sabato 10 dicembre | 19:33
pubblicato il 02/lug/2014 15:01

Riforme: domani da FI parola (quasi) definitiva

+++Legge elettorale: deboli le alternative all'Italicum+++.

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 2 lug 2014 - Dalla riunione dei gruppi parlamentari con Berlusconi, convocata per domani alle 15 alla Camera, da FI ''arrivera' una parola quasi definitiva''.

Parole (compreso il ''quasi') di Paolo Romani, capogruppo dei senatori di Forza Italia, a proposito dell'incontro che dovrebbe sciogliere gli ultimi dubbi sulle decisioni di Forza Italia che fino ad oggi deve fare i conti con l'ala dei ''falchi'' che contestano le riforme istituzionali al punto di chiedere a Berlusconi di rovesciare il tavolo, denunciando il Patto del Nazareno.

''FI - ha spiegato Romani - attende le ultime risposte dal Governo e poi il percorso delle riforme e' segnato''.

Ma quali sono le risposte che FI attende? La risposta piu' importante e' politica e riguarda la scelta tra la stessa FI e il M5S che sta tentando Renzi e il Pd con un accordo diretto che tagli fuori Berlusconi. In sostanza e' la scelta, come si e' detto, tra i due ''forni'' che il ''fornaio'' Renzi ha di fronte a se'. O continuare con la maggioranza di governo e l'intesa con FI a cui si e' aggiunta la Lega, oppure fare un'inversione di marcia e fare un nuovo accordo con i grillini del M5S.

A consolidamento di questa scelta FI chiede la conferma del Patto del Nazareno e la blindatura della nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum. In proposito verrebbe accettato l'innalzamento dal 37 al 40% della soglia per passare -se non raggiunta- al ballottaggio tra le due liste piu' votate e l'adozione di una soglia unica in basso (per entrare in parlamento) del 4 o del 5%.

Su questi presupposti l'accordo e' a portata di mano e dovrebbe cadere anche il ''quasi'' cautelosamente evocato da Romani. L'Italicum rivisto non dovrebbe infatti temere piu' di tanto le proposte dei grillini che offrono un recupero del Mattarellum, senza pero' spiegare se nella forma originaria o se senza il meccanismo dello scorporo che attenuava l'effetto maggioritario a vantaggio della quota proporzionale.

Che l'esito possa essere una conferma del Patto del Nazareno lo si intuisce anche dalla lettera con cui Renzi ha risposto all'invito grillino (Luigi Di Maio) di un nuovo incontro.

Nella lettera si puntualizza anzitutto che con la proposta di riforma presentata dal M5S (il Grillinum o Democratellum) non c'e' la certezza di avere un vincitore la sera dello spoglio dei voti. Insomma, il Pd sottolinea che con il sistema del Grillinum non c'e' governabilita' perche' le alleanze politiche non verrebbero stabilite prima del voto ma solo dopo le elezioni con trattative dentro, ma soprattutto fuori del Parlamento. Viene inoltre criticata la preferenza negativa attraverso l'eliminazione di un nome del candidato non desiderato (nelle liste dei partiti avversari). Altra obiezione e' la notevole complicazione del voto e il rischio di schede elettorali lunghissime anche con 40 candidati. In ultimo la lettera pone una domanda sulla disponibilita' ad accettare circoscrizioni molto piccole che dovrebbero favorire un ulteriore effetto maggioritario.

Nel frattempo, nella Commissione Affari costituzionali e' stata bocciata la richiesta di M5S e Sel di sospendere i lavori fino a quando le riunioni all'interno e tra i partiti facciano chiarezza sul modo di elezione dei nuovi senatori. A questa tesi ha replicato Gaetano Quagliariello, coordinatore del Ncd, sottolineando che ''e' fondamentale capire quali siano le funzioni del nuovo Senato: dalle funzioni discende la composizione''.

Ulteriore bocciatura di rilievo e' stata quella dell'emendamento a firma di Chiti, Mauro e altri 35 senatori, che attribuiva al nuovo Senato un numero tale di competenze che di fatto ripristinava il bicameralismo, anche se senza il potere di votare la fiducia al governo.

min/vlm

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