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pubblicato il 03/apr/2014 14:16

Riforme: Chiti e 20 senatori Pd, Senato elettivo non e' ... (1 upd)

Riforme: Chiti e 20 senatori Pd, Senato elettivo non e' ... (1 upd)

(ASCA) - Roma, 3 apr 2014 - ''Non e' una controriforma, perche' noi spingiamo per il rinnovamento, ma una riforma che affronta il problema molto grosso del bilanciamento dei poteri. Ogni parlamentare ha un vincolo di lealta' verso il suo partito ma anche verso i cittadini. Renzi ha posto 4 paletti per la riforma del Senato. Noi condividiamo appieno 3 di questi, anzi, li superiamo, ma per il terzo poniamo una questione. La sovranita' dei cittadini va garantita. Non imponiamo nulla, tenteremo di convincere della bonta' delle nostre ragioni. Da oggi si discute''. Cosi' il senatore Pd, Vannino Chiti presenta in una conferenza stampa il testo del ddl per la riforma del Senato depositato oggi a Palazzo Madama che introduce l'elezione diretta dei 106 senatori previsti, con un sistema proporzionale, che escluda ogni rappresentante delle autonomie locali ''perche' e' impensabile poter far bene due mestieri per volta''.

Il ddl e' sottoscritto al momento da altri 20 senatori del Pd oltre a Chiti, a cui se ne aggiungono al momento 3 di diversi gruppi (due della maggioranza e uno dell'opposizione) ma che e' aperto da oggi all'adesione di chiunque intenda farlo. Una proposta, quella di Chiti, che solleva inevitabilmente il profilo della contrapposizione interna al Pd con la linea Renzi, contrapposizione ma che lo stesso Chiti, insieme agli altri firmatari del progetto, al momento smorza. Il premier, sottolinea Massimo Mucchetti, ''non e il verbo e noi non siamo gli infedeli''. ''Fino a prova contraria siamo ancora senza vincolo di mandato'' rincara Corradino Mineo, che ricorda a chi gli chiede come si reagirebbe davanti a un ultimatum di Renzi che ''non si puo' porre la fiducia su un ddl costituzionale''. La via, riporta invece a piu' miti consiglio Chiti, ''e' quella del confronto''. ''Nel dibattito. In commissione - concorda Mineo - potremmo anche presentare emendamenti a un testo di base o diverso, ma potrebbe sembrare ci si voglia mettere di traverso. Noi non vogliamo mettere i bastoni tra le ruote, ma discutere''. Il pericolo, paventa Chiti, ''e' che se si andasse a referendum confermativo da parte dei cittadini, siamo sicuri che tutta la riforma non andrebbe a monte su un punto come questo che poniamo?''.

''La democrazia deve avere la base larga - continua - perche' altrimenti e' a rischio. Se milioni di voti si resta fuori dalle istituzioni, si condanna chi vuole modificarle ad essere contro di loro''.

Nel merito il provvedimento prevede un Senato delle autonomie e delle garanzie eletto su base proporzionale e regionale, contestualmente alle elezioni dei consiglieri regionali, tenuto conto del necessario equilibno di genere.

Il numero dei senatori elettivi e' di 100 piu' 6 senatori eletti nelle cricoscrizioni Estero, con suffragio universale.

Gli elettori devono avere 21 anni, sono eleggibili a senatori gli elettori che abbiano compiuto i 35 anni. Le sue competenze riguardano le leggi costituzionali, le leggi elettorali, sui trattati internazionali, le norme relative ai diritti fondamentali della persona, civili e politici.

Rispetto ai 4 pilastri individuati da Renzi per la sua proposta, il ddl Chiti conferma il rapporto fiduciario con il governo per la sola Camera dei deputati e il superamento del bicameralismo paritario. Sulla riduzione dei costi della politica va anche oltre, riducendo a 106 i senatori e a 315 i deputati, la cui indennita' non dovrebbe superare l'emolumento previsto per il sindaco della capitale d'Italia, cioe' intorno ai 5 mila euro. ''Fate un po' voi i conti'' invita Chiti.

La divaricazione ''di sostanza'' tra le due proposte si evidenzia sul quarto pilastro. ''Per noi devono essere i cittadini a scegliere i propri senatori - rimarca il primo firmatario -. La democrazia regge se si basa sulla sovranita' dei cittadini. Quando si affronta la riforma del Senato bisogna avere una visione d'insieme. Un Senato che abbia una funzione di garanzia deve ridurre la rappresentanza o aumentarla?''. ''La questione di fondo e' la demcrazia - conclude Enrico Buemi, del Psi - un sistema democratico non puo' non avere una rappresentanza plurale. Le elezioni di secondo grado non possono essere accettate e del resto, noi non siamo una Repubblica federale''.

njb

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