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pubblicato il 07/mag/2014 15:36

Riforme: braccio di ferro su Senato, ma posta in palio e' sempre Renzi

Riforme: braccio di ferro su Senato, ma posta in palio e' sempre Renzi

 (ASCA) - Roma, 7 mag 2014 - La lunga e tesa giornata di ieri sulla riforma del Senato, se paragonata ad una partita di calcio, si e' conclusa sull'1 a 1. Un gol lo ha messo a segno il governo, visto che il testo base adottato e' il suo ddl di riforma, l'altro lo ha segnato l'opposizione, con l'approvazione di un ordine del giorno (Calderoli) che in sostanza contraddice in larga parte il testo base, soprattutto la' dove prevede l'elezione diretta dei senatori, quando il governo e la maggioranza propongono un'elezione di secondo grado. Stando ancora in una valutazione strettamente tecnica -quindi non politica- l'odg pur negativo per la sua contraddittorieta' al testo base, di per se' non rappresenta un ostacolo insormontabile. Questo perche' le norme parlamentari non attribuiscono una particolare forza all'odg, che puo' essere facilmente superato da un emendamento a sua volta di segno contrario. E questo sara' il vero terreno di confronto e di battaglia sia all'interno della Commissione Affari costituzionali sia, successivamente, in Aula dove i voti sono piu' pesanti e decisivi, tecnicamente e politicamente. Non si e' mai visto, del resto, che un odg abbia bloccato le decisioni del Parlamento quando sia la Camera sia il Senato abbiano ritenuto di superalo o di ignorarlo. Rimanendo ancora nel paragone calcistico, si deve allora aspettare la partita di ritorno per capire quale sara' l'esito del confronto. Ma se le cose stanno cosi', se la discussione, cioe', e' riconducibile ad un confronto tecnico di opinioni diverse, perche' ieri si e' sviluppata tanta tensione fino al punto che la ministra per le riforme, Maria Elena Boschi, ha minacciato di dimettersi? Minaccia che e' sembrata allargarsi fino a ricomprendere il premier Renzi e la prospettiva di caduta del governo. La spiegazione e' semplice: ad essere in gioco non sono tanto le questioni tecniche, ovvero i punti della riforma, quanto il quadro politico. La vera posta in gioco non e' tanto l'elezione diretta e a suffragio universale dei senatori quanto ridimensionare il peso politico del premier e segretario del Pd Matteo Renzi e con lui il progetto di new deal del Paese. E' infatti incredibile che il vero braccio di ferro che si e' prodotto ieri (ma che e' partito da piu' lontano) sia centrato veramente sulla elettivita' o meno dei senatori. Visto che tutti, anche i ''resistenti'', accettano la fine del bicameralismo perfetto e l'assegnazione del potere fiduciario verso il governo alla sola Camera, e visto inoltre che tutti sono concordi ad attribuire al nuovo Senato la funzione di rappresentanza territoriale e delle articolazioni del Paese, non si puo' credere che ci si ostini a rivendicare al nuovo Senato un ruolo di garanzia rispetto alla Camera. Una affermazione del genere provocherebbe l'immediata bocciatura per ogni studente di diritto all'Universita'. Pochi giorni fa il Pd ha convocato famosi costituzionalisti e giuristi per un chiarimento proprio sulla riforma del Senato. Se un punto ha registrato unanime consenso e' quello sulla bocciatura dell'idea di attribuire ad un Senato delle autonomie -riscritto sul modello del tedesco Bundesrat- una funzione di garanzia rispetto alla camera politica. Sarebbe, hanno spiegato, fare del Senato un freno, se non un blocco, della Camera e del Governo: un'assurdita' isituzionale prima ancora che politica. Anche perche' il ruolo di garante la Costituzione lo riserva alla Corte costituzionale. Eppure senatori di raffinata cultura giuridica, come Mario Mauro (popolari Per l'Italia) e Corradino Mineo (Pd di area civatiana), per non parlare dello stesso Calderoli (Lega Nord), ieri hanno riproposto l'elezione diretta e il Senato-garanzia. Che dire? Contro le aspettative hanno vinto (o pareggiato) almeno per ora la partita con l'aiuto ''esterno'' determinante di Forza Italia e dei ''grillini'' oltre ai leghisti. Un discorso a se' meriterebbe FI, che ha partecipato attivamente a segnare ambedue i gol, quello del governo e quello dei ''resistenti'', in una sorta di schizofrenia politica. A rafforzare i sospetti che la posta vera sia politica sono venute successivamente le dichiarazioni soddisfatte di alcuni attori della fronda. Civati ha applaudito alla caduta di uno dei quattro paletti di Renzi e ha aggiunto che occorre proseguire per modificare il disegno di riforma del governo. Mauro, in dissenso con tutti gli altri senatori del suo gruppo, ha giustificato il suo atteggiamento come difesa della costituzionalita', ma non riuscendo pero' a cancellare i sospetti di ritorsione verso Renzi per non essere stato confermato ministro della Difesa. Strappo definitivo? In commissione e poi in Aula la riforma del governo verra' stravolta? E' presto per dirlo. C'e' tutto il tempo e ci sono le condizioni per una ricucitura, per una mediazione. Stante l'odg Calderoli, che chiede l'elezione diretta da parte dei cittadini dei senatori, da attribuire su base regionale, non e' escluso che questi nuovi senatori possano essere eletti in coincidenza con le elezioni regionali e magari attraverso listini di consiglieri regionali proposti come senatori. Se non e' un'elezione di secondo grado classica, e' comunque qualcosa che gli va vicino e peraltro non dissimile da quanto avviene per il modello tedesco del Bundesrat. Per quanto riguarda le interferenze politiche nel processo di riforma, in proposito ha forse ragione Pino Pisicchio, presidente del gruppo misto della Camera e vicepresidente di Centro Democratico, che consiglia di far passare la campagna elettorale per le Europee: ''La stagione delle riforme e' partita -ha detto- e non dovra' essere arrestata. E' utile, pero', guardare con realismo al lavoro da compiere dopo il voto europeo, per evitare che la propaganda elettorale degli ultimi giorni contamini il confronto sulla riforma del Senato''. Per le tensioni che hanno invece origine nel Pd, specie di una parte della minoranza, l'unica soluzione e' un chiarimento all'interno del partito con una assunzione di responsabilita' dei leader di Area riformista, che non possono stare a guardare neutrali verso chi lavora per una seconda sinistra alternativa a quella del Pd di Renzi. min/vlm

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