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pubblicato il 15/mag/2014 18:45

Riforme: Berlusconi-Renzi, quanto valgono gli ultimatum prima del voto?

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 15 mag 2014 - Quanto valgono in periodo elettorale le dichiarazioni politiche di carattere ultimativo? Questa domanda che si fanno molti cittadini, abbastanza perplessi sulla perentorieta' di affermazioni e giudizi da parte dei diversi leader e dei loro seguaci in questi giorni, deve presentarsi in forme non tanto differenti anche nelle riflessioni degli stessi leader politici. Tralasciando le polemiche d'annata sulle responsabilita' della crisi e sulle capacita' o meno (soprattutto meno!) di varare efficaci contromisure economiche, tralasciando anche le altre polemiche relative a veri o immaginari colpi di Stato, a suscitare perplessita' sono le dichiarazioni sulle riforme che appaiono come un intreccio di contraddizioni rispetto alle precedenti dichiarazioni di intenti. L'interrogativo maggiore investe Silvio Berlusconi, che pochi giorni fa aveva confessato l'aspirazione di diventare un ''padre della patria'' diventando coautore della grande riforma concordata con il premier Renzi. Oggi, lo stesso Berlusconi fa sapere che la riforma del nuovo Senato secondo il ddl del governo ''e' un pasticcio che sembra tale non solo ai nostri senatori ma anche a molti senatori della sinistra''. E alla domanda se abbia dunque un ripensamento, ha spiegato che ''noi restiamo fissi sui temi impegnati, ma Renzi ha varato una legge in Consiglio dei ministri senza interpellarci e ce la siamo trovata in Senato. E' un pasticcio, una legge inaccettabile''. Richiesto di spiegare qual e' la posizione anche sulla riforma elettorale, sull'Italicum, concordato nell'incontro nella sede del Pd al Nazareno, Berlusconi ha risposto che ''il documento l'ho fatto fare ad altri, io non ho posto alcuna firma, ho dato la mia parola, che vale come una firma''. Fin qui (per ora) il leader di Forza Italia, Berlusconi. Una replica e' stata espressa in modo esplicito all'interno del centrodestra da Angelino Alfano, leader di Ncd, che senza tanti complimenti dice che si puo' andare avanti anche senza Berlusconi. ''Non so se Forza Italia rompera' il patto sull'Italicum, ma le riforme -ha detto Alfano- devono andare avanti anche senza Berlusconi''. Piu' leggero nella forma, ma certo ben piu' pesante nella sostanza, e' stato il premier e segretario Pd Matteo Renzi che definisce l'apertura da lui fatta a Berlusconi un ''atto di sensibilita' istituzionale'' e che comunque la maggioranza ''i numeri'' in Parlamento li ha e quindi sulle riforme puo' andare avanti. ''Le Province sono gia' state cancellate, la legge elettorale e' stata approvata in prima lettura alla Camera. Poi si e' passati alla riforma del Senato. Berlusconi -ha affermato Renzi- disse che non si poteva votarla entro il 25 maggio per non dare un vantaggio elettorale per Renzi. E allora si e' rinviato a dopo le elezioni. Vogliamo parlarne in Parlamento? Noi in Parlamento i numeri li abbiamo, e l'apertura nei confronti di Berlusconi e' un atto di sensibilita' istituzionale, non e' un atto di necessita' politica. Le regole si fanno insieme, ma se Berlusconi non vuole farle piu' le faremo con chi ci sta. Berlusconi decida se stare al tavolo o no. Se sta al tavolo ascoltiamo lui, ascoltiamo Forza Italia che e' un partito che prende milioni di voti. Se decide che non vuole starci e vuole andare in Parlamento, si vada in Parlamento. Ragazzi, c'e' un accordo al 95 per cento su tutti i punti, ma di che parliamo?''. Il quadro si puo' completare con la presa di posizione di Pippo Civati, la sinistra della minoranza Pd, che al Senato con Corradino Mineo si e' messo di traverso al ddl del governo chiedendo un Senato elettivo e di garanzia. E Civati rimanda a dopo le elezioni europee sottolineando che queste potranno influire in un senso o in un altro. ''Quello che succedera' dopo le Europee e' legato a molte condizioni. Ad esempio: il risultato del Pd, il risultato di Grillo e come si articolera' poi il centrodestra nel suo complesso. Renzi ha fatto un accordo con Berlusconi su legge elettorale e riforme costituzionali: se quell'accordo tiene, anche Civati e Mineo non potranno dire niente -subendo l'accordo- ma altrimenti si deve aprire una discussione in Parlamento. Noi infatti chiediamo solo di allargare la maggioranza, non di non approvare la riforma del Senato, ma di farla un po' meglio''. min/vlm

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