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pubblicato il 09/set/2014 13:04

Ricerca: Senato riprende discussione riforma enti pubblici. I punti

(ASCA) - Roma, 9 set 2014 - Gli enti pubblici di ricerca tornano all'attenzione della commissione Istruzione del Senato. Dopo la pausa estiva, la settima commissione ha in programma da oggi pomeriggio il seguito della discussione della proposta di risoluzione messa a punto dal senatore Fabrizio Bocchino (Misto-ILC) a conclusione dell'approfondimento svolto neri mesi scorsi sul tema degli enti pubblici di ricerca. Nell'ultima seduta dedicata all'argomento - il 6 agosto - Bocchino ha riassunto i principali impegni che il Governo e' chiamato ad assumere dalla proposta di risoluzione e la posizione espressa in merito dal ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca Stefania Giannini nel corso del suo intervento in commissione a fine luglio, sottolineando i molti punti di convergenza e le questioni su cui invece le posizioni sono distanti, rinviando a settembre il seguito della discussione per cercare di riformulare alcuni passaggi in modo da arrivare a un testo condivisibile dal governo.

Nel testo che la commissione si appresta a ridiscutere sono 14 gli impegni chiesti all'esecutivo. Varare un piano pluriennale di rifinanziamento pubblico in ricerca e sviluppo con l'obiettivo di passare dall'attuale 0,52% allo 0,7% nel 2020 (circa 3 mld di euro in 7 anni), indicando nell'ambito del DEF gli indirizzi e le priorita' strategiche e il quadro delle risorse finanziarie complessive; rifinanziare nell'ambito del piano pluriennale sopra indicato il Fondo per la ricerca scientifica e tecnologica (First); prevedere un unico Fondo ordinario per gli enti di ricerca (Foe) con riparto su base triennale riassorbendo all'interno delle assegnazioni ordinarie i finanziamenti a progetti specifici (come i progetti bandiera e quelli premiali, esclusi quelli internazionali); dedicare alla premialita' una quota parte delle risorse aggiuntive. Sul fronte del personale, si chiede al Governo l'abolizione di ogni limite sul turnover dal 2015, di sviluppare una cornice comune per i ricercatori e i tecnologi degli EPR; un piano straordinario di assunzioni che riporti i livelli di precariato dall'attuale 50% almeno al 20%; semplificare e razionalizzare le forme di contratto di lavoro temporaneo negli enti prevedendo solo due tipologie fondamentali e favorire l'assunzione di giovani ricercatori.

L'impegno numero 10 - sul quale si registra la distanza maggiore con il ministro - tocca la governance del settore che viene riportata alla Presidenza del Consiglio.Una governance da realizzare - secondo la bozza di risoluzione - attraverso tre livelli: la definizione delle politiche della ricerca e dei relativi finanziamenti tramite la costituzione di un Comitato interministeriale della ricerca, presieduto dal premier e supportato da una Consulta della ricerca formata da esperti; la gestione degli strumenti di finanziamento tramite l'Agenzia nazionale della ricerca con compiti di gestione centralizzata di tutti i finanziamenti dedicati alla ricerca; i soggetti attuatori delle politiche di ricerca, cioe' il sistema unitario degli enti pubblici di ricerca, delle universita', dei consorzi, delle imprese e degli altri soggetti attuatori che in piena autonomia implementano le linee programmatiche e gli obiettivi generali delineati dal Comitato interministeriale e declinati dal PNR.Di conseguenza, il Miur dovrebbe diventare ministero dell'Istruzione ed alta formazione e le sue competenze relative alla ricerca trasferite alla Presidenza del Consiglio. Oltre ai 14 impegni, nella proposta di risoluzione si chiedono alcuni interventi urgenti su questioni specifiche come l'ampliamento da 4 a 6 anni della durata massima degli assegni di ricerca, la soluzione di alcuni problemi che interessano il personale dell'Istituto nazionale di Astrofisica e dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la necessita' di porre fine entro il 31 dicembre prossimo al commissariamento dell'Enea con la nomina di tutti gli organi dell'ente, riconoscere la diversa natura di enti - come l'Agenzia spaziale italiana e il Consorzio per l'area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste - impropriamente qualificati come enti pubblici di ricerca con l'adozione di misure di governance, vigilanza, finanziamento e valutazione piu' appropriate e rispondenti alle rispettive missioni. lcp/

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