mercoledì 18 gennaio | 11:08
pubblicato il 13/giu/2014 17:56

Riforme: Ceccanti, Mineo? Da senatore ebbi diritti-doveri, non anarchia

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 13 giu 2014 - La vicenda della sostituzione di Corradino Mineo nella Commissione Affari Costituzionali del Senato, da parte del gruppo Pd, resta al centro delle polemiche intorno alle riforme costituzionali del Senato e del Titolo V della Costituzione. Polemiche che nel Partito democratico sono ulteriormente lievitate dopo l'autosospensione per protesta di 14 senatori democratici. E' gioco facile prevedere che le stesse polemiche saranno parte cospicua dell'Assemblea nazionale del Pd in programma domani a Roma. Al di la' della cronaca dei fatti e delle ragioni politiche (ma anche dei sospetti) che possono avere determinato il caso -che potrebbe non avere solo motivazioni di diritto e istituzionali- sarebbe utile comprendere quali sono i riferimenti o se si vuole l'habitat in cui si trova a muoversi un senatore con il complesso di diritti e di doveri propri del suo mandato parlamentare. A tal proposito l'Asca ha raccolto la testimonianza del professore Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato, che la scorsa legislatura e' stato senatore e per di piu' proprio nel Partito democratico.

D - Lei che ha vissuto l'esperienza parlamentare, alla luce anche della sua competenza giuridica, come vede il caso Mineo?. Ceccanti - ''Premettiamo subito che si tratta di diritti e doveri di un parlamentare: una liberta' che e' responsabilita' e non anarchia. Per cose studiate e per esperienza personale devo anzitutto dire che per essere arrivato in Parlamento qualcuno ti deve candidare e qualcun altro ti deve eleggere. Quindi c'e' una sorta di rapporto a tre tra l'eletto, il soggetto collettivo che lo candida (il partito, che poi ha il gruppo come sua proiezione parlamentare), gli elettori (al di la' dei limiti dei vari sistemi elettorali). I diritti e doveri del parlamentare si collocano qui, nella complessita' di questo rapporto a tre.

Non a caso i principali articoli della Costituzione che illustrano questo fondamento e che non sono separabili gli uni dagli altri, per un verso valorizzano il ruolo delle realta' collettive (art. 49: i cittadini si associano in partiti per determinare la politica nazionale, i cittadini sono il soggetto ma senza lo strumento dei partiti, e quindi dei gruppi, se il rapporto fosse solo con tanti eletti intesi quali atomi individuali non potrebbero determinare la politica nazionale) e per altro il ruolo dei singoli (il divieto di mandato imperativo di cui all'art. 67 che impedisce al partito di revocare il mandato al singolo; se non ti dimetti o non decadi per fattispecie regolate dalle leggi hai diritto di restare li'). Non si po' quindi invocare da solo l'art. 67, separando liberta' da responsabilita', come se ci trovassimo solo di fronte a una somma anarchica di individui''. D - Ma quando eletto si arriva in Parlamento, nel suo caso al Senato, cosa avviene? Quali sono le procedure e le regole?. Ceccanti - ''Appena arrivi, devi aderire a un Gruppo, che di norma corrisponde alla lista in cui sei stato eletto. Dal Gruppo puoi sempre uscire, senza perdere il mandato parlamentare; nel contempo il Gruppo a cui aderisci ha un Regolamento che prevede varie forme di sanzioni, specie per i comportamenti in dissenso, che puo' portare anche all'esclusione. Il rapporto si puo' quindi rompere sia da parte del singolo sia da parte del Gruppo. Normalmente il Regolamento del tuo Gruppo ti da' ampi spazi per poter determinare l'indirizzo del Gruppo, ma ti chiede anche il dovere di accettare le decisioni prese democraticamente in comune. Ti esenta dalla disciplina solo in alcuni casi, ben determinati, che in genere coincidono con quelli che il Regolamento della Camera a cui appartieni protegge (in Aula, non in Commissione) col voto segreto: elezioni su persone, votazioni collegate a principi costituzionali della Prima Parte della Costituzione. Non hai quindi un diritto a restare comunque nel tuo Gruppo, ce l'hai solo rispetto all'Assemblea. In concreto fanno fede per l'attuale Senato gli articoli 14 (adesione a un gruppo) e 15 (costituzione di gruppi) e per il Gruppo Pd l'articolo 2 del Regolamento interno che ti da' quei margini precisi di dissenso per l'Aula, non per la Commissione''. D - Insomma, l'assegnazione ad una commissione non e' una scelta individuale del singolo senatore ma e' una facolta' propria del Gruppo?. Ceccanti - ''Si', sintetizzando si puo' dire anche cosi'.

In Commissione ti designa il tuo Gruppo che puo' sempre sostituirti perche' la Commissione e' un luogo di confronto tra Gruppi, non tra singoli atomi: per questo la Costituzione vuole che esse siano una fotografia dei rapporti quantitativi tra i Gruppi (art. 72). Se nel tuo Gruppo sei andato democraticamente in minoranza e hai problemi ad allinearti nel voto (non nelle opinioni che restano doverosamente sempre libere) chiedi tu di essere sostituito, pima che la Presidenza del tuo Gruppo sia costretta a farlo per far valere la decisione presa insieme. Non hai quindi neanche un diritto a stare in una specifica Commissione, come ce l'hai invece per l'Aula. In concreto fanno fede gli articoli 21 del Regolamento Senato (nomina delle Commissioni) e 31 (sostituzione nelle Commissioni)''. D - Questa procedura esiste solo da noi o e' utilizzata anche in altri paesi?. Ceccanti - ''Diciamo che e' l'uso per cui molti nel proprio Gruppo rinunciarono a gran parte delle proprie convinzioni in nome di una solidarieta' comunitaria di gruppo dentro cui si fa valere la responsabilita' dei singoli.

L'altro ieri buona parte dei deputati socialisti spagnoli, membri di un partito storicamente repubblicano, ha accettato di votare la legge organica che rende operativa l'abdicazione del Re, dopo il confronto democratico con il gruppo e anche i due che non hanno votato a favore in Aula, astenendosi o risultando assente, hanno accettato di buon grado la sanzione pecuniaria prevista in quel caso dal Regolamento, senza protestare per presunte violazioni del divieto di mandato imperativo. Cosi' funzionano le democrazie parlamentari contemporanee, nessuna esclusa, da quando c'e' il suffragio universale e, con esso, il bisogno di soggetti collettivi per organizzare un rapporto stabile tra cittadini ed elettori.

Nel merito quei soggetti possono certo sbagliare, nessuno e' infallibile, ma il rimedio sta nell'utilizzare gli spazi democratici interni, non in un elogio dell'anarchia del singolo eletto, anch'esso peraltro fallibile''. min/vlm

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