sabato 03 dicembre | 22:49
pubblicato il 08/lug/2014 17:17

Riforme: Ceccanti, epico battersi contro il tiranno, ma dov'e'?

+++''I numeri parlano chiaro, non c'e' nessun incubo autoritario''+++. di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 8 lug 2014 - Renzi come Putin? O, peggio, come l'onnipotente e tenebroso segretario del Pcus, il Partito comunista dell'Unione sovietica? Queste sono le grida di allarme -quanto meno le piu' colorite- che si sono nuovamente levate in questi giorni per denunciare il rischio di una ''legale'' deriva democratica verso una dittatura. E' singolare che questo ''Attenti al lupo!'' non sia venuto solo da Beppe Grillo, con i suoi consueti toni esagitati, ma anche da seri e compassati senatori e deputati dello stesso Pd che condividono quella che e' stata definita la sindrome del tiranno. Ma queste preoccupazioni hanno un fondamento reale? Veramente la riforma del Senato insieme a quella elettorale mette a rischio la democrazia in Italia? Abbiamo chiesto un parere al professore Stefano Ceccanti, costituzionalista docente di diritto pubblico comparato ed esperto di sistemi elettorali, oltre che ex senatore del Pd. D - Professore, e' vero che stiamo scivolando se non verso una dittatura verso un sistema autoritario?. Ceccanti - '''Diciamo che c'e' chi non si vuole rassegnare a riforme costituzionali che, al di la' delle loro tecnicalita' sempre migliorabili, ci portino agli standard fisiologici delle democrazie parlamentari con cui dobbiamo cooperare e competere, tutte con assetti di governo ben piu' solidi dei nostri. Per questo vengono sollevati strumentalmente, insieme a obiezioni puntuali anche ragionevoli e opinabili, incubi autoritari che appaiono invece infondati''. D - Ma chi non si rassegna sostiene che con la riforma, e in particolare con la legge elettorale, verrebbero meno le garanzie. Ceccanti - ''C'e' una premessa da fare che e' certo logica e solida: va bene una riforma elettorale che sovra-rappresenti chi ha piu' voti, in modo da evitare grandi coalizioni obbligate, meglio ancora con un doppio turno nazionale, ma questa sovra-rappresentazione, combinata con alcune riforme costituzionali, deve essere limitata al Governo, non deve comportare la conquista unilaterale delle autorita' di garanzia. La prima e', ovviamente, il Presidente della Repubblica, il cui mandato e' pero' sfalsato rispetto al Parlamento (sette e cinque anni): dal punto di vista statistico solo in un limitato numero di casi le due elezioni possono sovrapporsi, come capitato nel 2013. Al quarto scrutinio il quorum scende alla maggioranza assoluta. Il collegio previsto al momento dalla riforma e' composto da 630 deputati, 100 senatori e 58 delegati regionali per un totale di 788. Il quorum e' quindi di 395. Chi vince alla Camera, nel caso migliore, secondo le bozze dell'Italicum, ha 340 deputati. Deve quindi raccogliere altri 55 tra delegati regionali e senatori. Un traguardo non impossibile, anche se dobbiamo considerare che non stiamo parlando del prossimo Presidente, in quanto Giorgio Napolitano ha fatto capire che il suo successore sara' eletto da queste Camere, prima della riforma. Stiamo parlando del successivo, ma a quel punto, con tutta probabilita' chi avra' vinto le elezioni alla Camera si trovera' in minoranza al Senato. Come hanno infatti dimostrato le tornate di elezioni regionali italiane successive alla riforma elettorale maggioritaria, in genere esse, come dappertutto, capitando nel periodo di mid term, vedono vincitori coloro che avevano perso le precedenti politiche (1995: vittoria del centrosinistra un anno dopo la vittoria di Berlusconi, 2000: vittoria del centrodestra che addirittura produce la caduta del governo D'Alema; 2005 e 2010 successo del centrosinistra mentre Berlusconi sta governando con ampia maggioranza). Se si vuole si puo' anche fare di meglio, aumentando il numero dei delegati regionali o, in alternativa, elevando di poco il quorum (non oltre il 55 per cento, altrimenti si rischia di bloccare l'elezione o di dover proprio cedere la candidatura alle minoranze). Per inciso, rispetto agli effetti a catena, i giudici costituzionali di nomina presidenziale sono cinque, ma in un settennato un Presidente ne nomina al massimo tre, visto che la loro durata e' sfalsata, di nove anni''. D - Ma per tutte le altre forme di garanzia come la mettiamo? Quel che vale per l'elezione del capo dello Stato non e' ripetibile per gli altri organi di garanzia. Ceccanti - ''Certamente, il ragionamento non e' per nulla plausibile per gli altri organi. Prendiamo la Consulta, i giudici costituzionali durano nove anni, quindi in una legislatura dei cinque di estrazione parlamentare se ne eleggono due o tre. Il quorum alla quarta votazione scende al 60 per cento. Una soglia cosi' alta che, anche nella legislatura segnata da una maggioranza che piu' si avvicinava a quelle soglie (2001-2006), nessuno ha mai lontanamente ipotizzato di fare da solo ed anzi sono sempre trascorsi mesi prima che si raggiungesse quella soglia, anche quando si trattava di eleggerne simultaneamente due, uno per schieramento. La riforma costituzionale divide la quota di spettanza parlamentare tra Camera (tre) e Senato (due). Ne' da una parte (col 54% massimo dato dall'Italicum) ne' dall'altra (il Senato peraltro e' a rinnovo costante man mano che si vota nelle Regioni) una maggioranza puo' eleggerli da soli e di norma, peraltro, come gia' segnalato, le maggioranze saranno opposte.Idem per il Consiglio superiore della Magistratura, in cui il quorum piu' basso a cui si puo' scendere e' analogo, tre quinti dei presenti votanti, e dove peraltro i membri eletti dal Parlamento sono un terzo del totale''. D - Quale conclusione trarre?. Ceccanti - ''I numeri parlano, contra factum non valet argumentum, anche se l'argomento e' sempre affascinante, il complesso del tiranno sulla base del quale e' cosi' epico e nobile mobilitarsi rispetto alla prosa di chi si batte per standard normali delle democrazie europee. Resta il fatto che, almeno in questo caso, la prosa e' fondata e l'epica no''. min/vlm

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Riforme
Vigilia del voto, Sì e No si accusano di violare il silenzio
Altre sezioni
Salute e Benessere
Sifo: in Italia 4 milioni di depressi. Ma solo 1 su 3 si cura
Enogastronomia
Nasce il Movimento Turismo dell'Olio
Turismo
Turismo, Franceschini: il 2017 sarà l'Anno dei Borghi
Lifestyle
Yocci, il Re della Torta di Carote e... il modo di essere
Moda
Gli angeli sexy di Victoria's Secret sfilano a Parigi
Sostenibilità
Smart City, modello Milano grazie a ruolo utilities
Efficienza energetica
Pesticidi: una minaccia per le api, colpito anche l'olfatto
Scienza e Innovazione
Ministeriale Esa, Battiston (Asi): l'Italia è molto soddisfatta
Motori
Audi A3 compie 20 anni, 3 generazioni e 4 milioni di esemplari