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pubblicato il 04/apr/2014 17:53

Riforme: Boschi apre a confronto politico ma rigetta critiche professori

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 4 apr 2014 - ''Io temo una cosa sola e cioe' che in questi trent'anni, le continue prese di posizione dei professori abbiano bloccato un processo di riforma che oggi invece non e' piu' rinviabile per il nostro paese. Certo ci possono essere posizioni diverse che sono legittime: in particolare trovo legittimo che Rodota' abbia profondamente cambiato idea, perche' ricordo che nell'85 fu il secondo firmatario di una proposta di legge che voleva abolire il Senato. Ma dico che ci sono altrettanti costituzionalisti validi che invece sostengono il nostro progetto''. Parole pronunciate dalla ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, intervistata dalla trasmissione televisiva Agora' su Rai Tre.

Il riferimento esplicito e' al professore Stefano Rodota', che insieme a Gustavo Zagrebelsky e altri intellettuali ha sottoscritto e sta diffondendo un appello di Liberta' e Giustizia per fermare la proposta di riforma costituzionale del governo, che vuole porre fine al bicameralismo perfetto con la soppressione dell'attuale Senato con la sua trasformazione in una camera territoriale, seguendo il modello del tedesco Bundesrat. Giusto ieri la stessa Boschi aveva fatto mostra di un atteggiamento aperto e dialogante verso i critici della riforma e le loro proposte emendative, assicurando che da parte del governo non ci sono ultimatum. Perche' allora la durezza di oggi? La differenza sta nel fatto che gli ''altri'' critici, a partire dai 22 senatori democratici che hanno sottoscritto la proposta di Vannino Chiti, non si oppongono di principio ad una riforma e in specie alla fine del bicameralismo: il loro obiettivo e' piuttosto correggere, modificare il ddl del governo secondo schemi che ritengono piu' validi ed efficaci. L'appello di Rodota' e degli altri professori e' invece rivolto a fermare, a fare saltare la riforma ritenendo la fine del bicameralismo, unito all'Italicum, la riforma elettorale in senso maggioritario, una sorta di attentato alla Costituzione, una ''svolta autoritaria'' che farebbe del presidente del Consiglio una sorta di ''padrone''. Insomma una sorta di fatwa laica. E' chiaro che con questi presupposti e' difficile che un dialogo possa iniziare tra le parti. Ne' del resto Rodota' e gli altri non sembrano voler andare oltre le scomuniche. La presa di posizione di Rodota' in questi giorni ha suscitato un certo dibattito tra costituzionalisti e docenti di diritto con una obiettiva prevalenza di coloro che giudicano esagerati i toni dell'appello sul rischio di svolta autoritaria, arrivando a parlare anche di una sindrome del tiranno. Tra i molti commenti si sono segnalati quelli del professore Stefano Ceccanti e del suo collaboratore Giorgio Armillei, moderatore dello spazio critico Landino.it, che hanno ricordato un aspetto curioso della storia costituzionale di Rodota', che nel 1985 fu il secondo firmatario di una proposta di legge per la fine del bicameralismo perfetto con la soppressione del Senato e il passaggio ad un sistema monocamerale. Se Rodota' prende le distanze dalla riforma per lo squilibrio che si crea in virtu' dell'Italicum lo dica -dice Armillei- e spinga poi per un aggiornamento di quel testo. ''Non si deve poi dimenticare -sottolinea Armillei- che la proposta di Rodota' a meta' degli anni ottanta non costituzionalizzava affatto la proporzionale pura, ma solo un riferimento ai 'principi della rappresentanza proporzionale', cosa che e' pienamente compatibile anche con sistemi proporzionali corretti con sbarramenti, con premi, con collegi ridotti, con formule elettorali del divisore. Al limite persino con l'Italicum. Basti pensare alla Spagna che costituzionalizza il riferimento alla proporzionale e poi consente che con il 40% dei voti si produca una maggioranza assoluta in seggi. In altri termini dentro i vincoli di quel progetto non sarebbe affatto escluso che emerga nell'unica Camera una maggioranza di un solo partito o comunque di una piccola coalizione, determinando effetti del tutto analoghi a quelli criticati per l'intreccio tra l'Italicum e il bicameralismo asimmetrico proposto oggi dal Governo''. ''Quello che lascia perplessi -fa osservare Armillei- non e' tanto una proposta o l'altra, il grado di continuita' o discontinuita': si puo' discutere il grado di equilibrio di un sistema o di un altro e quindi preferirne uno o un altro e anche cambiare parere. Quello che non regge e' la scomunica della posizione avversa. Non si puo' con troppa superficialita' bollare tutto cio' che non si condivide come autoritario. Insomma il dibattito va svolto usando argomenti appropriati, praticando il confronto e armandosi di una buona base comparativistica. La vocazione civile del giurista, per usare il titolo di un bel libro dedicato alla parte migliore di Rodota', i suoi studi privatistici, e' proprio questa. E soprattutto il dibattito va depurato dagli anatemi. Chi li lancia rischia di potersi vedere a sua volta criticato per proposte che - formulate in altri tempi - non sembrano poi cosi' dissimili per natura da quelle odierne''. min/vlm

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