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pubblicato il 15/ott/2014 07:35

Renzi pronto a braccio ferro con Ue: strada manovra è giusta

Pronto comunque piano B: cuscinetto da 2,5 mld in caso di rilievi

Renzi pronto a braccio ferro con Ue: strada manovra è giusta

Roma, 15 ott. (askanews) - Lo stato dei rapporti con la Ue lo testimonia la frecciata che Matteo Renzi ha infilato nel suo discorso al business forum italo-cinese: "Ormai tutto il mondo, tranne qualcuno in Europa, ha capito che la crescita è la cosa più importante...". Il problema, però, è che quel qualcuno dovrà giudicare la prima manovra del premier: domani sera, dopo che il Consiglio dei ministri avrà licenziato la legge di Stabilità, il documento sarà trasmesso alla Commissione che - sono i rumors che arrivano da Bruxelles - potrebbe bocciare il provvedimento e rinviarlo a Roma per le dovute correzioni. Un'ipotesi che per il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, è prematura: "E' presto per dire che bisogna correggere qualcosa che non è ancora finalizzato". Più politica, e polemica, la risposta del sottosegretario Graziano Delrio: "Obiettare su un rapporto deficit/Pil al 2,9% sarebbe una pignoleria dal sapore di accanimento". Perché, ha ricordato Delrio, "potevamo fare come la Francia e dire che per tre anni facevamo il 5% di deficit/pil, potendo così tagliare miliardi di tasse, ma abbiamo scelto la strada della serietà". Insomma, "la legge di stabilità va bene così come l'abbiamo preparata". Concetti che probabilmente Renzi avrà ribadito direttamente al presidente Juncker, nella telefonata avuta oggi. Tuttavia, il piano B è già pronto: "Ovviamente siamo preparati a qualsiasi evenienza", dice ancora Delrio. E il riferimento è a quel 'cuscinetto' di 2,5 miliardi che sarebbe pronto proprio per venire incontro almeno in parte ai possibili rilievi comunitari. Ma appunto, solo in parte. Perchè per Renzi la strada scelta è più che giusta: riforme interne, rispetto del vincolo del 3%, anche se sfruttando tutto il margine possibile, e finanziamento in deficit di parte di quello "choc" che per la squadra di palazzo Chigi è necessario a far ripartire l'Italia. In questo confortati oggi anche da Moody's, che ha promosso le riforme del governo e ha stimato una crescita dell'Italia per il 2015 allo 0,5%. Dal lato delle uscite, infatti, la manovra è tutta espansiva: "Lo riconosca anche la Cgil...", dicono i collaboratori del premier, elencando i 10 miliardi per il bonus degli 80 euro, i 6,5 miliardi di taglio dell'Irap per la componente lavoro che incontra il plauso degli industriali ("E' un sogno che si realizza", dice Giorgio Squinzi), il miliardo e mezzo per le assunzioni a tempo indeterminato e i 500 milioni di detrazioni alle famiglie. Cui si aggiunge la norma sul Tfr in busta paga che dovrebbe essere finalizzata nei prossimi giorni con l'obiettivo di rilanciare i consumi. Resta però da vedere l'impatto recessivo del lato coperture, quei 16 miliardi di tagli alla spesa che sicuramente non avranno effetti positivi sul Pil. Ma anche in questo caso, a palazzo Chigi sono sicuri: migliorare la qualità della spesa pubblica italiana è una riforma strutturale che avrà risultati positivi sul medio-lungo periodo. E senza toccare la sanità, garantisce Delrio. Rea MAZ

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