giovedì 19 gennaio | 13:00
pubblicato il 29/apr/2013 20:22

Riforme: Convenzione, idea made in Bersani. Ora sfida Berlusconi-Rodota'

(ASCA) - Roma, 29 apr - ''Le riforme istituzionali devono partire sulla base del lavoro di una Convenzione''. Lo ha detto il premier Enrico Letta nel suo discorso programmatico alla Camera, aggiungendo: ''In questa materia abbiamo assistito troppo spesso ad avvio di percorsi che apparivano come risolutori e che invece si sono infranti contro veti reciproci e contrapposizioni dannose nonostante i richiami del Capo dello Stato''. Da qui la proposta di un organismo ad hoc che non si confonda con l'attivita' del governo e con quella del Parlamento in modo da evitare i veti tra i partiti, come e' avvenuto nell'ultimo scorcio della scorsa legislatura sulla riforma elettorale. Letta ripropone un'idea lanciata, a onore di verita', da Pier Luigi Bersani, quando aveva ricevuto l'incarico esplorativo dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il segretario dimissionario del Pd aveva fatto balenare l'idea di una Convezione per le riforme istituzionali, offrendone la presidenza a un esponente di punta del Pdl come Angelino Alfano per ottenere in contropartita il via libera a un ''governo di minoranza'' guidato da lui stesso. Per rendere affascinante la proposta, Bersani aveva citato la Convenzione che dal 1792 al 1795 elaboro' la Costituzione della nuova Repubblica francese dopo la rivoluzione del 1789. Il Parlamento e la Convenzione dovevano diventare i luoghi, secondo Bersani, dove confrontarsi con il Pdl interessato a sospingere la scelta dell'elezione diretta del Capo dello Stato e con la Lega Nord interessata trasformare il Senato in una Camera delle autonomie.

L'idea originaria di Bersani e' stata riproposta oggi da Letta. Ma c'e' gia' una variante non di poco conto alla versione originaria: la Convenzione potrebbe essere presieduta addirittura da Silvio Berlusconi. Lo ha detto oggi lo stesso leader del Pdl a la ''Telefonata'', rubrica su Canale 5: ''Nelle trattative per il governo si e' deciso che il Presidente sia indicato da noi''. ''Sara' lei?'', chiede il giornalista Maurizio Berlpietro? ''Immagino di si''', e' la risposta. Renato Brunetta conferma che nelle trattative per la formazione del governo ''sono stati Bersani e Letta a chiedere a Berlusconi di presiedere la Convenzione''. La possibile presidenza di questo organismo da parte di Berlusconi non puo' che far venire in mente la Bicamerale del 1997, quella presieduta da Massimo D'Alema con tre vicepresidenti: Leopoldo Elia (Ppi), Giuliano Urbani (Forza Italia) e Giuseppe Tatarella (An). L'intento era costituzionalizzare la nuova destra berlusconiana.

In quella occasione Berlusconi, dopo aver illuso D'Alema sulla possibilita' di un accordo, rovescio' d'improvviso il tavolo del negoziato. Nella replica a Montecitorio, Letta si dice rammaricato per una ragione: ''Mi dispiace che non sia stato ripreso il riferimento del mio discorso alla Convenzione. Dev'essere chiaro che le riforme costituzionali le dobiamo fare insieme.

Questa dev'essere la legislatura che faccia entrare l'Italia nella Terza Repubblica e non la faccia permanere nell'agonia della Seconda''. Il presidente del Consiglio annuncia che domani tornera' a battere su questo testo al Senato, sperando in un esito migliore del dibattito a questo proposito.

Contro l'ipotesi della Convenzione presieduta da Berlusconi si schiera con decisione Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera, in sede di dichiarazione di voto di fiducia sul governo: ''Non solo, caro presidente Letta, nel suo discorso lei non ha fatto riferimento al problema della legge sul conflitto di interessi. Ora si vuole addirittura far presiedere a Berlusconi l'organismo che deve istruire le riforme...''. L'esponente Sel si dice d'accordo sull'istituzione dell'organismo, anche se propone: ''Perche' non la affidiamo a Rodota'?''.

Da segnalare intanto una dichiarazione di Gaetano Quagliariello, ministro delle Riforme: ''Ho una guida che proviene dal documento dei saggi, e' una fucina di riforme.

Alcune hanno tempi piu' brevi, altre piu' lunghe. Non dobbiamo attendere 18 mesi. Faro' uno scadenziario. Il mio primo impegno sara' quello di scadenzare queste riforme''.

Era stato Letta a citare i 18 mesi come arco temporale del suo governo, proprio il tempo minimo necessario per varare le riforme costituzionali seguendo le norme previste dall'articolo 138 della Carta costituzionali. Se dopo 18 mesi non avremo fatto nulla, ha fatto capire chiaramente Letta, tutti a casa.

gar/vlm

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