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pubblicato il 25/set/2014 20:43

Renzi chiude la porta a compromessi, minoranza Pd divisa

Il premier e Poletti gelano trattativisti su riforma lavoro (ASCA) - Roma, 25 set 2014 - Prima il ministro Giuliano Poletti, poi il premier dagli Usa: niente "pasticci", niente "compromessi" sulla riforma del mercato del lavoro. Alle proposte di mediazione che arrivano da Cgil e minoranza Pd il governo sembra rispondere 'grazie no', ma tutti ammettono che, in realta', solo al ritorno di Renzi dagli Stati Uniti si capira' un po' meglio fino a che punto, davvero, arrivera' lo scontro. Il vice-segretario Lorenzo Guerini e il responsabile economia Filippo Taddei continuano a fare un lavoro di ricognizione con le varie aree del Pd e con gli alleati, ma al momento nessuna opzione e' stata formalmente scartata: "Porteremo tutto a Renzi - spiega una fonte vicina al premier - e li' si tireranno le somme". Renzi, d'altro canto, sa di avere gia' diviso la minoranza, la gran parte dei giovani bersaniani e dalemiani continua ad invocare una "soluzione unitaria" e l'ala dei 'duri' rischia di rimanere isolata.

Anche l'altra sera, raccontano, Roberto Speranza durante la riunione di area riformista avrebbe avvertito: attenzione, non possiamo restare imprigionati nello schema 'nuovi-vecchi', potrebbe essere proprio quello che vuole Renzi. Dunque, e' il succo, critici si', ma costruttivi. E anche Gianni Cuperlo, non a caso citato come esempio oggi da Sergio Chiamparino, spiega che e' "dovere del Pd discutere per trovare una posizione unitaria per fare della riforma del lavoro una riforma importante per il Paese". Un ragionamento che in fondo pare confermato dalle parole di uno dei fedelissimi del premier: "Una soluzione di merito e' relativamente facile da trovare, ma noi li avvertiamo (gli esponenti della minoranza, ndr): non parlate di 'compromesso', perche' questo complica le cose".

Anche tra le file dei 'duri' qualcuno pare rassegnato: "Non ci sono spiragli, questa e' la verita'. Si trattera' di gestire lo scontro in maniera ragionevole...". In altre parole, nessuna fuga in avanti, niente scissioni o trappole in aula: "Il dissenso verra' amministrato in qualche modo. Non si puo' pensare che ognuno fa quello che vuole, ma nemmeno che noi obbediamo e basta.

Uscire dall'aula? C'e' un miliardo di tecniche per ottenere questo risultato...". L'unica incognita, a questo punto, e' proprio Renzi: si tratta di capire quanto il premier cerchera' lo scontro, magari proprio per poter dire di essere andato avanti nonostante la resistenza della sinistra interna.

Adm

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