sabato 03 dicembre | 01:56
pubblicato il 09/mag/2014 17:05

Riforme: aumenta caos Senato. Calderoli ultima spiaggia per devolution

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 9 mag 2014 - Se non fosse tutto vero, quello che sta avvenendo al Senato sulla riforma costituzionale del Senato stesso e del Titolo V della Costituzione sembrerebbe una situazione da commedia dell'arte, dove le parti sembrano veramente recitate ''a soggetto'' e con espedienti e toni al limite del ridicolo. Si afferma tutto e il suo contrario e altrettanto si fa nelle votazioni. Si minacciano barricate contro immaginari colpi di Stato o stravolgimenti antidemocratici. Si minacciano querele tra un vicepresidente del Senato e un presidente del Consiglio. Manca un duello o piu' modernamente un ricorso al Tar contro un ramo del Parlamento e poi si sarebbe nel pieno di un caos piu' patetico che ridicolo, che non potrebbe meglio convincere gli italiani a cancellare del tutto il Senato. I fatti sono ormai noti a tutti, ma vale la pena di ricordarli. Il governo Renzi ha presentato un ddl di riforma costituzionale che punta a mettere fine ad un bicameralismo perfetto con il passaggio ad un Senato rappresentante delle articolazioni territoriali del Paese che, sul modello del Bundesrat tedesco, non vota piu' la fiducia al governo e le leggi di bilancio, ma si occupa prevalentemente dei rapporti tra le regioni e lo Stato centrale. A molti (senatori) il progetto non e' piaciuto e hanno presentato o condiviso altri disegni di legge, che cambiano radicalmente la posizione del governo mantenendo in vita un Senato che svolge una funzione di pretesa garanzia rispetto alla Camera (politica) e al governo. Cuore di questa proposta e' la previsione di una elezione dei senatori a suffragio universale da parte dei cittadini e non con una elezione di secondo grado da parte dei consigli regionali, come propone invece il governo. E' stato obiettato anche da autorevoli costituzionalisti che un sistema del genere sarebbe un'anomalia istituzionale gravissima perche' dopo avere delegato alla sola Camera il rapporto di fiducia politica verso il governo, si creerebbe un contraltare, un freno in possesso di un soggetto che peraltro non potrebbe essere eletto con una legge maggioritaria (come alla Camera) e che facilmente diverrebbe un antagonista politico della maggioranza della Camera, una sorta di antimateria politica. E' la posizione del ddl Chiti, appoggiato da una parte delle minoranza Pd, ma anche dai ''grillini'', dai falchi di FI, dalla Lega Nord e dalle altre destre. Sconfessato Chiti e il civatiano Corradino Mineo da Area riformista, il correntone di minoranza formatosi nel Partito democratico, le cose invece di chiarirsi si sono complicate con la presentazione improvvisa di un ordine del giorno a firma di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato ma soprattutto esponente della Lega Nord e relatore di minoranza nella Commissione Affari costituzionali del Senato. L'odg che Calderoli si e' affrettato a presentare prima della votazione per l'adozione del testo unico (il ddl del governo), che e' l'inizio del cammino legislativo che deve approdare in Aula.

L'odg e' largamente contrario alle linee del governo, proponendo l'elezione diretta dei nuovi senatori su base regionale in proporzione alla popolazione. Prevede funzioni legislative e competenze proprie delle Regioni per ratifica dei trattati Ue, l'assetto degli enti territoriali, partecipazione paritaria con la Camera per le leggi costituzionali, per i referendum ma soprattutto competenze esclusive regionali in varie materie come energia, sanita', istruzione, turismo secondo il piu' classico schema di devolution leghista. Questo odg e' stato votato da Lega Nord, FI e M5S. Subito dopo, FI ha poi votato come testo base su cui iniziare i lavori il ddl del governo. Fine dei contrasti e rinvio dei lavori a dopo le elezioni europee? No, perche' il senatore Calderoli ha spinto per una dichiarazione di improcedibilita' per il testo base che contrasta con il suo odg. Nonostante l'obiezione che un odg non possa essere preclusivo di una legge di modifica costituzionale, ha ottenuto che sulla questione procedurale si pronunci la Giunta per il regolamento, convocata per martedi' prossimo 13 maggio. Nel frattempo ha minacciato querela a Renzi, che aveva definito un'accozzaglia i senatori che avevano firmato il suo odg. La ruvida definizione di Renzi pare sia stata motivata dall'inserimento surrettizio della devolution nell'odg apparentemente dedicato solo alla riforma del Senato. Ma, si chiedono in molti, i firmatari dell'odg, specie i senatori di FI, lo avevano letto? E l'ostinazione di Calderoli a precludere il testo base e ad adottare il suo odg non e' motivata proprio dalla devolution come tentativo della Lega Nord di mandare un segnale al suo elettorato?.

min/vlm

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Riforme
Renzi: brogli voto estero? Film che ritorna da chi teme sconfitta
Riforme
Referendum, Salvini: voto estero comprato ma no vincerà comunque
Riforme
Renzi: col Sì Italia più forte in Ue su crescita e immigrazione
Riforme
Politici, vip e costituzionalisti, tutti divisi al referendum
Altre sezioni
Salute e Benessere
Medici: atleti tendono a sovrastimare problemi cardiovascolari
Enogastronomia
Nasce il Movimento Turismo dell'Olio
Turismo
Turismo, Franceschini: il 2017 sarà l'Anno dei Borghi
Lifestyle
Yocci, il Re della Torta di Carote e... il modo di essere
Moda
Gli angeli sexy di Victoria's Secret sfilano a Parigi
Sostenibilità
Smart City, modello Milano grazie a ruolo utilities
Efficienza energetica
Pesticidi: una minaccia per le api, colpito anche l'olfatto
Scienza e Innovazione
Ministeriale Esa, Battiston (Asi): l'Italia è molto soddisfatta
Motori
Audi A3 compie 20 anni, 3 generazioni e 4 milioni di esemplari