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pubblicato il 29/dic/2014 17:24

Renzi: io coach, ritmo e Italia ce la fa. Colle? No "Indovina chi"

Il premier: nessuna preccupazione su costituzionalità Italicum

Renzi: io coach, ritmo e Italia ce la fa. Colle? No "Indovina chi"

Roma, 29 dic. (askanews) - La parola d'ordine del 2015 è "ritmo", per "dare il senso dell'urgenza e del cambiamento". Ma anche umore. Perché Matteo Renzi, che dichiaratamente si sente un coach - "un po' - osserva - come Al Pacino in 'Ogni maledetta domenica'" - non vuole "solo cambiare il ritmo della politica, ma anche l'umore degli italiani". Ambizione alta ma, in fondo, "meglio essere arroganti che disertori" verso l'Italia. Il presidente del Consiglio affronta la conferenza stampa di fine anno forte della convinzione che "l'Italia, paese grande e vivo, ce la farà, senza dubbio" e orgoglioso dei suoi dieci mesi di governo ("siamo il governo che ha fatto meno leggi e più riforme").

La prima risposta, dunque, è a chi, più o meno direttamente, lo accusa di aver fatto tanti proclami e pochi fatti. No, ribatte Renzi, "abbiamo mantenuto tutte le promesse", "possiamo aver sbagliato, fatto degli errori, ma è inaccettabile che si dica che l'Italia è ferma: tutto quello che è stato annunciato è stato avviato". Poi, certo, "le leggi non hanno il telepass", c'è "per fortuna la democrazia" e quindi certi tempi non sono modificabili. La lista degli "obiettivi raggiunti", la "rivoluzione copernicana del 2014", Renzi la snocciola più di una volta: riforma del mercato del lavoro, fisco, riforma costituzionale, legge elettorale.

La seconda risposta è sul capitolo Quirinale. Nonostante ripetute domande sul tema, Renzi non concede nulla. Nessun nome, ovviamente, ma nemmeno nessun profilo e perfino nessun 'metodo'. Ma al premier non difetta la sicurezza: "Troveremo la forza per eleggerlo", "non ci saranno 202 franchi tiratori", "non sono preoccupato per la tenuta parlamentare, al momento opportuno il nostro Parlamento individuerà un nuovo presidente della Repubblica". Il fantasma di sedute infinite non lo spaventa né lo allarma il rischio di condizionamenti. Innanzitutto "è tecnicamente sbagliato" considerare il voto per il Quirinale "un test politico" sulle "maggioranze variabili", poi "la legislatura durerà fino al 2018". E beninteso: "A me conviene sempre tentare di andare alle elezioni, ma all'Italia no". I rumors sull'attivismo delle procure? "Una magistratura seria non interferisce con le sentenze, ne sono certo" e "comunque non c'è alcuna possibilità per una classe politica che faccia il proprio mestiere di essere condizionata da interventi esterni".

Insomma, Renzi non ha nessuna intenzione di partecipare a una speciale edizione di "Indovina chi" sul Colle e sottolinea che attualmente "un presidente c'è", "tutto funziona perfettamente" e solo al momento opportuno si affronterà il problema" badando "non a rispettare gli aggettivi scelti dai media ma le caratteristiche della Carta costituzionale". "Normale, naturale e fisiologico" che Forza Italia possa stare al tavolo dove si decide la partita, senza, è chiaro, alcun "diritto di veto che non ha nessuno". "Il fatto che ci sia ancora qualche milione di italiani che vota Berlusconi vuol dire che Silvio Berlusconi - puntualizza il presidente del Consiglio - è pienamente legittimato a stare nella discussione politica con il suo partito che è Forza Italia. E nemmeno i teorici del girotondismo più puro possono pensare che esista Forza Italia senza Berlusconi". Alla fine Renzi è soddisfatto: "Sul Quirinale è stato chiesto tutto e risposto niente...".

Non manca una battuta sull'Anm che "passa il tempo a commentare noi, ma io non commento, devo governare", insieme alla raccomandazione "a parlare con le sentenze", "come fa il 99% dei magistrati". Ma Renzi ci tiene a precisare che le toghe non sono il nuovo 'nemico': "Io non faccio polemiche quotidiane - risponde a chi gli chiede se venga mai sfiorato dal dubbio di sbagliare -, cerco di andare avanti ma non sto lì senza rispondere, se mi dicono che sono come la Thatcher non mi piace, reagisco". "Gufo - chiarisce - è chi parla male dell'Italia, di me possono dire tutto e il contrario di tutto".

Infine i tempi di approvazione della legge elettorale. "Noi immaginiamo di farla entro il mese di gennaio al Senato, poi eventualmente di tornare alla Camera", afferma il premier, assicurando di "non avere nessun tipo di preoccupazione sulla costituzionalità della legge" né sul rischio che vengano ripresentati in Aula gli oltre 15mila emendamenti: "Siamo grandi esperti di 'canguri'", la tecnica per tagliare le votazioni. Quanto, poi, alla discussione sulla clausola di salvaguardia, Renzi spiega che "siccome questa legge elettorale la useremo nel 2018, se qualcuno vuole mettere la clausola di salvaguardia del 2016, siamo disponibilissimi a discutere in tutte le sedi e in tutte le salse, però si fa la legge elettorale. Cioè iniziare a dire prima, a mettere a le mani avanti, 'ah prima voglio la clausola di salvaguardia' sembra un tentativo di non realizzare questo risultato".

Non solo riforme, comunque, per il futuro dell'Italia, anche la gestione di alcune emergenze come quella carceraria, con la situazione del sovraffollamento che, conclude Renzi, "è sostanzialmente risolta, come ha dimostrato il pronunciamento della Corte europea del Lussemburgo".

Vep

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