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pubblicato il 11/dic/2014 21:34

Renzi sfida ribelli, i suoi chiedono sanzioni e voto

Il premier: "Domenica ne parliamo in Assemblea"

Renzi sfida ribelli, i suoi chiedono sanzioni e voto

Roma, 11 dic. (askanews) - Di quello che è accaduto sulle riforme si parlerà "domenica" in assemblea Pd. Se davvero il voto della minoranza con Lega e Sel è un "segnale politico", il partito dovrà discutere della questione. Matteo Renzi prepara la controffensiva nei confronti dei ribelli Pd, pressato anche dalle lamentele dei suoi che ora, nelle chiacchiere alla Camera, chiedono sanzioni nei confronti degli esponenti della minoranza che votano contro il governo. L'appuntamento è quello dell'assemblea del partito, organismo che ovviamente Renzi controlla grazie alle primarie del 2013 e non a caso il senatore Andrea Marcucci, uno dei renziani doc in Parlamento, chiede che quella platea "si verifichi esplicitamente il consenso" sulla linea del partito. In altre parole: si vada alla conta. Ma questo non basta a molti dei renziani e qualcuno alla Camera spiega: "Ora basta, le espulsioni magari no, ma almeno che si dica che chi vota contro il governo non può avere incarichi, presiedere commissioni e via dicendo".

Nel mirino ci sono innanzitutto Rosy Bindi e Francesco Boccia, la prima presidente della commissione Antimafia e il secondo presidente della commissione Bilancio ed entrambi attivissimi nelle critiche al governo e al premier. Ma sono molti i presidenti affidati alla minoranza, senza contare, ragiona il deputato renziano, "i capigruppo in commissione. Tutte persone che rappresentano il partito, quando gli fa comodo, e poi sparano contro e votano con le opposizioni".

D'altro canto, per Renzi il problema è politico, come spiega un esponente della segreteria: "Non è una questione disciplinare, qui bisogna affrontare una situazione che comincia ad essere non più sostenibile". E, aggiunge, un altro componente della segreteria "non è possibile che continuamente ci sia gente che non rispetta gli accordi. Se non ci fanno fare le riforme andare avanti diventa insostenibile. E certo non voteremmo con il consultellum...". In pubblico, il premier ribadisce che l'orizzonte è il 2018, ma sono in tanti i parlamentari vicini a lui a sostenere che si è arrivati molto vicini al punto di rottura.

Certo, minacciare il voto non è semplice anche perché il nuovo presidente della Repubblica difficilmente vorrà esordire con uno scioglimento delle Camere. E, ragiona un esponente della minoranza, uno dei ribelli, "Renzi non riuscirà a portare al Colle un suo yesman. Per questo vuole la legge elettorale prima, ma non ci riuscirà". Adm

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