giovedì 08 dicembre | 17:18
pubblicato il 02/set/2014 20:42

Renzi punta sul Jobs Act. Il Pd incontra Poletti per blindare l'art.18

(ASCA) - Roma, 2 set 2014 - E' il Jobs Act l'obiettivo di Matteo Renzi per i prossimi mesi, il presidente del Consiglio punta sulla riforma del lavoro come arma di persuasione per provare a ottenere un po' di ossigeno dall'Ue, ma l'argomento ha alzato il livello di allerta nel Pd, che teme l'offensiva Ncd (e europea) sull'articolo 18. Le parole dette ieri dal premier avevano da un lato rassicurato, dall'altro lasciato qualche perplessita' a molti nel Pd: bene dire che il problema non e' l'articolo 18, ma meno chiaro e' il riferimento al ''modello tedesco'' che e' un sistema complesso. Per questo stamattina, prima di recarsi a palazzo Chigi dal sottosegretario Graziano Delrio, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha voluto fare il punto con il Pd in una riunione alla quale partecipavano, tra gli altri, i capigruppo in Parlamento Luigi Zanda e Roberto Speranza, il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Cesare Damiano e il responsabile economia del Pd Filippo Taddei.

L'esigenza di Renzi, spiegano in casa Pd, e' quella di avere una importante riforma economica da presentare in Europa per dimostrare che l'Italia fa sul serio e che, quindi, ha tutti i titoli per chiedere quel cambio di politica economica che i rigoristi non vogliono dare. L'offensiva di Ncd sull'articolo 18, pero', ha messo in allarme il Pd, e lo stesso premier non ha gradito perche' sa bene che in casa democratica questo tema non verrebbe accettato. ''Il timore - spiega un esponente della sinistra Pd che non era alla riunione - e' che sull'articolo 18 non ci sia solo Ncd, ma anche pressioni europee''. Alcuni sostengono anzi che proprio questa potrebbe essere la condizione posta dalla Germania e dagli altri sostenitori del rigore: una riforma del lavoro simile a quella spagnola.

Renzi, ieri in conferenza stampa, ha spiegato che lui guarda a Berlino e non a Madrid, ma appunto anche il 'modello tedesco' e' un concetto che molto nel Pd vogliono capire meglio: da quelle parti il mercato del lavoro comprende anche i 'mini-job', lavori da poche centinaia di euro al mese, ma e' integrato da un sistema di welfare ben piu' ampio, e costoso, di quello italiano. Per questo, oggi, i capigruppo Pd e Damiano hanno fissato una linea chiara: benissimo il contratto unico a tutele crescenti evocato ieri da Renzi, a patto che non si metta assolutamente in discussione l'articolo 18. Va bene prevedere la sospensione dell'articolo 18 per i primi tre anni, a patto che allo scadere di quel termine ci siano incentivi fiscali per assumere a tempo indeterminato e che a quel punto l'articolo 18 sia garantito come per i 'vecchi' lavoratori. Un percorso sul quale tanto Poletti quanto Taddei si sarebbero detti d'accordo, tanto che il responsabile economia Pd ha poi fatto una dichiarazione per spiegare che ''il richiamo al modello tedesco e' un richiamo ad andare avanti nel percorso delle riforme sul mercato del lavoro, dopo il decreto Poletti. Il desiderio di arrivare a ammortizzatori sociali universali, a una semplificazione contrattuale che favorisca il lavoro stabile e a superare infine politiche attive di formazione regionalizzate e riportarle all'interesse nazionale''.

Bisognera' ora vedere se la linea fissata da Pd e governo sara' accettata dagli altri partiti di maggioranza, a cominciare da Ncd.

Adm/pol/tmn

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