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pubblicato il 25/nov/2014 21:26

Ribelli Pd si contano su Jobs act, ma per Renzi sono isolati

Il premier ipotizzava fossero meno, ma pensa non abbiano sbocchi

Ribelli Pd si contano su Jobs act, ma per Renzi sono isolati

Roma, 25 nov. (askanews) - Dopo l'accordo con Roberto Speranza e Cesare Damiano, Matteo Renzi pensava che sarebbero stati di meno i dissidenti Pd sul Jobs act ma il premier, raccontano, è convinto che la scelta della conta alla fine si sia rivelata un errore: sono isolati, è il ragionamento che avrebbe fatto con i suoi, se pensano che noi prendiamo provvedimenti contro di loro si sbagliano. Del resto, anche le discussioni tra i ribelli sulla forma di protesta - votare no o uscire dall'aula - rivelano che il fronte non è così compatto e che si è cercato in tutti i modi di raccogliere tutti gli scontenti. "Abbiamo scelto di non partecipare al voto - ha detto D'Attorre - per non lacerare il gruppo e anche per tenere un ponte aperto con quelli, come per esempio Pier Luigi Bersani, che voteranno sì anche per rispetto della disciplina di partito". Di fatto, la scelta di uscire dall'aula è servita anche per raccogliere il maggior numero di firme possibile, ventinove, sotto al documento di protesta: votare no come chiedeva Civati avrebbe spinto tanti ad allinearsi con il governo.

Ma è sul significato della conta che nel Pd ci si interroga. Lo stesso Pier Luigi Bersani, che pure sostanzialmente sposa le critiche dei dissidenti, aggiunge che "uno che ha fatto il segretario è attento alle regole di un partito". Dunque, si critica, ma poi si privilegia quel "bicchiere mezzo pieno" rappresentato dalle correzioni al Jobs act concordate dal governo con il gruppo Pd. Anche perché, ammette l'ex segretario democratico, pure il voto emiliano dimostra che lo scontento verso il Pd non si trasforma, comunque, in un voto a sinistra, a favore della lista vicina a Sel: "Ma certo - ammette Bersani - la nostra gente non ci dice mica 'andate via dal partito'. Semmai ci chiede: ma che cavolo stave combinando?".

Non è l'uscita dal Pd l'obiettivo di Bersani e di gran parte dei dissidenti, mentre forse potrebbe esserlo per Civati e Fassina, ad esempio. Ma, appunto, su questo Renzi non intende offrire pretesti: nessuna sanzione, semmai si proseguirà ancora con la linea dell'isolamento. Se Bersani non mette in discussione la permanenza nel Pd, se Speranza, Damiano e Epifani votano il Jobs act, le mosse degli altri sono meno importanti. E, in ogni caso, se vogliono andare con Sel facciano pure, è il ragionamento del premier con i suoi, ma sarà una loro scelta.

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