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pubblicato il 04/dic/2014 19:45

Renzi sigla armistizio con Marino contro elezioni

Accordo per fronte comune per evitare ipotesi scioglimento Comune

Renzi sigla armistizio con Marino contro elezioni

Roma, 4 dic. (askanews) - Fino a qualche giorno fa Ignazio Marino era un problema per Matteo Renzi. Il premier aveva più volte fatto arrivare messaggi preoccupati al sindaco di Roma, sia personalmente che attraverso il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, perché la situazione stava diventando ingestibile, dopo la vicenda delle multe al sindaco e lo scontro con il Pd romano. Renzi non voleva mettere in discussione il sindaco, perché l'operazione si presentava troppo rischiosa, ma chiedeva comunque al primo cittadino un segnale di "svolta" per invertire un crollo di consensi nella capitale che ormai preoccupava. L'inchiesta sulla "mafia capitale", però, ha offerto sia al premier che al primo cittadino un'opportunità per ribaltare la situazione e, al tempo stesso, per intervenire di forza su quel Pd romano che certo non può essere considerato di fede renziana. Marino non si tocca, è il messaggio che arriva adesso da Renzi.

Matteo Orfini, presidente del Pd, è stato inviato oggi in Campidoglio a siglare l'armistizio e non a caso, all'uscita, ha risposto così quando gli è stato chiesto se ci fosse un rischio di scioglimento del Comume: "Non credo ci sia questo rischio. Questa amministrazione è stata un argine ai poteri criminali". In serata, poi, la vice-segretaria Pd Debora Serracchiani: "Si tratta di ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nelle persone che le rappresentano. Un cammino che ci vede al fianco della magistratura e che percorriamo insieme al sindaco Marino".

Come spiegava un deputato renziano oggi alla Camera, "a questo punto le multe di Marino sono solo delle ingenuità, di fronte a quello che sta uscendo fuori. Altro che elezioni, Marino resta lì e, semmai, si fanno i conti con certi esponenti romani...".

D'altro canto, come ammette un altro parlamentare renziano, l'ipotesi di andare a elezioni anticipate a Roma è impensabile anche perché "un candidato dove lo troviamo?". Semmai, questa è l'occasione per intervenire in una città nella quale il renzismo non aveva fatto breccia, dove chi finora ha tenuto in mano il timone faceva riferimento a un sistema di potere lontano dal premier. Sempre Orfini ha spiegato: "Abbiamo commissariato il Pd di Roma perché nel Pd ci sono tantissime persone per bene e che hanno lavorato a sostegno di questa amministrazione per costruire una città più vivibile e moderna e un partito che deve essere come un partito deve essere, e poi ci sono state persone che probabilmente hanno commesso degli errori e hanno sbagliato".

Come già accaduto in passato con Orsoni e con Genovese, Renzi non intende fare sconti e vuole cogliere l'occasione per dimostrare che il "suo" Pd è cosa diversa, commissariando il partito romano, e al tempo stesso per interrompere l'assedio della destra al Campidoglio. A Marino, chiaramente, è stato chiesto di accettare un rapporto più continuo con il partito, con quello nazionale si intende.

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