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pubblicato il 13/mag/2013 17:22

Riforme: Convenzione e legge elettorale, posizioni vicine e lontane

(ASCA) - Roma, 13 mag - E' stata dedicata al tema delle riforme gran parte della conferenza stampa nell'abbazia di Spineto, a conclusione del seminario a cui hanno partecipato i ministri del governo guidato da Enrico Letta. Il premier e il titolare alle Riforme, Gaetano Quagliariello, hanno spiegato tra l'altro quale sara' l'itinerario che dovrebbe portare ad una nuova legge elettorale e all'approvazione delle riforme costituzionali. Sul primo punto, Letta ha spiegato che occorre mettere in atto una ''clausola di sicurezza'', perche' potrebbe accadere che il precipitare di una improvvisa crisi di governo porti alle elezioni anticipate. Quindi, una ipotesi e' quella - con legge ordinaria - di tornare al Mattarellum, cancellando le norme che su quell'impianto sono state introdotte con il Porcellum dall'autore Roberto Calderoli. Quagliariello ha pero' chiarito che lui vede il problema legge elettorale collegato a quello piu' generale della ''forma di governo''.

''Dobbiamo stabilire se andiamo verso Parigi, Berlino o Londra'', ha detto il ministro, per alludere ai diversi sistemi elettorali: repubblica semipresidenziale con doppio turno di collegio, cancellierato su base elettorale proporzionale, sistema elettorale che favorisce il bipolarismo. Quello che il Pdl sembra disposto a concedere e' l'abolizione del premio di maggioranza alla Camera, ha fatto intendere il ministro per le Riforme, ricordando che il Porcellum e' stato pensato in tutt'altra fase politica, quando esisteva un sostanziale bipolarismo che oggi e' stato superato dalla presenza consistente in Parlamento del M5S.

Tra le prime reazioni soddisfatte, c'e' quella Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera: ''Bene il coinvolgimento del Parlamento con l'istituzione di una Convenzione che di fatto sara' composta dalle due Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato, e guidata dai presidenti delle stesse, Francesco Paolo Sisto e Anna Finocchiaro. E bene anche un orizzonte temporale, 100 giorni, entro il quale la Commissione di esperti, nominata e presieduta dal premier Letta, dovra' elaborare le idee da consegnare al Parlamento''. Conclude Brunetta: ''Sulla legge elettorale pero', come ha giustamente fatto notare l'ottimo ministro Quagliariello, e' legata indissolubilmente alla forma di governo che scaturira' dal lavoro dell'esecutivo Letta e del Parlamento. Per il Pdl e' una questione dirimente: prima le riforme costituzionali e delle istituzioni e subito dopo una nuova legge elettorale che possa integrarsi nel modo migliore con la ridisegnata architettura dello Stato''. Di diversa opinione Rosy Bindi, Pd: ''Bene l'annuncio del presidente del Consiglio Letta sulla priorita' di una riforma della legge elettorale. E' giusto mettere in sicurezza il futuro e sgombrare il campo al piu' presto dal rischio di tornare alle urne con un sistema che si e' rivelato fallimentare sia sul versante della rappresentanza che su quello della governabilita'. Nel frattempo, tocca al Parlamento fare la sua parte, iniziando subito a lavorare sulle riforme costituzionali con l'ambizione di dare all'Italia un sistema di governo parlamentare efficace e funzionante''. Quindi c'e' gia' un possibile contrasto non solo procedurale con il Pd, che spinge intanto per un ritorno al Mattarellum. Piu' complicato il meccanismo con cui si dovrebbe avviare la formazione della Convenzione sulle riforme. Sembrava che quest'idea fosse stata abbondonata, vista l'insistenza con cui Silvio Berlusconi ne chiedeva la presidenza. Invece il premier Letta ha illustrato l'eventualita' che la Convenzione sia formata dalla somma delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato (ci sara' probabilmente bisogno di un decreto che stabilisca i poteri e la durata).

Accanto alla Convenzione ci sara' un gruppo di lavoro di esperti che avra' il compito di proporre ipotesi di riforma: a presiederlo dovrebbe essere lo stesso Quagliariello. Come motivazione di questa scelta, il ministro per le Riforme ha addotto la necessita' di ridare centralita' al Parlamento nel percorso delle riforme costituzionali e di allargare il coinvolgimento della pubblica opinione ''esterna ai palazzi''. In questo modo si corregge sensibilmente la proposta iniziale sulla Convenzione che prevedeva una composizione mista tra parlamentari ed esterni. A stabilire le linee della riforma e il suo iter - hanno detto Letta e Quagliariello - ci pensera' una mozione che il Parlamento approvera' nei prossimi dieci giorni. Quanto ai contenuti, si terra' conto del lavoro fatto su questa questione dai ''saggi'' voluti dal Presidente Giorgio Napolitano (Mario Mauro, Valerio Onida, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante). La Convenzione che presto dovrebbe prendere il largo ha poco a che vedere con l'idea iniziale lanciata da Pier Luigi Bersani al momento del suo incarico esplorativo per la formazione del governo che, alludendo alla Convenzione nazionale della Rivoluzione francese del 1789, pensava a una sede istituzionale presieduta dall'opposizione che facesse da contraltare con l'attivita' del governo. Ora contenuti e percorso delle riforme tornano nelle mani delle forze politiche. Resta solo il piccolo rischio che la commissione formata da esterni, non avendo poteri, entri in collisione con la Convenzione. E' probabile che i componenti della commissione vengano nominati dal premier Letta.

gar/vlm

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