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pubblicato il 27/giu/2014 17:43

Riforme: Ceccanti, immunita'? Sistema inadeguato ridotto solo ad arresti

+++Meglio affidarsi alla Corte costituzionale o a un gran giuri'+++. di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 27 giu 2014 - ''Il problema dell'immunita' parlamentare e' oggi, soprattutto, oserei dire esclusivamente, di autorizzazione all'arresto''. Ad affermarlo e' il professore Stefano Ceccanti, docente di Diritto costituzionale italiano e comparato, riferendosi al dibattito in corso in Parlamento sull'immunita' o meno da attribuire ai nuovi senatori del Senato riformato prossimo venturo. Ceccanti, che porta in esame anche la prassi parlamentare da lui conosciuta con l'esperienza di senatore nelle file del Pd, fa osservare che alla luce della copiosa giurisprudenza costituzionale, il Parlamento oggi quando si trova a deliberare ''sa benissimo quali margini ha per non rischiare di perdere nel possibile conflitto di attribuzione che possono sollevare in seguito i giudici''. ''Da questo punto di vista il sistema - sostiene il professore - sembra assestato e ruota peraltro gia', in sostanza, sulla Corte o perche' ci si adegua alla sua giurisprudenza o perche', in caso contrario, si sara' smentiti con sentenza inappellabile, come talora finisce ancora per capitare''. Sempre avvalendosi dell'esperienza, Ceccanti sottolinea che ''i casi relativi alle intercettazioni sono ormai minimi: si riferiscono a qualche caso limitato relativo alle autorizzazioni ex post per intercettazioni indirette, su altre utenze. Molto spesso pero', che siano o no effettivamente casuali, finiscono per trapelare senza che poi si faccia un'effettiva richiesta per l'utilizzo. Un esito che tutti guardano in sostanza con rassegnazione. Qui la questione ovviamente e' tutt'altra e tocca il regime stesso dello strumento investigativo''. E' allora chiaro di conseguenza che oggi '''stiamo quindi solo discutendo di autorizzazione all'arresto, in sostanza di una decina di casi per legislatura e di un sistema che, ad oggi, sia per la Camera sia per il Senato funziona malissimo da qualsiasi punto di vista lo si voglia vedere''. Questo perche' ''i soli parlamentari della Giunta competente hanno l'idea effettiva del caso in questione, potendo leggere tutti i documenti (secretati per i parlamentari 'semplici') e potendo essere parte attiva nel contraddittorio col parlamentare coinvolto in prima persona.

Il parlamentare 'semplice', se vuole essere davvero coscienzioso nel deliberare in Aula e non vuole solo decidere sulla base di valutazioni politiche o della lettura dei giornali o per simpatie e antipatie personali, e' quindi costretto ad una sorta di stalking nei confronti di membri della Giunta di cui si fida, in sostanza per aggirare il segreto e acquisire conoscenze piu' rigorose. A questi problemi si e' aggiunta poi in questa legislatura la scelta opinabile di votare con voto palese: una scelta che certo protegge da alcune strumentalizzazioni politiche (in genere di gruppi di opposizione radicale che si dichiarano a parole per gli arresti ma che poi votano contro per poter accusare gli altri di logiche di casta, come nel ben noto caso Craxi del 1993), ma che indubbiamente apre problemi diversi sul grado di autonomia del singolo, non solo e non tanto rispetto al suo gruppo, ma rispetto a campagne mediatiche ispirate al populismo giudiziario''. A tutto questo poi '''si accompagna l'incertezza obiettiva -spiega Ceccanti- sui criteri per negare l'autorizzazione: quando nelle assemblee parlamentari la maggioranza e' comunque netta (come lo era al Senato nella scorsa legislatura) si usa di fatto solo il criterio del fumus persecutionis; ma se i numeri sono incerti, serrati, come evitare anche di considerare gli equilibri politici del plenum bilanciando tale criterio con la gravita' del reato? E quest'ultimo non diventa ancor piu' forte nel momento in cui discutiamo di un Senato composto solo di 100 membri, in cui 1 o 2 possono risultare in vari casi decisivi? Un'Assemblea del genere, con quei numeri, non andrebbe tutelata quanto la Camera? Ne' si puo' imporre all?arrestato di dimettersi per mantenere l'equilibrio''. Cosa fare? Come modificare le procedure? '''Io -propone Ceccanti- partirei da chi sa per deliberare, cioe' i membri delle Giunte, attribuendo solo a loro il potere di decidere e darei poi sia al giudice sia al parlamentare la possibilita' di ricorrere in brevissimo tempo alla Corte costituzionale o a un organo analogo, a cavallo tra potere giudiziario e potere legislativo. Dal punto di vista del singolo sarebbe una procedura piu' garantista di quella attuale col voto segreto. Da quello del Parlamento ci sarebbe comunque una decisione motivata di un organo in grado di assumerla con piena conoscenza di causa. Da quello della Corte essa dovrebbe decidere, chiarire i parametri e la ponderazione effettuata: ma se lo fa gia' sull'insindacabilita' cosa osta che 1-2 volte l'anno debba farlo anche per un arresto?''. Ci sono altre strade percorribili? ''' In alternativa alla Corte, se temiamo che essa sia coinvolta in presa diretta in conflitti politici (ma lo possiamo ancora temere come un qualcosa che non esiste oggi quando decide in maniera forte persino sulle leggi elettorali?) si possono immaginare soluzioni analoghe ma diverse: il sen. Tonini qualche tempo fa aveva proposto un giuri' formato da tre Presidenti emeriti della Corte (il piu' recente di provenienza parlamentare, il piu' recente di nomina presidenziale e il piu' recente proveniente dalla magistratura) competente sia per le autorizzazioni di cui all'art. 68 sia per i procedimenti disciplinari relativi ai magistrati ex art. 106, problema speculare sul versante dell?ordine giudiziario''. Concludendo, '''pensiamoci bene -avverte Ceccanti- prima di rassegnarci all'alternativa tra lo status quo per entrambe le Camere e una soluzione che farebbe della nostra l'unica seconda Camera che si limita solo a garantire l'insindacabilita'. Negli altri casi europei, infatti, anche di tutte le seconde Camere non direttamente elettive, la protezione a tutela della separazione dei poteri non si ferma li' e la magistratura non e' altrettanto indipendente e attiva. Non credo che il nostro nuovo Senato debba stare fuori da una logica di equilibri''.

min/vlm

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