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pubblicato il 11/giu/2014 16:57

Riforme: confusione e contrasti, ma soluzione per Senato sembra vicina

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 11 giu 2014 - Continua al Senato, nella Commissione Affari costituzionali, lo stato di confusione sulla riforma del Senato e del Tirtolo V della Costituzione.

Epicentro del contendere e' sempre lo stesso: l'elezione dei nuovi senatori. Se si debba trattare di una elezione diretta da parte di tutti i cittadini elettori o se adottare una designazione con una elezione di secondo grado.

Come e' ormai noto a tutti, il governo propone l'elezione di secondo grado calibrata sui consigli regionali e con l'apporto dei comuni. Gli oppositori, variegati visto che vanno dalla sinistra della minoranza Pd (Vannino Chiti e Corradino Mineo) ai grillini del M5S, passando per i falchi di FI e della destra di Fratelli d'Italia e della Lega Nord, propongono di mantenere l'elezione diretta e una rilevante funzione legislativa, anche se viene tolta la capacita' di dare o negare la fiducia al governo, che rimarrebbe in capo alla sola Camera dei deputati.

Nel primo caso, secondo il ddl del governo, il nuovo Senato assomiglierebbe molto al Bundesrat tedesco che e' la camera (ad elezione prevalentemente indiretta) rappresentativa dell'articolazione territoriale (in Germania i lander, in Italia le Regioni) e luogo di compensazione dei conflitti tra regioni e tra le regioni (singole o tutte) con lo Stato centrale. Una procedura che attuerebbe un ''dialogo tra legislatori'' perche' metterebbe in contatto i soggetti che possono, secondo le rispettive competenze e ambiti, fare le leggi: le Regioni e lo Stato centrale attraverso l'articolazione parlamentare. La seconda proposta, quella dell'elezione diretta, risponde -come e' stato spiegato ancor oggi dai suoi piu' strenui sostenitori come Chiti e Mineo- ad un pre-giudizio, nel senso che muove da una convinzione che precede il progetto di riforma in questione. Posizione che appare come la traduzione parlamentare delle preoccupazioni espresse dai professori Stefano Rodota' e Gustavo Zagrebelsky. Ovvero che le riforme costituzionali in divenire e quella della nuova legge elettorale sia un combinato disposto pericoloso per l'equilibrio istituzionale e in fondo della qualita' della democrazia nel nostro Paese. A suo tempo, Rodota' con gli altri aderenti a Liberta' e Giustizia, lancio' significativamente un appello per fermare questa riforma costituzionale parlando di svolta autoritaria. Molti gli risposero che era in preda ad un ''complesso del tiranno'' e che certe fobie non hanno ragion d'essere a meno di accusare di essere antidemocratici la maggioranza dei paesi europei, dalla Germania alla Francia e all'Inghilterra, passando per Olanda, Austria e Spagna.

Oggi, con minore drammaticita', quel ''complesso'' viene riproposto in forma parlamentare con la definizione del Senato in funzione di garanzia. Termine usato non a caso da Chiti, Mineo e dai grillini del M5S che evidentemente paventano una forma istituzionale che oggettivamente si avvicinerebbe molto al modello Westminster. Mancherebbe solo la modifica della forma di governo secondo il modello del governo del primo ministro: riforma che appare conseguente, ma che non e' all'ordine del giorno, probabilmente per tutta questa legislatura.

Questo e' il vero epicentro, o se si preferisce il vero nodo da sciogliere nella nebbia che ancora avvolge la riforma.

In questa situazione sembra pero' di cogliere dei segni che fanno pensare che qualcosa si muova e addirittura che si sia gia' mosso. Non volendo fare fede alle parole della ministra per le riforme, Maria Elena Boschi, che ha detto che ormai manca solo qualche limatura, segni concreti vengono dalla Commissione Affari Costituzionali, dove ' stato sostituito dal gruppo PI Mario Mauro, che era un irriducibile oppositore della riforma proposta dal governo. Analogo procedimento viene ventilato nel Pd per Corradino Mineo, anche se continuano le sollecitazioni par un suo allineamento al proprio gruppo. Sono casi che presuppongono decisioni politiche a monte e non solo dei rispettivi gruppi parlamentari. Insomma pare di capire che ci sia una volonta' politica di chiudere la questione e di andare all'approvazione della riforma del Senato in tempi brevi. Soluzione che potrebbe essere facilitata entro la fine della settimana da un incontro tra Renzi e Berlusconi di cui si parla ormai con insistenza. min/vlm

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