lunedì 27 febbraio | 11:40
pubblicato il 27/gen/2015 19:56

Renzi incassa sì Senato al nuovo Italicum, il coraggio paga

Nel Pd non votano in 24, Fi meno determinante.Bagarre opposizioni

Renzi incassa sì Senato al nuovo Italicum, il coraggio paga

Roma, 27 gen. (askanews) - "Il coraggio paga. Le riforme vanno avanti". Matteo Renzi ha incassato oggi il via libera al Senato del suo Italicum, anche se la riforma ha subito diversi cambiamenti rispetto alla versione originale. Il patto del Nazareno ha tenuto mentre la minoranza del Pd ha scelto l'Aventino. La decisione di 24 senatori dem di non partecipare al voto è stata fatta per distinguersi e restare su una posizione critica ma ha nei fatti anche aiutato la maggioranza a sembrare meno dipendente da Fi.

Una linea che inevitabilmente si intreccia con l'imminente votazione per il Presidente della Repubblica. I dissidenti del Pd, infatti, sono guidati da un bersaniano di ferro come Miguel Gotor, e l'ex segretario resta ancora l'interlocutore privilegiato del premier per arrivare ad una elezione dell'inquilino del Colle che non spacchi il Pd.

La riforma elettorale comunque ha segnato un altro passaggio importante. A palazzo Madama è stato tradotto in norma il nuovo patto tra Pd-Fi e Ncd; rispetto al testo uscito dalla Camera è stata elevata la soglia per il premio di maggioranza al 40%, abbassata invece quella per l'ingresso in Parlamento al 3% e soprattutto il premio verrà dato alla lista e non più alla coalizione. Si introduce poi un mix con 100 capolista bloccati e gli eletti successivi scelti attraverso le preferenze. Viene introdotta anche una clausola di salvaguardia, ossia la legge non entrerà in vigore prima del luglio 2016.

Ora l'Italicum 2.0 tornerà alla Camera per il via libera definitivo che secondo le previsioni "prudenti" della ministra Maria Elena Boschi arriverà non prima di aprile.

Il voto finale è arrivato in un clima di bagarre e proteste delle opposizioni, M5S-Sel e Lega che hanno contestato le irregolarità del coordinamento formale del testo, una procedura che viene fatta al termine di ogni esame di legge in aula. Secondo Calderoli, De Petris e Crimi infatti nel testo coordinato sarebbero entrate modifiche mai votate dall'assemblea e che avrebbero richiesto un ulteriore passaggio in commissione. Ma la presidente Valeria Fedeli è stata irremovibile, assumendosi tutta la responsabilità del caso ha sedato le proteste e ha tirato dritto verso il voto finale che si è concluso con 184 sì e 66 no. Determinante a questo punto l'assenza dei dissidenti di Pd e Fi he ha abbassato il quorum richiesto e fatto festeggiare la Boschi per "l'autosufficienza della maggioranza".

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