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pubblicato il 16/set/2014 18:54

Renzi offre a Ue riforma lavoro, ma 'tedesca'. Pd in allarme

Il premier evoca il ricorso al decreto (ASCA) - Roma, 16 set 2014 - Alla spagnola no, ma tedesca si puo' fare: Matteo Renzi parla alle Camere e rilancia sulla riforma del lavoro, un messaggio da dare "non all'Europa ma a noi stessi", assicura. Sta di fatto che solo una settimana fa erano arrivate da Mario Draghi richieste ad agire anche su questo fronte e oggi il premier risponde, evocando addirittura la possibilita' di un decreto, se il 'Jobs act' dovesse impantanarsi. D'altro canto, Renzi ci tiene a puntualizzare che la riforma si fara' come dice lui, cioe' appunto seguendo il modello tedesco e non quello spagnolo: "Mi scappa da ridere - dice - quando sento dire che il nostro modello debba essere la Spagna. Ho grande stima della Spagna, ma quando sento dire che il nostro modello dovrebbe essere un paese che ha il doppio della disoccupazione dell'Italia mi preoccupo". Il problema e' che a preoccuparsi e' anche il Pd, perlomeno una buona parte, quella piu' sensibile al tema dell'articolo 18.

Renzi quasi non cita il simbolo di tutte le battaglie sindacali da piu' di dieci anni a questa parte, si concede solo un accenno per spiegare che gia' ora "il reintegro dipende alla conformazione geografica e non dalla fattispecie giuridica". Un giro di parole, per dire che gia' adesso l'articolo 18 non garantisce piu' il reintegro e che molto, con la riforma Fornero, dipende dalla sensibilita' del giudice che deve dirimere la controversia.

Abbastanza per scatenare Stefano Fassina, ma anche Cesare Damiano, gia' da settimane sull'allerta. "Renzi dice no a diritto del lavoro di serie A e B. Propone tutte lavoratrici e lavoratori in serie C", attacca l'ex vice-ministro. E Damiano aggiunge: "Abbiamo ribadito in piu' occasioni la nostra contrarieta' ad avere nella delega sul lavoro una riscrittura complessiva dello Statuto dei lavoratori e la cancellazione dell'articolo 18".

Soprattutto, precisa il presidente della commissione Lavoro della Camera "il riferimento di Renzi al modello tedesco non puo' essere frainteso. E' quello che abbiamo normato in Italia appena due anni fa con il governo Monti, 'copiando' il modello tedesco".

Filippo Taddei, responsabile economia del partito, cerca di smussare, spiegando che "l'articolo 18 non e' nella legge delega" e che il punto e' capire come si compete sul mercato internazionale: "O lo si fa abbassando i salari (appunto, il modello spagnolo, ndr) o si investe sulle competenze, che sono frutto dell'istruzione, della formazione e anche dell'esperienza che ciascuno fa lavorando. Noi scegliamo di investire sulle competenze, attraverso contratti a tutele crescenti che favoriscano il lavoro stabile". Il problema e' capire fino a che punto 'cresceranno' le tutele dei nuovi contratti: il timore dell'ala sinistra Pd e' che nei contratti per i nuovi assunti, e magari anche per gli 'over 50', il reintegro possa definitivamente essere sostituito da un indennizzo, come nella proposta Ichino. Un modo per aggirare l'articolo 18 e ridurne ancora il campo di applicazione, di fatto eliminandolo per le nuove assunzioni. Su questo il Pd, o almeno buona parte, e' pronto a dare battaglia. E Renzi, oggi, ha fatto capire di essere a sua volta preparato allo scontro. Il premier, del resto, lo ha detto chiaramente: vuole le carte in regola per andare ad incalzare Jean Claude Juncker sui 300 miliardi di investimenti in infrastrutture promessi dal presidente della commissione Ue all'atto del suo insediamento.

Adm

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