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pubblicato il 16/set/2014 13:33

Renzi replica a Bce e tende la mano a Fi su giustizia e fisco

Legge elettorale "subito", "non voglio le urne ma non le temo" (ASCA) - Roma, 16 set 2014 - Rivendica il lavoro fatto, rifila un paio di schiaffi alla Bce e ai 'rigoristi' europei e tende la mano a Fi su giustizia e fisco: Matteo Renzi presenta alla Camera il programma dei 'mille giorni' e ribadisce l'orizzonte del 2018, precisando pero' di non avere "paura di confrontarsi con gli italiani". Un discorso come d'abitudine all'attacco, in cui il premier traccia il percorso di riforme da affrontare nei prossimi mesi, avvertendo che questa e' "l'ultima chance" per l'Italia. Chi lo accusa di perdere tempo con la trovata dei 'mille giorni' dice una cosa "grottesca e ridicola", esordisce, l'Italia ha gia' ottenuto il risultato di "interrompere la caduta", ma ovviamente "non basta" e adesso bisogna tornare alla "crescita". Per farlo, bisogna realizzare le riforme - il fisco, la giustizia, il mercato del lavoro, la legge elettorale da fare "subito", la pubblica amministrazione - ma, e qui arriva la risposta piu' dura ai richiami Ue dei giorni scorsi - "mi scappa da ridere quando sento dire che il nostro modello debba essere la Spagna".

Solo pochi giorni fa Mario Draghi aveva indicato proprio Madrid come modello da seguire e il commissario finlandese Jyrki Katainen, uno dei sostenitori del rigore, aveva avvertito che le riforme non basta averle messe in agenda, ma bisogna attuarle davvero. L'Italia, e' la risposta ufficiale che arriva oggi da Renzi, fa sul serio: "Al termine dei mille giorni - ripete come un mantra - il fisco, il diritto del lavoro, la giustizia, la pubblica amministrazione, non potranno essere quelli di oggi".

Soprattutto, Renzi ci tiene a sottolineare che alcune cose si e' gia' cominciato a realizzarle: il decreto-lavoro, gli 80 euro che sono un inizio della riduzione fiscale, la riforma del Senato, che serve anche a dire che "e' finito il tempo delle rendite".

L'Italia fara' quello che deve fare, ma decidendo autonomamente come, e' il senso del discorso: "Il nostro disegno culturale non puo' essere quello che ci viene rappresentato dicendo che dovremmo imitare altri paesi europei, riducendo il salario dei lavoratori", come appunto accaduto in Spagna. Anche perche', insiste, "dobbiamo anche smetterla con questa cultura della lamentazione e del piagnisteo per cui in Italia va tutto male.

Noi siamo quelli che hanno salvato le banche di altri paesi, nessuno ha salvato le nostre banche".

Quindi, i passaggi sulla giustizia e sul fisco che sembrano mani tese anche a Fi: la riforma deve "cancellare il violento scontro ideologico del passato", l'indipendenza della magistratura e' un caposaldo da difendere ma al tempo stesso "non accettiamo che uno strumento a garanzia dell'indagato costituisca un vulnus all'esperienza politica o imprenditoriale di una persona". Un concetto ribadito parlando dell'Eni, "la prima azienda italiana" che non puo' essere messa in crisi "per uno scoop o per un avviso di garanzia citofonato sui giornali...". Sulle tasse, Renzi chiede "una strategia condivisa e unitaria che porti alla semplificazione fiscale, all'abbassamento del carico fiscale sul lavoro".

Quindi, la riforma del lavoro che il governo e' pronto a fare anche con "provvedimenti d'urgenza" se il Parlamento dovesse bloccarsi su questo. Con un avvertimento: la "sinistra" non puo' difendere l'attuale mercato del lavoro basato "sull'apartheid" ma anche "chi oggi da' poteri taumaturgici alla riforma del mercato del lavoro che per recuperare posti di lavoro occorre una politica industriale".

Il tutto, nell'orizzonte dei 'mille giorni', con un invito a fare le riforme "tutti insieme" e con una rassicurazione che e' anche un avvertimento: "Vi proponiamo di utilizzare come scadenza della legislatura la scadenza naturale, sapendo che e' facolta' delle camere in ogni momento negare la fiducia e sapendo che da questa parte del tavolo non abbiamo paura di confrontarci con gli italiani".

Adm

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