venerdì 24 febbraio | 13:50
pubblicato il 04/lug/2014 17:44

Riforme: dialogo con Pd piu' che in salita, M5S fuori tempo massimo?

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 4 lug 2014 - ''Il patto del Nazareno (non) regge. Ma nessuno ve lo dice. Lunedi' ore 15 secondo tavolo con il Pd (in streaming) sulla Legge Elettorale. Continuo a sostenere che il M5S arriva al momento giusto per dare una legge elettorale migliore al popolo italiano''. Cosi' scrive su Facebook Luigi Di Maio, esponente di punta M5S e vicepresidente della Camera. Parole che esprimono la convinzione -contro tutti- che il movimento grillino non e' arrivato tardi, che il ritardo ad uscire dall'autoisolamento non e' irrecuperabile e che, anzi, i tempi sarebbero giusti perche' l'intesa Renzi-Berlusconi sarebbe in crisi e che solo il M5S potrebbe a questo punto dare sponda al progetto di riforme di Renzi. Certo, a condizione che questo progetto venga modificato secondo le indicazioni dei grillini, a partire dalla legge elettgorale. Le parole e l'ottimismo mostrati da Di Maio non sono una novita' in assoluto, perche' fanno eco all'ultima presa di posizione di Beppe Grillo, che ha dichiarato la disponibilita' del movimento ad un nuvo incontro con Renzi e il Pd. Il comico genovese ha comunque sottolineato che la condizione perche' il dialogo vada avanti e' la legge elettorale. In proposito ha ribadito che l'Italicum e' incostituzionale ''perche' non ha le preferenze'', perche' non da possibilita' di scelta ai cittadini. Tutto il contrario, ha sostenuto, dalla proposta del M5S -il Grillinum- che si muove all'interno delle indicazioni della Corte costituzionale espresse alla bocciatura del Porcellum. Una volta trovato l'accordo sulla legge elettorale, ha detto ancora Grillo, si puo' passare a confrontarsi sulla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione. Di fronte a cosi' sicure convinzioni deve essere giunta come una doccia gelata la puntualizzazione di Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, che l'incontro di lunedi' -programmato per le 15- lo ha messo seriamente in discussione. In una dichiarazione a Radio Citta' Futura, subito rilanciata dalle agenzie, la Serracchiani ha infatti affermato: ''Non sono ancora sicura che lunedi' prossimo ci sara' un incontro con il Movimento 5 Stelle''. E ha spiegato: ''Noi abbiamo scritto una lettera al Movimento 5 Stelle con dieci domande importanti, dieci punti dirimenti, sui quali attendevamo una risposta prima di affrontare un nuovo incontro. Abbiamo chiesto loro come intendono affrontare il tema della governabilita', se sono d'accordo con il ballottaggio, cosa pensano dell'immunita', con quale nuovo sistema elettorale intendono affrontare il tema delle preferenze, visto che al momento si sono occupati solo delle preferenze negative, sistema abbastanza complicato che abbiamo giudicato non praticabile. Su questi punti il Movimento 5 Stelle sta glissando. Sono domande importanti, al momento senza risposte. Su queste basi, se ci sara' e in che termini si svolgera' l'incontro, mi riesce al momento difficile dirlo''. Alla luce di questa presa di posizione, il dialogo tra Pd e M5S sembra tornare in alto mare. Il fatto e' che tra i grillini e il progetto di riforma di Renzi pur volendo sorvolare su una serie di punti che comunque restano importanti (come le preferenze e l'impianto bipolare, ecc.) c'e' un ostacolo oggettivo difficilmente aggirabile: la concezione della governabilita'. Nel progetto di riforma del governo questo e' un concetto cardine, un asse portante. Renzi lo ha detto tante volte, la riforma deve portare ad individuare la stessa sera delle elezioni chi vince e metterlo in condizione di governare. E la chiave della governabilita' nel progetto globale di riforma sta nella capacita' del sistema elettorale, come ha spiegato il professore Roberto D'Alimonte, di trasformare la maggioranza relativa dei voti in maggioranza assoluta dei seggi, senza sacrificare eccessivamente la rappresentativita' delle forze politiche. In sostanza il sistema elettorale ai fini della governabilita' deve essere decisivo. Ed e' per questo che l'Italicum prevede il ballottaggio tra i primi due votati, singolo partito o coalizione. E' proprio questo che manca alla proposta elettorale grillina che nonostante la previsione di un premio non e' in grado di garantire la governabilita': la trasformazione della maggioranza relativa dei voti in maggioranza assoluta dei seggi. Il sistema grillino prevede altresi' il ricorso a circoscrizioni elettorali ampie che aumentano un effetto proporzionale. Per di piu' prevedendo oltre alle '''normali'' preferenze quella negativa che farebbe diminuire il numero dei voti espressi a favore di un candidato (anche dentro i partiti avversari) il risultato sarebbero liste lunghissime, veri lenzuoli con 40-50 candidati, nelle circoscrizioni piu' popolose. Ma il vero limite e' che a decidere sulla governabilita' bisognerebbe aspettare un ''dopo''. Dopo il voto con trattative in parlamento e soprattutto fuori, tra i partiti e con tempi lunghi magari affidati a consultazioni sul mitico web. Tutto questo delinea un quadro con spazi oggettivamente angusti per punti di accordo che possano far recedere Renzi e il Pd dal Patto del Nazareno. Senza contare una difficolta' che non viene citata tra i motivi tecnici: troppi sono stati gli insulti e i sarcasmi di Grillo e del suo movimento verso gli avversari che oggi si vogliono come interlocutori. Insulti che rispetto all'offerta di dialogo oggi pesano come una pesante zavorra difficile da eliminare. min/vlm

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