martedì 21 febbraio | 13:18
pubblicato il 22/mag/2016 11:00

Renzi: si vota nel 2018 ma se vince no al referendum me ne vado

E al Messaggero invoca "un sì convinto, o sarà inciucio"

Renzi: si vota nel 2018 ma se vince no al referendum me ne vado

Roma, 22 mag. (askanews) - Ribadisce che in caso di vittoria del no al referendum sulle riforme costituzionali "se ne andrà a casa". Ma questo non significa elezioni anticipate. "Per me si vota nel febbraio 2018", afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi in una intervista a Il Messaggero. "I risultati che stiamo ottenendo in Europa li otteniamo per la nostra capacità di fare le riforme e di dare stabilità. Prima dell'interesse del mio partito viene l'interesse del mio Paese. E l'interesse italiano è votare alla scadenza naturale".

Pierluigi Bersani sostiene che se anche vincessero i no il premier non dovrebbe dimettersi. Ma "io non sono come gli altri - chiarisce Renzi -. Io se perdo vado a casa perché non resto se gli italiani bocciano la riforma più importante del mio mandato. Mi fa piacere però che Bersani e alcuni costituzionalisti del no si preoccupino della continuità del nostro governo. Con una battuta potrei dire che forse non stiamo andando così male come alcuni dicono".

Ciò detto, sul merito della consultazione popolare il capod el governo rilancia i richiami a votare un sì convinto. Perché la riforma "supera il bicameralismo paritario, elimina la doppia fiducia e la navetta parlamentare, riduce i costi e i posti della politica, garantisce i diritti delle opposizioni e allo stesso tempo aumenta la stabilità istituzionale. Un passo in avanti storico per le istituzioni italiane. Altro che turarsi il naso: vado a votare con entusiasmo il sì più convinto. Chi vota no - ribadisce Renzi - si tiene il sistema di oggi, l'inciucio istituzionalizzato".

Quanto ai sondaggi sulle comunali, e in particolare alle indicazioni di vantaggio della candidata Raggi dei 5 Stelle a Roma "Ricordo quelli delle europee: ci davano testa a testa, noi abbiamo preso il 40% e loro la metà. La realtà è più grande dei sondaggi, vedremo come andrà a finire".

E proprio sul voto nella Capitale "mi dispiace non essere romano perché avrei votato volentieri (Giachetti). E' una persona vera, genuina, autentica. Non si nasconde e quando c'è da rischiare rischia in proprio. Conosce la macchina amministrativa: ha firmato migliaia di documenti burocratici e non ha avuto neanche un avviso di garanzia, impresa quasi impossibile oggi per un amministratore pubblico. Ha una squadra di livello con sé, perché capisce che governare Roma non è una passeggiata: questa è Roma, non un talent show dove chi vuole esibirsi ci prova e al massimo viene eliminato. Roma ha bisogno di persone con esperienza amministrativa e specchiata onestà: non vedo in campo nessuno meglio di Giachetti".

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