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pubblicato il 04/set/2015 20:41

Renzi prova a ridurre dissenso Senato, faccia a faccia col Pd

Il premier prova ad assotigliare il fronte dei 'ribelli'

Renzi prova a ridurre dissenso Senato, faccia a faccia col Pd

Roma, 4 set. (askanews) - La mediazione Matteo Renzi la cercherà, sulle riforme, ma difficilmente sarà quella che chiede la minoranza Pd. Il premier, salvo improbabili ripensamenti dell'ultimo minuto, ha scelto di evitare riunioni riservate con Pier Luigi Bersani o con altri leader della sinistra Pd e si rivolgerà direttamente ai 113 senatori democratici martedì sera, provando ad aprire una breccia in quei 25 dissidenti che hanno presentato un documento lo scorso luglio.

Renzi, innanzitutto, non avrebbe intenzione, secondo quanto dicono molti dei suoi, di offrire un riconoscimento politico al potere di veto della minoranza. Ma c'è anche una ragione tutta pragmatica dietro la scelta: i sondaggi affidati a Luigi Zanda, Anna Finocchiaro e Luca Lotti hanno consolidato quella che era già una convinzione del segretario-premier, e cioé che la pattuglia dei dissidenti al Senato è comunque variegata e nemmeno un accordo con Bersani potrebbe garantire un ritorno alla disciplina di senatori come Corradino Mineo, Walter Tocci o Vannino Chiti, per fare solo alcuni nomi. Renzi, peraltro, è convinto che almeno una parte della minoranza - quella civatiana e quella che guarda a Massimo D'Alema e a Enrico Letta - non voglia proprio nessuna intesa e cerchi solo il modo di farlo inciampare.

Una valutazione diversa, tra i renziani, è quella che viene fatta su Bersani: l'ex segretario, per il ruolo che ha avuto e per la sua storia, è più portato a non oltrepassare certi limiti, pur nella polemica, e non sono sfuggite le frasi pronunciate ieri a Milano: "Secondo me si trova la soluzione, abbiamo altri problemi davanti", e gli altri problemi sono innanzitutto il lavoro e l'economia. E' vero che Bersani pochi istanti prima aveva parlato di "deformazione della democrazia" descrivendo le riforme di Renzi, ma resta il fatto che più volti poi ha fatto capire che un accordo è possibile: "Credo che una soluzione la troviamo".

Del resto, proprio ieri Bersani ha toccato con mano quanto il duello finale sulla riforma del Senato potrebbe non essere compreso nemmeno dalla base. L'ex segretario Pd è stato accolto bene alla festa dell'Unità, c'era folla e ha ricevuto applausi, ma i passaggi più duri sulle riforme sono stati più volte interrotti da mugugni di parte della platea, tanto che Bersani ha dovuto chiarire: "Io sarei, al limite per abolirlo proprio il Senato, ritoccando l'Italicum a quel punto...". Di sicuro, un terreno più facile per fare le pulci al premier sarà quello dell'abolizione della tassa sulla prima casa, se Renzi confermerà l'intenzione di applicare la misura a tutti, ricchi compresi.

Per tutti questi motivi, Renzi sembra preferire la strada del confronto aperto davanti al gruppo parlamentare, lasciando magari agli ambasciatori il compito di provare a smussare qualche angolo con Bersani. L'ipotesi di riscrivere da capo l'articolo 2 della riforma il premier continua ad escluderla, ma per provare a disarticolare il fronte dei dissidenti è verosimile che qualche soluzione di compromesso venga comunque messa sul tavolo martedì.

Le idee al riguardo sono diverse, quasi tutte già circolate e tradotte in emendamenti: dal listino da affiancare alle liste per le regionali alla norma che sancisce un ruolo degli elettori nell'indicazione - e non nell'elezione - dei consiglieri-senatori, per poi lasciare alle Regioni la discrezionalità su come attuare tale principio. Tutte soluzioni che i duri della minoranza, finora, hanno giudicato come mera "cosmesi" e, dunque, insufficienti.

La questione, però, come è evidente è tutta politica e di fatto lo dice lo stesso Bersani: "Ci si può mettere a tavolino - ha detto sempre ieri - sulle cose istituzionali si può trovare un'intesa. Ma facciamo capire che siamo un centrosinistra alternativo alla destra".

Ecco perché Renzi proverà ad usare tutta la forza di persuasione di cui è dotato, nei confronti dei senatori Pd e non solo. L'argomento più forte, di nuovo, è quello del ritorno al voto, esito che il premier non vuole ma che ritiene essere un vero spauracchio per la maggior parte dei parlamentari, di ogni partito. Difficile che Renzi ponga un aut aut in questi termini, ma certo farà in modo che sia chiaro a tutti, una volta di più, il nesso tra riforma della Costituzione e 'mission' del governo.

Il 'bastone' del voto anticipato, assieme alla 'carota' di una qualche apertura su forme di partecipazione degli elettori alla scelta dei consiglieri regionali-senatori. Più o meno su questi binari, spiegano, dovrebbe correre la mediazione che Renzi proporrà: chi vuole discutere di merito, spiega un renziano, può farlo; se l'obiettivo è la capitolazione del governo lo si dica chiaramente. L'obiettivo, appunto, è quello di provare a ridurre la pattuglia dei dissidenti, magari anche solo accontentandosi di una non partecipazione al voto di parte dei ribelli Pd e di qualche senatore Fi, considerando che in questa lettura non serve la maggioranza assoluta.

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