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pubblicato il 11/apr/2014 13:50

Riforme: Ceccanti, ddl Chiti? Senato piccolo doppione peggiorato Camera

Riforme: Ceccanti, ddl Chiti? Senato piccolo doppione peggiorato Camera

(ASCA) - Roma, 11 apr 2014 - Il progetto di riforma del Senato proposto da Vannino Chiti? ''Molto contraddittorio e quindi peggiorativo'', perche' di fatto realizzerebbe un ''doppione peggiorato della Camera''. La bocciatura e' del professore Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato, che ieri insieme ad altri costituzionalisti e giuristi di ''Liberta'Eguale'' ha presentato un appello-proposta in sostegno al ddl Boschi con quattro indicazioni emendative. D - La sua e' una bocciatura severa. Ceccanti - ''Lo dico con un certo dispiacere perche' Vannino Chiti e' una delle persone con cui spesso mi sono trovato piu' in sintonia sui temi istituzionali e non solo (Ceccanti e' stato senatore per il Pd, n.d.r.), pero' l'esame obiettivo dei testi mi porta a queste conclusioni. Questo e' il testo del ddl Chiti: che suscita perplessita' sin dal titolo sul Senato 'delle autonomie e delle garanzie'. Invece poi, a leggere l'articolato, le autonomie non ci sono affatto e si perde proprio il principale pregio, quello di collegare riforma del Senato e riforma del Titolo V e, quindi, di portare le autonomie nel Parlamento. Si pensa forse che il Titolo V funzioni bene cosi'? Che la corte non sia sommersa dal conflitto Stato-Regioni? I senatori sarebbero solo 100, eletti direttamente, a quanto si capisce con la proporzionale e con le preferenze in maxi-circoscrizioni: un'elezione comparabile a quella dei parlamentari europei dove, com'e' noto, si puo' essere eletti solo in forza di una grandi risorse mediatiche o personali. Con la differenza, in peggio, che qui alcuni leaders politici che alle europee si candidano non lo farebbero perche' andrebbero comunque alla Camera. In ogni caso non rappresenterebbero affatto le autonomie ma sarebbero un doppione peggiorato della Camera. A differenza poi di altre proposte di Senato elettivo che cercano comunque di incardinare la competizione in un contesto autonomista prevedendo la contestualita' con le elezioni regionali, qui invece il Senato continua ad essere eletto insieme alla Camera''. D - Chiti rivendica pero' anche un carattere di garanzia del ''suo'' Senato. Ceccanti - ''In cosa consiste poi la garanzia, esigenza che per inciso l'ordinamento affida gia' alla Corte costituzionale oltre che al Presidente della Repubblica? Il Senato perderebbe formalmente la fiducia, ma surrettiziamente la manterrebbe dato che per un enorme quantita' di leggi (praticamente tutte le piu' importanti, peraltro con un forte rischio di contenzioso visto che si fa riferimento a vari articoli della Costituzione sui diritti e pressoche' tutte le leggi principali finiscono per incidervi) sarebbe comunque previsto il bicameralismo paritario. L'unica garanzia sarebbe quella di minare la governabilita', portando a una grande coalizione di fatto con i principali gruppi parlamentari del senato, anche quelli che fossero risultati perdenti alla Camera. I diritti costituzionali devono essere tutelati dalla Corte, caso mai prevedendo il ricorso preventivo davanti ad essa da parte di minoranze parlamentari, altrimenti, se la Costituzione non e' violata, siamo di fronte a scelte di cui si deve assumere la responsabilita' la maggioranza parlamentare. Meglio se poi i consensi sono piu' larghi, ma non per obbligo costituzionale''. D - Tra le molte proposte, si distingue quella di Scelta Civica, che sembra avere un carattere piu' costruttivo verso il ddl del governo. Ceccanti - ''Si', il ddl Monti non ricade nella gran parte dei difetti cui ho accennato, in quanto mantiene la connessione con il Titolo V, la non elettivita' del Senato e aumenta in modo minore l'area della legislazione a bicameralismo paritario, pur se ripropone analoghi problemi sui diritti. Risulta pero' complessivamente meno convincente del ddl governativo perche' invece di semplificare la composizione a favore dei legislatori regionali inserisce anche le cosiddette autonomie funzionali e mantiene i senatori di nomina presidenziale e perche' e' piu' timido nel rivedere il Titolo V mantenendo la competenza concorrente. Pero', per contro, presenta anche alcune innovazioni significative che potrebbero aiutare a emendare il ddl del Governo in termini di rafforzamento delle garanzie come la previsione di Commissioni di inchiesta sulla base della richiesta di un quarto dei deputati o dei senatori e il cambiamento nei numeri dei giudici della Corte di derivazione del Parlamento (3 dal Senato e 2 dalla Camera, all'inverso del ddl del Governo)''. D - Cosa pensa del ddl proposto dal senatore di Forza Italia Augusto Minzolini?. Ceccanti - ''Sostanzialmente quello che penso di tutte le proposte elettive, per di piu' con tali funzioni da farne una vera e propria seconda camera che produce l'assurdita' di rendere piu' che probabili le larghe coalizioni. Voglio dire che ci sono due aspetti molto problematici in tutte le proposte di elezione diretta. Il primo e' che, anche con elezioni contestuali, si presenterebbero liste di partito con proporzionale e preferenze per eleggere pochi senatori. In che senso eletti di questo tipo, molto simili alle personalita' gia' note che eleggiamo alle europe (anche li' con pochi seggi, preferenze e liste) ci potrebbero aiutare per risolvere i conflitti centro-periferia? Non mi sembra che ci sia un rapporto logico. A meno che non si pensi di dire che il Titolo quinto funziona e che va solo cambiato il Senato a prescindere da esso, ma mi sembra molto problemqtico, specie dopo il recente intervento del Presidente della Corte costituzionale. Il secondo problema e' che l'elezione diretta trascina con se' la spinta ad aumentare le leggi bicamerali paritarie, di modo che su molti temi la maggioranza della Camera dovrebbe stabilire una larga coaliziine di diritto o di fatto con la maggioranza opposta del Senato. E qui viene il il paradoso politico: Civati e Minzolini che sono contro le larghe coalizioni propongono un meccanismo che le produce!''. min/vlm

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