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pubblicato il 25/giu/2015 20:34

Riforma scuola incassa ok Senato tra insulti, fischi e funerali

Giannini: la maggioranza ha i numeri, non sono commissariata

Riforma scuola incassa ok Senato tra insulti, fischi e funerali

Roma, 25 giu. (askanews) - La "buona scuola" ha imboccato la strada che la porterà alla Gazzetta ufficiale: il maxi-emendamento presentato dal governo e che contiene la riforma della scuola ha incassato la fiducia dall'aula del Senato con 159 sì, 112 no e nessun astenuto. Ora la parola passa alla Camera dove il provvedimento, blindatissimo, approderà il 7 luglio per essere licenziato entro pochi giorni. Tempi strettissimi, vanno ripetendo da giorni governo e maggioranza, per consentire che la riforma sia a regime dal prossimo settembre.

La maggioranza, con il sottosegretario Davide Faraone e il presidente della commissione Istruzione Andrea Marcucci, ha tenuto il punto sull'inevitabilità della fiducia per "salvare le 100 mila assunzioni di docenti precari" e condurre in porto un provvedimento che "fa bene", che porta "risorse e investimenti" alla scuola pubblica. "La scuola - ha osservato la relatrice Francesca Puglisi - è più avanti di come l'hanno rappresenta nelle piazze gli slogan". Dopo il voto di fiducia ha parlato anche il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini togliendosi qualche sassolino dalle scarpe. "A parte qualche assenza giustificata, i numeri al Senato ci sono", ha sottolineato ribattendo agli attacchi ricevuti in giornata: "Non mi sento assolutamente commissariata, si deve parlare quando è il momento giusto e oggi il regolamento ha suggerito che si procedesse in questo modo". La conclusione della Giannini è una: ovvero che "nel campo minato della scuola, su cui sono caduti governi e ministri, noi abbiamo ottenuto un risultato straordinario".

Durante il dibattito in aula tanti gli attacchi alla ministra accusata di "un silenzio inaccettabile", di essere "assente" e "commissariata", di "essere rimasta con il cerino in mano e imbarazzata da una riforma" che, per dirla con Mario Mauro (Gal), "si trasformerà in una sorta di esodati 2, la vendetta". Pungente, infine, il botta e risposta tra Renato Schifani, capogruppo Ap, soddisfatto di "una riforma di centrodestra fatta governando con il centrosinistra", e vari esponenti del Pd, in testa il capogruppo Luigi Zanda, che hanno puntualizzato: "Ma quale riforma di centrodestra? E' progressista", basta alla "propaganda". Sul piede di guerra l'opposizione, dalla Lega Nord a Sel, al Movimento cinque stelle, critica su tutte le novità del provvedimento. In aula il Movimento cinque stelle ha celebrato, con senatori e senatrici con camicie listate a lutto e lumini elettrici, "il funerale della scuola pubblica" "uccisa" da questo ddl. Fischietti, invece, e magliette bianche con scritte del tipo "Diritto allo studio" e "Libertà di insegnamento" per Sel con Loredana De Petris che ha urlato: "Il governo Renzi ha fatto questo schifo di legge".

In dissenso dal suo gruppo, il Pd, si è espresso il senatore Roberto Ruta citando il programma elettorale del centrosinistra e ricordando che "la scuola si cambia con gli insegnanti e non contro". Oltre a Ruta anche Walter Tocci, Corradino Mineo e Felice Casson non hanno partecipato al voto. Assente il senatore a vita Carlo Rubbia considerato su posizioni critiche, assenti anche altri due senatori a vita Mario Monti ed Elena Cattaneo e i senatori Denis Verdini - che secondo i retroscena potrebbe rappresentare il motore per la costituzione di una nuova stampella azzurra per Renzi - e Carlo Giovanardi, mentre hanno votato a favore anche i due ex Forza Italia Sandro Bondi e Manuela Repetti. Proteste e applausi ironici, poi, all'indirizzo dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha votato sì, da parte del Movimento cinque stelle: "Ha tenuto a lungo il paese in scacco questa se la poteva risparmiare" ha osservato la senatrice Enza Blundo.

Caso a parte quello della teoria del gender scongiurata dalle classi, secondo i senatori di Area Popolare, che hanno deciso di votare il provvedimento dopo "l'impegno" del ministro Giannini a scongiurare questo "rischio". Per Schifani (Ncd) "è stato chiarito e fugato ogni dubbio, ogni perplessità sulle ipotesi paventate. Tutta la vicenda è stata ridimensionata e chiarita nei giusti termini in cui andava ricondotta". Per nulla convinto il Carroccio che nell'aula di Palazzo Madama, durante la discussione generale, ha srotolato uno striscione eloquente: "Difendiamo i nostri bambini dalla scuola di Satana". "E' vergognoso - ha denunciato il senatore Stefano Candiani - che in questa riforma non si parli di famiglia e di educazione ma di assurde e malsane teorie. Mi chiedo con che faccia i senatori di Ncd scendano in piazza e blaterino nei salotti tv di tradizione e famiglia quando alla prova dei fatti svendono i nostri valori in cambio della poltrona di Alfano".

Intanto tra flash mob e sit-in di protesta il mondo della scuola contrario alla riforma si è mobilitato per tutto il giorno e un gruppetto di insegnanti è riuscito ad arrivare fin sotto il Senato dove l'ingresso di San Luigi dei Francesi è stato blindato da un cordone di forze dell'ordine. Le urla, però, sono arrivate fino al piano aula: "No Pd, no Pd. Traditori, traditori". E Corradino Mineo della minoranza del Pd viene apostrofato con un "vattene buffone".

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