lunedì 23 gennaio | 20:34
pubblicato il 21/lug/2014 18:55

Riforme: al Senato rischio guerra di trincea. Gli artigli della Boschi

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 21 lug 2014 - Alla fine la ministra per le riforme, Maria Elena Boschi, sempre sorridente e dal viso dolce ha tirato fuori gli artigli. Con una espressione se non dura molto severa, e' intervenuta in aula al Senato per contestare i giudizi di autoritarismo dati -ma spesso anche gridati- alla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione.

La Boschi le ha definite ''bugie'' ma anche ''allucinazioni'' a cui e' difficile rispondere perche' contro le allucinazioni poco puo' chi ricorre alla ragione. ''Siamo chiamati -ha affermato la ministra- a dare una nuova speranza al Paese, a rendere le istituzioni vive, attuali, perche' non diventino simbolo del passato. Sono trent'anni che prendiamo a schiaffi l'opportunita' di cambiare noi per cambiare il Paese, sono trent'anni che aspettiamo domani, come direbbe il poeta. E' il tempo delle scelte, di decidere e nelle mani vostre c'e' non solo la riforma della Costituzione ma l'ultima chance di credibilita' per la politica tutta e sta a noi non sprecarla''.

''Qualcuno parla di svolta autoritaria: questa -ha detto con forza la Boschi- e' un'allucinazione e come tutte le allucinazioni non puo' essere smentita con la forza della ragione''. ''Parlare di svolta illiberale -ha proseguito tra le proteste rumorose dei senatori grillini e di Sel, ma anche dei frondisti di Fi- e' una bugia e le bugie, come diceva un grande toscano, Amintore Fanfani, in politica non servono''.

Saranno pure bugie e allucinazioni, ma nei fatti hanno prodotto quasi 8.000 emendamenti che per dirla con il premier Renzi sono altrettanti sassi messi sui binari del treno delle riforme. Quali prospettive di fronte a questa evidente azione ostruzionistica? ''Ci potra' essere un tentativo di rallentare questo cambiamento, un ostruzionismo -ha affermato la Boschi- che ci puo' portare a lavorare una settimana di piu' e sacrificare un po' di ferie, ma manterremo la promessa di cambiare perche' questa urgenza deriva da noi''.

Le parole severe della Boschi hanno definito la situazione che ora il progetto di riforma costituzionale si trova ad affrontare: una sorta di guerra di posizione con trincee fatte di emendamenti che di costruttivo hanno poco o niente e che rivelano come i soldati di queste trincee vogliono essenzialmente una cosa sola, fare saltare o ridurre al minimo la riforma voluta dal governo e dalla maggioranza. E con questa colpire e ridimensionare Renzi e il suo governo.

Opporsi nell'attivita' parlamentare non e' solo lecito ma e' anche legittimo e normale, ma quello che colpisce e' la non corrispondenza delle tesi sostenute dagli oppositori con la realta' dei fatti.

Se l'obiezione e' di natura di principio, ideologica, secondo quella definizione di ''sindrome del tiranno'', una paura cioe' che si possa cadere in una moderna dittatura, la risposta sulla infondatezza di questa sindrome la si ha semplicemente osservando il quadro politico-istituzionale europeo e occidentale. Proseguire su quella strada della paura, se si e' coerenti, vuol dire sostenere che Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Olanda, Austria e altri paesi ancora sono tutti sotto dittatura o comunque regimi totalitari. Tutti tranne l'Italia. Forse e' il caso di pensare che qualcuno sta esagerando.

Una sollecitazione a tenere conto della realta' legislativa in corso e' venuta dalla presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, oltre che correlatrice del disegno di legge, Anna Finocchiaro. ''Oggi -ha ricordato- ci confrontiamo su un testo che non e' quello del governo ma su un testo frutto del lavoro del Parlamento, discusso, in cui molte indicazioni sono state recepite da relatori''. ''Invito dunque i colleghi -ha aggiunto-, fermo restando che quest'aula e' sovrana, a riflettere sui toni che imprimiamo al nostro dibattito perche' rischiamo di perdere per strada la pulizia dell'opera alla quale siamo chiamati, il rigore del disegno costituzionale. Le parole, se utilizzate con violenza, rischiano di diventare inutili. Le parole 'regime', 'deriva autoritaria', 'violenza sulla Costituzione' se pronunciate in quest'aula sono macigni.

Questa conclusione arriva dopo trenta ore di discussione generale in Aula e anni di dibattito sulle riforme costituzionali. Dire che il lavoro e' segnato da fretta, approssimazione e accelerazione non e' aderente alla realta' dei fatti''.

''Non vorrei -ha concluso la Finocchiaro- che fossimo presi da un incantamento, ma la natura ambigua del Senato era stata discussa gia' durante i lavori della Costituente, compresa la possibilita' di elezione indiretta. E' un tema che sta sui libri di diritto costituzionale''.

min/sam/

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