martedì 17 gennaio | 16:31
pubblicato il 25/nov/2014 10:33

##Renzi: senza flessibilità non c'è la politica, ma tecnocrazia

"Eppur si muove", qualcosa sta cambiando nella politica europea

##Renzi: senza flessibilità non c'è la politica, ma tecnocrazia

Strasburgo, 25 nov. (askanews) - "La mancanza di flessibilità è un nonsenso: senza flessibilità non c'è più la politica e si entra nel regno della tecnocrazia". Lo ha detto il premier Matteo Renzi durante il suo intervento al gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, stamattina a Strasburgo, prima di andare ad ascoltare l'intervento del Papa in plenaria, come titolare della presidenza di turno del Consiglio Ue.

"Non abbiamo costruito l'ideale europeo per fare un algoritmo, per affidarlo a un computo ragioneristico. L'approccio tecnocratico per cui conta lo 0,01%, senza guardare alla sostanza dei problemi, non mette in difficoltà solo l'Italia o la Francia, ma la Politica", ha insistito Renzi, osservando che in questo caso "gli elettori non solo non ci votano, ma fanno anche bene a non votarci".

"Io - ha precisato il premier - non chiedo di cambiare le regole: la regola del deficit l'Italia la rispetta, siamo sotto il 3% del rapporto deficit/Pil", e per il Paese questo è importante "perché sappiamo che c'è un problema di credibilità, di reputazione. Ed è vero anche che fino a quando non spenderemo bene i soldi europei, che poi sono i nostri soldi, non saremo credibili".

Oggi, comunque, "qualcosa si sta muovendo" nella politica economica dell'Ue, ha sottolineato ancora Renzi, con un chiaro riferimento ai primi segnali di maggiore flessibilità da parte della Commissione Juncker nell'esame dei bilanci nazionali dei paesi membri e alla priorità data alla crescita con il piano europeo per gli investimenti che sarà presentato domani.

"Non appaia provocatorio citare Galielo Galieli, proprio nel giorno in cui viene qui il Papa, ma lasciatemi dire, come quel grande italiano, 'eppur si muove'. Lo dico per quel che sta accadendo alla politica europea. A giugno scorso, al vertice Ue di Yprès, quando ho parlato di flessibilità è stato imbarazzante: mi guardavano tutti, 'ha detto flessibilità, ha detto crescita', ripetevano. Sembrava assurdo chiedere un cambiamento. Ma adesso - ha concluso il presidente del Consiglio - è chiaro che qualcosa deve cambiare, perché l'Europa torni ad essere un luogo di ideali e di passione:'Eppur si muove'".

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