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pubblicato il 14/gen/2015 20:25

Renzi: presidente a fine mese. Ma c'è incognita primi tre voti

Rischio saldatura suoi avversari su nome difficile da bocciare

Renzi: presidente a fine mese. Ma c'è incognita primi tre voti

Roma, 14 gen. (askanews) - Appena aperto il gran ballo per il Quirinale, Matteo Renzi fissa già la chiusura delle danze: "Ragionevolmente a fine mese potremo avere il nuovo presidente della Repubblica". Previsione forse ottimistica, ma confortata dal calendario ipotizzato dalla Camera: prima convocazione il pomeriggio del 29 gennaio, e poi magari due voti il 30, per arrivare alla attesa quarta votazione sabato 31 gennaio. Fine mese appunto. Ma un'incognita prende corpo nei capannelli del palazzo: e se nelle prime tre votazioni, che si immaginano con indicazione di scheda bianca per i grandi elettori Pd, prendesse corpo una candidatura poi difficilmente rimuovibile dal campo?

Ipotesi che la minoranza Pd fa circolare in Transatlantico, avvalorata da Sel che assicura che non si intende muoversi in ordine sparso, e che trova un altro segnale nel congelamento delle 'Quirinarie' da parte del M5S: indiscrezione che potrebbe significare come anche i Cinque Stelle, stavolta, vogliano tenersi le mani libere per giocarsi in qualche modo la partita. Il rischio per Renzi è dunque che una ben elaborata strategia delle opposizioni al patto del Nazareno possa mettere in campo un nome su cui poi il premier si troverebbe costretto a convergere. Magari quello di Romano Prodi, magari quello di Paola Severino. E non sono sfuggite le frequenti riunioni delle minoranze Dem.

Ma per ora nella maggioranza si mostrano tranquilli: "Servirebbe una regia molto accurata, gli unici in grado possono essere D'Alema, ma non lo farebbe mai per Prodi, e Parisi, che però da tempo non si vede in giro". Ancora: "Se l'indicazione sarà scheda bianca, i grandi elettori della minoranza Pd che dovessero non rispettarla sarebbero immediatamente individuati, dovendosi fermare nell'urna per scrivere il nome. E la candidatura assumerebbe subito il senso di un'operazione 'contro' il Pd". Intanto la segreteria Pd prosegue con la sua strategia: ieri sera si sono trovati a cena 57 grandi elettori - area cattolica - con il vice di Renzi Lorenzo Guerini. Mentre sono già in corso - dicono dal Nazareno - i contatti con Raffaele Fitto per garantirsi il sostegno dai ribelli forzisti e togliere voti all'operazione.

Il metodo che Renzi vorrà seguire per scegliere il successore di Napolitano sarà indicato venerdì nella Direzione Pd. Difficilmente, dicono i suoi, si sbilancerà, ma è evidente che le contromisure sono già pronte. Compresa l'ipotesi di un candidato 'civetta' da mettere in campo nelle prime votazioni. Senza contare che in molti ritengono che un nome secco il premier ancora non l'abbia scelto: "Ha una rosa, con Mattarella, Amato, Veltroni, Finocchiaro, Castagnetti e magari lo stesso Prodi, cui Renzi non ha mai detto di no...". Come a dire che il segretario sarebbe pronto ad 'appropriarsi' anche di una candidatura che dovesse nascere in altri ambienti, e a valutare al momento il candidato 'giusto' per apparire lui il king maker.

Intanto Renzi insiste nel richiamare all'unità il suo partito ("Stavolta non possiamo fallire") e nel voler mettere da parte il dibattito sui nomi, insistendo invece sull'identikit: "Un grande arbitro, custode dell'identità nazionale, che aiuti il Paese a crescere. E tanti uomini e donne possono ricoprire questo ruolo".I suoi più stretti collaboratori giurano che non sia solo un modo per prendere tempo e tenere le carte coperte: "Quando Renzi ragiona sull'identikit, lo fa seriamente. Non dobbiamo eleggere solo un presidente, dobbiamo eleggere il successore di un presidente come Napolitano, ovvero un Presidente che si è trovato per varie ragioni a dover espandere il ruolo del Quirinale. Vogliamo continuare su questo solco, o magari diamo fiducia ad una politica che si sta riprendendo il suo ruolo?".

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