito per mercoledi' 25 giugno alle ore 12. Nella stessa giornata, secondo quanto ha spiegato Bruno, si riunira' anche un ufficio di presidenza della commissione per precisare il calendario dei lavori. Calderoli, dal canto suo, ha precisato: ''Se presentiamo entro domani sera gli emendamenti il termine per i sub-emendamenti si intende fissato per mercoledi'''. In ogni caso, ha aggiunto, ''noi le cose le abbiamo messe per iscritto, mi auguro che qualcun altro ci faccia le sue osservazioni per consentirci di presentare i testi''. E sul tema delle riforme e' intervenuto anche il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo: ''Diciamo fin da ora ai cittadini italiani che non c'e' alcuna preclusione da parte del MoVimento 5 Stelle ad affrontare anche un tavolo di trattative sulle riforme costituzionali. Vogliamo lavorarci in modo rapido e responsabile, non c'e' da parte nostra nessuna intenzione di ritardare il processo'', scrive Grillo sul suo blog in un post dal titolo 'La casta non ci sta', aggiungendo che ''noi pensiamo di potere dare un contributo fondamentale alle riforme costituzionali e alla legge elettorale. Il voto di preferenza, il taglio ai costi della politica e il dimezzamento del numero dei parlamentari sono solo alcuni dei punti che mettiamo sul tavolo ignorati finora. Renzi, ci stai o no?''. ''Siamo in un Paese in cui la disoccupazione giovanile e' salita al 46% - dice Grillo - e la lotta alla corruzione ci costa circa 60 miliardi l'anno. Qual e' la causa? Una classe politica eletta in modo incostituzionale, con una legge elettorale che ha limitato fortemente la scelta dei propri eletti da parte dei cittadini. Per rinnovare la classe politica - ribadisce il leader di M5S - noi abbiamo pronta una legge elettorale, che garantisce le preferenze ed esclude gli impresentabili. Da giorni chiediamo di portarla al tavolo di trattativa con il Governo''. Proprio in queste ore, rileva Grillo, ''c'e' stata un'improvvisa accelerazione da parte del PD che ha definito blindato l'accordo con Berlusconi sulle riforme, lo stesso giorno in cui Berlusconi affermava che non c'e' l'accordo sulla riforma del Senato, rilanciando addirittura il presidenzialismo. Il Movimento 5 Stelle - sottolinea - ha offerto la disponibilita' a sedersi a un tavolo di trattative ad un Governo che ha sempre detto di non avere altra scelta che Berlusconi''. A detta di Renzi, continua il comico genovese, la riforma elettorale ''avrebbe dovuto essere pronta a gennaio e la riforma del Senato ai primi di giugno. Dal momento che entrambe le riforme sono ancora ferme al palo (l'Italicum dovra' essere modificato al Senato e sul Senato l'accordo non esiste), non si usi il pretesto della tempistica per non rispondere alla nostra proposta''.

Di Angelo Mina.

I due relatori al disegno di legge sulle riforme del Senato e del Titolo V della Costituzione, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, hanno fatto sapere che domani sera presenteranno nella Commissione Affari Costituzionali del Senato i loro attesi emendamenti al ddl del governo. Contemporaneamente e' stato fissato per mercoledi' 25 giugno alle 12 il termine dei subemendamenti a quelli dei relatori. Per martedi' e' prevista la discussione sugli emendamenti dei relatori. L'informazione tecnica, fatta diffondere ufficiosamente ma non smentita, ha un chiaro e importante significato politico: ''l'accordo e' vicino'', come ha commentato il premier e segretario Pd Matteo Renzi. Manca ancora qualcosa, come hanno detto altri ''attori'' della vicenda, ma si puo' dire che si e' in vista del traguardo.  Ognuno ha dovuto cedere qualcosa rispetto alle proposte e alle richieste iniziali, ma sembra che veramente questa volta la conclusione sia ad un passo.  Il governo -che ha presentato il ddl- rinuncia alla forte caratterizzazione della presenza dei sindaci in numero pari ai ''rappresentanti'' delle regioni. Dal 50-50 per cento l'accordo prevederebbe 3/4 per le Regioni e 1/3 per i sindaci. La proposta di Fi in proposito e' stata di un sindaco per ogni regione. E il sindaco-senatore sarebbe comunque designato dai suoi colleghi della regione. I senatori ''regionali'' dovrebbero essere designati dai consigli regionali e per evitare che siano di un solo ''colore'' il relatore Calderoli ha proposto che la votazione riguardi un numero inferiore al totale da eleggere in modo da assicurare senatori anche alle opposizioni. Ma il capitolo piu' importante che pare sia stato decisivo per un accordo e' quello sulle competenze del nuovo Senato. La svolta si sarebbe avuta con l'attribuzione di maggiori competenze rispetto al ddl originale, ma il fattore decisivo e' stato il passaggio dalle ''materie'' (come e' oggi e origine di quasi tutti i conflitti con lo Stato centrale che arrivano alla Consulta) alle ''funzioni'' affidate alle Regioni, che per loro natura comportano una collaborazione in luogo della rigida compartimentazione delle materie concorrenti.    Punto condiviso da tutti che caratterizza del resto il ddl del governo e' la cessazione del rapporto politico del nuovo Senato con il Governo. In altre parole tutti d'accordo che il Senato non debba piu' votare la fiducia (o la sfiducia) al Governo e con questo porre fine al bicameralismo perfetto che ha caratterizzato tutta la storia della Repubblica. Sembrerebbe risolto anche il capitolo dei senatori affidati alla designazione del presidente della Repubblica che dagli iniziali 21 scenderebbero a 5 come per gli attuali senatori a vita (che sarebbero soppressi). Tutto risolto? Non ancora perche' resta in campo il problema del tipo di elezione del nuovo Senato, se in forma diretta (elezioni da parte dei cittadini) o indiretta (da parte dei consilieri regionali e dai sindaci). Resta in campo nei diversi partiti politici e non nella proposta emendativa della Commissione. L'accordo (quasi) raggiunto ha scelto l'elezione indiretta (di secondo grado) secondo il modello del tedesco Bundesrat. Le riserve a favore dell'elezione diretta riguardano in modo trasversale i partiti dove minoranze continuano (per motivi anche diversi) a opporsi e a chiedere l'elezione con suffragio universale da parte dei cittadini. E' a questo che probabilmente si riferiva Paolo Romani, capogruppo Fi al Senato, dopo l'incontro di oggi con la ministra per le riforme Maria Elena Boschi, quando ha parlato della necessita' di ulteriore approfondimento all'interno del partito. La stessa cosa, ma in modo decisamente piu' colorito come gli e' solito, ha detto Calderoli che prospettando il ritiro possibile dei 3.800 emendamenti della Lega, ha spiegato lo stato delle cose con un ''prima vedere tappeto e poi pagare cammello''. Novita' infine sembrano delinearsi (e concordarsi) anche per la legge elettorale con la fissazione al 40% (invece del 37,5%) per fare scattare il premio di maggioranza, in mancanza del quale si va al ballottaggio nazionale tra le due liste piu' votate. Abbassamento poi delle soglie di accesso in parlamento prevedendo un 5% uguale per tutti i partiti, singoli o coalizzati. min/sam/

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