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pubblicato il 09/apr/2014 12:56

Riforme: al via battaglia Senato. In gioco ridimensionamento Renzi

Riforme: al via battaglia Senato. In gioco ridimensionamento Renzi

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 9 apr 2014 - L'attesa e gia' discussa riforma costituzionale del Senato e' finalmente approdata in Parlamento. In forma di disegno di legge, dopo la firma del presidente della Repubblica, ritardata di una settimana per la mancanza della relazione illustrativa del testo, il progetto renziano e' ora alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. L'obiettivo, ha detto piu' volte il premier Renzi, e' quello di arrivare all'approvazione in prima lettura (le modifiche costituzionali richiedono una doppia lettura da parte di Camera e Senato) entro il 25 maggio, data delle elezioni per il Parlamento europeo. Obiettivo realistico e raggiungibile? Teoricamente si', ma le cose si complicano sul piano politico. Si era parlato di difficolta' prevedibili per una resistenza dei senatori a cancellare se stessi, come ad immaginare i tacchini che si mettono spontaneamente in fila per la cena di Natale. Ma non e' solo la rivolta dei 'tacchini'. Il Senato, per i suoi numeri, e' oggettivamente il punto piu' debole del sistema politico (e governativo) di Renzi. Qui e' il terreno ideale per imboscate che possono trovare addirittura alleanze trasversali, che peraltro potrebbero avere i dubbi costituzionali solo come motivo secondario, perche' quello primario e' senz'altro Renzi stesso e il suo progetto di grande riforma. Ci sono le opposizioni grilline e di Forza Italia, ma le piu' insidiose sembrano quelle che hanno origine nello stesso Pd ad opera di chi vuole vendetta politica (sospetto di cui i lettiani non riescono a liberarsene) e di coloro che il nuovo corso non l'accettano e che vorrebbero un ritorno all'antico con un partito tutto sommato oligarchico come in passato erano Pci e Dc. Renzi si trova dunque ad un passaggio difficile, forse il piu' difficile da quando e' diventato segretario del Pd e poi presidente del Consiglio. La dimensione politica dello scontro in atto viene e verra' negata con il richiamo alla doverosa ponderazione istituzionale, alla cautela di fronte a valori qualificanti della democrazia, e ci si concentrra' sulla ingegneria istituzionale del Senato, ma e' chiaro che la posta in gioco e' il ridimensionamento politico di Renzi e per questo ogni aspetto ''tecnico'' tornera' buono come una battaglia combattuta casa per casa. A questo punto e' comunque utile ricordare, seppur brevemente, qual e' il terreno di battaglia che si prospetta, ovvero le diverse opzioni in campo. Anzitutto la riforma proposta dal governo con il ddl. Si passa dal Senato della Repubblica al Senato delle autonomie i cui membri (148) non sono eletti dai cittadini, ma con una elezione di secondo grado: componenti del Senato saranno i presidenti delle giunte regionali, i sindaci dei capiluoghi di regione, a cui si sommano due consiglieri e due sindaci per ogni regione.

Altri 21 componenti sono nominati dal Presidente della Repubblica tra personaggi di alto profilo professionale e culturale. Tutti i 148 senatori non avranno appannaggio. Dal punto di vista delle funzioni, il nuovo Senato, che non vota la fiducia al governo ne' il bilancio dello Stato, sarebbe chiamato a pronunciarsi solo su leggi costituzionali e sulle questioni delle autonomie locali e nei rapporti Stato-Regioni, liberando cosi' della mole di ricorsi la Corte Cosatituzionale. Di propria iniziativa puo' esprimere pareri non vincolanti sulle singole leggi di competenza della Camera. La bozza di ddl a firma di Vannino Chiti e di altri 22 senatori Pd sta raccogliendo consensi trasversali da parte del M5S, di parte di FI, ma anche di Sel, al punto di minacciare numericamente lo stesso ddl governativo. Questa proposta prevede 100 senatori elettivi (proporzionalmente) a cui aggiungere i 6 della circoscrizione estero. Le competenze sarebbero piu' ampie perche' oltre alle leggi costituzionali, si prevedono quelle elettorali, i trattati internazionai, le questioni che toccano i diritti fondamentali. Il Senato non voterebbe la fiducia. Per quanto riguarda la Camera si prevede un dimezzamento dei deputati (da portare a 315) e con stipendio pari a quello del sindaco di Roma capitale. Forza Italia nel suo progetto prevede un Senato elettivo con sistema proporzionale a base regionale, con esclusione di sindaci e presidenti di Regione. Dal punto di vista delle funzioni si prevedono competenze in tema di autonomie e enti locali. Escluso il voto di fiducia riservato alla Camera. Altre proposte sono state presentate, come quella di Giorgio Tonini (Pd) poi ritirata su invito del gruppo democratico, o quella di Scelta Civica, che ha pero' un carattere emendativo e non alternativo al ddl governativo. C'e' poi una proposta di Augusto Minzolini (Fi), che corrisponde alle indicazioni dei ''falchi'' di Forza Italia, proponendo 200 senatori da eleggere con competenze su autonomia territoriale, difesa, esteri e giustizia. min/vlm

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