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pubblicato il 17/feb/2015 21:25

Renzi tesse tela intervento Onu in Libia: ok Hollande e Vaticano

Il premier lavora anche su crisi greca: telefonata con Tsipras

Renzi tesse tela intervento Onu in Libia: ok Hollande e Vaticano

Roma, 17 feb. (askanews) - Prima la riunione per fare il punto nel governo, poi il colloquio con il segretario di Stato vaticano Parolin, infine quello con il presidente francese Hollande. Matteo Renzi tesse la tela per ottenere dall'Onu quella iniziativa diplomatica da mettere in campo per promuovere stabilità e pace in Libia". Incassando dai suoi interlocutori il sostegno sulla strategia scelta dal governo.

Il primo obiettivo di Renzi è dunque quello di dare un'immagine compatta del governo, dopo le mosse in ordine sparso che hanno caratterizzato il weekend. A palazzo Chigi il premier convoca il tiolare della Difesa Roberta pinotti, quello degli Esteri Paolo Gentiloni, quello degli Interni Angelino Alfano. E c'è anche il sottosegretario alla Presidenza con delega ai Servizi, Marco Minniti. Proprio dall'intelligence è arrivato infatti l'invito alla cautela che ieri ha portato Renzi ad escludere per il momento l'intervento militare: troppe le minacce, giudicate credibili, di un'azione in Italia; e un intervento in Libia non potrebbe che rendere ancora più preoccupante il clima. Tanto più che oggi anche Hamas ha avvertito Roma: un intervento militare sarebbe giudicato "una nuova crociata contro Paesi arabi e musulmani". Con Alfano invece si è esaminata la minaccia di una "invasione" di migranti che i miliziani libici sarebbero pronti a scatenare contro l'Italia, e si è discusso anche del "piano di impiego" dei 4.800 militari dell'operazione "Strade sicure" anche "in relazione alle nuove esigenze contro il terrorismo".

Il secondo passo è stato il colloquio con il segretario di Stato vaticano, cardinal Pietro Parolin. Dal quale arriva la piena promozione del piano italiano: è auspicabile una "risposta rapida" nei confronti della Libia perché la "situazione è grave", ma "qualsiasi intervento armato deve avvenire nel quadro del diritto internazionale", dice dopo la conversazione avuta a palazzo Borromeo in occasione della celebrazione per l'anniversario della firma dei Patti Lateranensi. Infine, la telefonata con Hollande: anche in questo caso, "piena identità di vedute" sulla necessità di un'iniziativa Onu. Tassello importante, visto lo status di membro permamente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di cui gode la Francia, in vista della riunione di domani in cui al Palazzo di Vetro si inizierà a fare il punto sulla crisi libica.

Una giornata che ha permesso anche di preparare l'informativa che domani mattina Gentiloni terrà alla Camera e di affinare la posizione italiana. Che passa innanzitutto dalla necessità di almeno 'avvicinare' i due principali soggetti politici libici, il governo di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale e il Congresso nazionale libico, sostenuto dalle milizie filo-islamiche a Tripoli, per far fronte comune contro i miliziani che si riconoscono nell'Is. Perchè l'intervento militare resta comunque una prospettiva, se dovessero fallire le iniziative diplomatiche: ma una missione internazionale sarebbe senz'altro più 'agevole' se fosse richiesta sia da Tabruk che da Tripoli.

Al termine del giro di colloqui sulla Libia, Renzi affronta anche l'altra crisi che scuote l'Europa, quella sul debito greco. Una telefonata con Tsipras, presente anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Non a caso - spiegano uomini vicini al premier - era presente anche Padoan. L'Italia rispetta le regole Ue, non è il Paese del 'ma anche...'". E Tsipras, in un momento così drammatico, deve ricordare di "essere il primo ministro della Grecia, non solo il leader di Syriza". Ma in questo quadro, a palazzo Chigi si ritiene che sia ancora possibile un esito positivo del negoziato tra Eurogruppo e Atene, confidando in passi indietro da entrambe le parti: "E' solo così che si negozia...".

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