martedì 17 gennaio | 02:53
pubblicato il 16/lug/2015 21:02

Renzi e i suoi scaricano Crocetta, ma dubbi Pd: troppa fretta

Più d'uno nel partito pensa che sarebbe stato meglio aspettare

Renzi e i suoi scaricano Crocetta, ma dubbi Pd: troppa fretta

Roma, 16 lug. (askanews) - Il giudizio su Rosario Crocetta Matteo Renzi e i suoi lo hanno dato subito, ma proprio questa rapidità non è piaciuta a più d'uno nel Pd. Se gli uomini del segretario-premier hanno immediatamente scaricato il presidente della Regione Sicilia e invocato nuove elezioni, altri dirigenti di rilievo del Pd, non della minoranza, a microfoni spenti qualche dubbio lo manifestano, tanto più dopo il ping-pong di smentite e precisazioni tra la procura di Palermo e l'Espresso. Il logoramento del rapporto tra Crocetta e il partito non è certo una novità e le dichiarazioni di qualche renziano doc come Davide Faraone fanno capire che al vertice del partito a questo punto si cerca il modo per archiviare il prima possibile questa esperienza di governo regionale, un po' come accade a Roma con Ignazio Marino. Ma, appunto, non tutto il partito sembra ritenere che la scelta di cavalcare la vicenda delle intercettazioni sia stata azzeccata, se non altro perché la vicenda è tutt'altro che chiara.

Renzi ha evitato giudizi pubblici su Crocetta, limitandosi a far sapere della sua telefonata con Lucia Borsellino, ovvero la stessa identica iniziativa assunta dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il vice-segretario Lorenzo Guerini, però, è andato molto oltre: "Chiediamo che Crocetta chiarisca, anche se il tutto appare purtroppo abbastanza chiaro". E Faraone, appunto, ha fatto un passo ulteriore: "Inevitabili le dimissioni Crocetta e nuove elezioni. Quelle parole su Lucia Borsellino sono una vergogna inaccettabile".

Tutto questo avveniva prima che il procuratore di Palermo negasse l'esistenza di quelle intercettazioni imbarazzanti agli atti dell'inchiesta sull'ospedale villa Sofia di Palermo. E prima, anche, che l'Espresso confermasse invece la propria versione dei fatti, specificando che la telefonata sarebbe stata registrata nel 2013 e farebbe parte di fascicolo "segretato" relativo a uno dei tre filoni dell'inchiesta. Un caos che, appunto, ha spinto più di un dirigente democratico a dire che "forse sarebbe meglio aspettare a fare dichiarazioni, soprattutto quando si parla di intercettazioni pubblicate dai giornali". I dubbi, probabilmente, riguardano anche l'opportunità di puntare a nuove elezioni a breve, con un M5s sempre molto forte in Sicilia. Ma, certo, il rischio di aver scaricato troppo rapidamente un presidente di regione pronto a vestire i panni della vittima circola tra diversi parlamentari Pd.

D'altro canto, che tutto il caos sia nato proprio sulle intercettazioni - a pochi giorni dalla pubblicazione della conversazione tra Renzi e il generale della Gdf Adinolfi - fa dire a più di un deputato che è arrivato il momento di intervenire sulla materia. Nessuna accelerazione, ma a Montecitorio ricordano che "comunque le intercettazioni arriveranno in Aula già a fine mese, all'interno della riforma del codice di procedura penale".

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